I ritratti ironici di Cino Angioni al “Casino delle Muse” di Palermo
“Il Ritratto Ironico: L’arte di Cino Angioni” è il titolo della mostra inaugurata venerdì 4 ottobre, alle ore 18:00, presso la galleria “Il Casino delle Muse”, a Palermo, in via XII Gennaio, 11. La mostra sarà fruibile fino a sabato 26 ottobre, da martedì a sabato, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16: 30 alle 19:30. Festivi, domenica e lunedì chiusi. Ingresso libero e gratuito.
Cino Angioni, nato a Cagliari nel 1967, è un artista che ha sapientemente intrecciato la sua carriera di musicista rock alternativo con una passione profonda per le arti visive. Il risultato è un corpus artistico che affronta tematiche universali con una personalità artistica distintiva. Questa mostra a Palermo rappresenta un’importante tappa della sua carriera, suscitando grande interesse a livello nazionale e internazionale.
Le sue opere, vibranti e coinvolgenti, offrono uno sguardo profondo sulla condizione umana, esplorando un caleidoscopio di emozioni attraverso ritratti complessi e ironici. L’artista invita lo spettatore a riflettere su se stesso e a immergersi in questo universo di emozioni.
Secondo il critico d’arte e curatore dell’evento, Giuseppe Carli, la mostra rappresenta un’occasione unica per conoscere l’approccio audace e innovativo di Angioni. I suoi ritratti catturano l’essenza di emozioni come solitudine, ironia e malinconia, grazie all’uso di tecniche miste che includono pastelli, gessetti e pitture acriliche e a olio, ma anche un tocco finale unico: graffi decisi con punteruoli e lame che donano alle opere un’energia e un dinamismo inconfondibili.Tra i soggetti esposti, spiccano figure come uomini soli, preti ubriachi, donne annoiate e banchieri avidi, tutti accomunati da un profondo senso di isolamento. Nonostante ciò, essi emanano una vitalità che li rende irresistibilmente umani e universali.
Giuseppe Carli : “Il Casino delle Muse”: una galleria dalle molteplici espressioni artistiche

«Il nome della galleria- spiega il critico d’arte, Giuseppe Carli – è stato ispirato dal titolo di un affresco di Orazio Gentileschi in cui compare per la prima volta Artemisia Gentileschi, Nella rappresentazione dell’affresco, Artemisia incarna la figura della Pittura, circondata da tutte le Muse, un tema che ben si presta a riflettere l’approccio multidisciplinare e innovativo della galleria.
Al suo interno si trova, al momento, una collezione di opere d’arte dell’artista Cino Angioni, che comprende la raffigurazione di soggetti, ma anche tele concepite come trittici, insieme a oggetti d’arte unici : come spille e collane ispirate alle opere dell’artista. Questi gioielli, pezzi artigianali interamente realizzati a mano, rappresentano una forma di “arte da indossare” che mantiene la stessa dignità e valore estetico delle opere pittoriche. Le collane, per esempio, sono ispirate ai colori vibranti di Angioni. Tutte le creazioni, curate all’interno della galleria da Antonella Cusimano, offrono una fusione tra moda e arte. L’esposizione infatti, non è rigidamente divisa in sezioni dedicate agli accessori o alle opere: c’è infatti una mescolanza intenzionale che riflette la filosofia della galleria, un luogo dove l’arte in tutte le sue forme si fonde armoniosamente».
L’ironia e lo stile di Cino Angioni
«Il lavoro di Cino Angioni,- continua a spiegare Carli- è caratterizzato da un’ironia che sfiora la satira ma senza un intento critico o distruttivo, utilizza figure di animali , uomini d’affari con bocche esagerate, talvolta accomunati dagli stessi tratti caricaturali ;come la figura del cane che condivide gli stessi dettagli del volto umano. Non c’è però una critica sociale o politica esplicita nelle sue opere, ma piuttosto un gioco estetico che suscita ricordi e riflessioni personali in chi osserva.
Un tratto distintivo del suo stile è l’uso del “graffio”, una tecnica che non distrugge l’immagine ma la definisce, creando movimento e dinamismo. Questo segno peculiare rende le sue opere immediatamente riconoscibili. A differenza di Picasso, a cui spesso Angioni è stato paragonato, non scompone le figure; piuttosto, attraverso l’uso del colore, crea profondità e contrasto tra luce e ombra, richiamando al contempo una matericità unica , legata alla terra. Chi visita la galleria percepisce una forte carica estetica che si manifesta nei colori, nelle raffigurazioni nei vezzi delle figure con tanto di descrizione dei dettagli come in “sigarette e birra”, elementi che, pur nella loro semplicità, conferiscono un’eleganza inaspettata alle composizioni».
Massimiliano Reggiani: Angioni è un artista non solo del colore ma anche del suono

Entrando in galleria si respira un’aria quasi intima, spontanea meno formale, giocosa e impetuosa, che fa sorridere ma non ridere che invita alla riflessione ma non appesantisce. Del resto Angioni – come sostiene. Massimiliano Reggiani, critico d’Arte – non è solo Artista del colore ma anche del suono:
«La sua vita scorre in equilibrio fra le tele e le percussioni dell’Alternative Rock. Angioni, infatti, è batterista e vive la musica come continuità con il proprio essere, in maniera spontanea e impetuosa, senza costruire gabbie razionali per inquadrarla. Durante un’intervista dichiarò: “Salgo sopra il palco e mi siedo dietro la batteria, mi guardo intorno e vedo la gente sotto il palco che aspetta che parta il primo pezzo. Mi sento come sempre un impostore, e mi chiedo: ‘Ma che cazzo ci faccio qui!’ Poi batto le bacchette tre volte e inizia lo spettacolo. Da queste poche parole, applicabili anche al lavoro di pennello, si evidenzia tutto il carattere di Angioni e indirettamente la sua estetica: non una voglia di comunicare ma una necessità di relazionarsi con il mondo attraverso il filtro, ruvido e protettivo, dell’arte. Esiste un “fuori”, la gente che aspetta e guarda, e un “dentro” interiore, entro cui fuggire senza nascondersi. Cino Angioni osserva, riflette, ragiona, smaschera riti comportamenti stereotipati, disordine, tristezza e follia; guarda all’uomo come parte di un branco, lo mescola e lo confonde con altri esseri in un flusso intercambiabile di soggetti che si ripetono, quasi ossessivamente».




















