Un inizio efficace: l’incipit
Quando iniziate a scrivere una storia è come se apriste al lettore la porta di accesso a un mondo parallelo creato da voi; per questo è importante attirare subito la sua attenzione. L’attuale tendenza in fatto di incipit è iniziare in Medias Res, ossia da metà storia, per poi tornare indietro con un flash back fino al punto di inizio del libro. Da quel punto in poi la storia punterà al finale. D’altronde questa tecnica non è nulla di nuovo, Dante Alighieri stesso l’ha usato ne “La Divina Commedia” :
“Nel mezzo di cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la dritta via era smarrita…”
È ovvio che non esista una regola su come iniziare la storia, ma si può ragionevolmente affermare che qualunque incipit andrete a scegliere, dovrà assolvere nel modo migliore possibile al suo compito: catturare il lettore.
Così, anche usare una scelta grammaticale creativa, può essere un buon approccio: «La stava aspettando da troppo tempo ormai, e sospettava che le sue speranze fossero inutili.»
Anche questa frase raggiunge il suo obiettivo. Questo pronome femminile dà un ritmo e una caratterizzazione particolari, che porta subito il lettore a chiedersi una serie di cose: cosa sta aspettando il o la protagonista, perché, chi è.
Maestro in questo genere, fra tanti, è Carlos Castaneda, (Perù, 1925).
“Ebbi, d’un tratto, la premonizione che Pablito e Nestor non fossero in casa. Ne fui tanto persuaso che arrestati l’automobile. Ero giunto là dove la strada asfaltata finiva; e intendevo riflettere se mi convenisse o meno proseguire, quel giorno stesso, per la strada ghiaiata, lunga, tortuosa e in salita, che conduceva al loro paese sperduto tra i monti del Messico centrale.” (La Trasformazione di Doña Solidad.)
Castaneda iniziò a scrivere per redigere uno studio scientifico antropologico sull’uso del “peyotl”, (un cactus dalle proprietà allucinogene dell’America centrale), fra gli indiani Yaqui del Messico, depositari di antiche tradizioni esoteriche. La sua opera finì per diventare un capolavoro di creatività letteraria, forse grazie anche al mistero insito negli argomenti trattati.
Uno dei punti focali della scrittura di questo autore, è mettere se stesso come alias del protagonista; un protagonista che non riesce a capire i misteri sottilmente accennati tra le righe. Ecco quindi che parte una sorta di gara tra il lettore e l’acume di Carlos.
Se dovessi sintetizzare le principali caratteristiche dello stile di Castaneda, potrei dire:
- Attacco in Media Res
- Tono che incuriosisce il lettore
- Castaneda non dice, mostra
- Il suo modo di dare messaggi per immagine si insinua nel profondo del lettore
- La sua sintassi riecheggia dei luoghi e delle emozioni che descrive
Ecco perché il lettore viene trascinato dai suoi inizi, e fino alla fine delle sue storie.
L’incipit è fondamentalmente perché è da questo elemento che il lettore sceglie se continuare a leggere o meno il libro, quindi in esso va concentrata la suspense, o comunque una scelta di parole accurata. Esiste addirittura un torneo letterario, curato da “Ioscrittore”, organizzato dal gruppo editoriale Mauri Spagnol, che si basa, nella prima parte, sull’analisi e la valutazione del solo incipit. Se l’incipit non viene scelto, non si passa alla fase successiva.
Ma vediamo per tendenza, quali sono gli incipit da evitare.
- Il manzoniano: a suo tempo certamente “I promesso Sposi” del Manzoni ebbe un grande successo, d’altro canto era il primo libro scritto in lingua parlata del tempo, il “volgare”. Ma oggi, un approccio come il suo, che usa nel primo capitolo una lunga digressione ambientale, è inappropriata. E questo perché il linguaggio si è evoluto e modificato.
- L’anticipatore: è colui che in poche righe di inizio, riescono a infilare tutta la storia che andremo a leggere dopo, del tipo: “Rosa stava preparando la sia specialissima torta alle fragole, quando la maniglia del forno si ruppe e le rimase in mano. Arrabbiata, si chiese come porre rimedio rapidamente alla situazione. Non sapeva Rosa, che quella maniglia rotta sarebbe stata invece la sua benedizione, perché nel chiamare il tecnico, avrebbe trovato l’amore della sua vita.” Ok, ci manca il come ci riesce, ma, insomma, leggiamo di un amore che trova, sappiamo già tutto a grandi linee.
- L’identificatore seriale: con questo scherzoso nomignolo, voglio raggruppare tutti coloro che fanno descrizioni maniacali dei loro protagonisti. Dare troppo dettagli non caratterizza il protagonista, e annoia il lettore.
Detto questo, per scrivere un incipit efficace, va tenuto a mente un riferimento: esso deve contenere un’azione o l’assenza totale di essa.
Come mostrare un’azione
“Ho ucciso mia moglie squarciandole la gola di netto. Ma non volevo davvero farlo. Mia moglie è morta e io la sto fissando. Cerco di riunire i lembi della pelle che le ho squarciato, imbrattandomi ancora di più del suo sangue, un rivolo scuro che assomiglia dolorosamente al rosso dei suoi lunghi capelli.”
Come mostrare un’assenza di azione
“Marco è seduto su una panchina di una stazione anonima, in una città ancora più anonima. Ha i vestiti macchiati di sangue, una profonda ferita sulla fronte e l’impronta di una mano, rosso vermiglio sullo sfondo beige della sua camicia firmata, attira gli sguardi dei passanti.”
Entrambi questi esempi scatenano tante domande in chi li leggerà.
Scrivere un romanzo vuol dire esprimere la propria visione del mondo e comunicare un messaggio a un preciso pubblico. Ma se la comunicazione non è chiara e seducente fin da subito, c’è il rischio di perdere solo tempo.
Aggiungo un appunto riguardo un esempio che ho utilizzato come gancio per parlarvi delle tecniche di Castaneda.
«La stava aspettando da troppo tempo ormai, e sospettava che le sue speranze fossero inutili.»
Se doveste scegliere questa tecnica fate attenzione a far capire al lettore almeno dove e chi sta parlando, spesso mi è capitato di incipit trascinati su un mistero che non riuscivano a collocare la narrazione né come ambiente, né come protagonista né come azione, né come assenza d’azione. Quindi fate attenzione.
Per creare la suspense bisogna che ci sia una situazione chiara con una parte oscura, sei impedita di vedere tutto al lettore… beh, lo perderete.
Articolo a cura di Antonella Di Moia



