24/08/2026
Carmela Pontorno ci parla dell’artista palermitano Matteo Puccio
Interviste

Carmela Pontorno ci parla dell’artista palermitano Matteo Puccio

Apr 15, 2024

Un originale interprete dei sentimenti contemporanei

Ci troviamo a Palermo, in via Isidoro Carini 62, all’interno del centro d’arte e cultura dedicato, da pochi giorni, a Matteo Puccio, artista palermitano appassionato, in particolare, alla leggendaria storia dei “Beati Paoli” a cui ha dedicato gran parte della sua vita.

La galleria è in realtà la bottega dove l’artista ha sempre lavorato per tanti anni, specie negli anni ottanta, giorno per giorno. Cosi mi spiega, durante una intervista. Carmela Pontorno, (moglie dell’artista, ex impiegata con la passione per l’arte), mostrandomi entusiasta i capolavori realizzati dal marito con attenzione e cura:

Chi è Carmela Pontorno? 

«Sono una donna che è stata a fianco per molti anni del proprio marito, apprezzandolo come uomo e come artista. Appassionata di arte, sono rimasta come folgorata dalle opere di Matteo che ho sposato civilmente dopo anni di convivenza. Dalla nostra unione sono nati due splendidi figli.».

Cosa l’ha colpita in particolare della produzione artistica di Matteo?

«Direi tutto; è difficile scegliere un’opera in particolare. Matteo è stato un grande artista che ha dedicato anima e corpo al suo lavoro. All’interno di questa bottega-laboratorio ha realizzato capolavori che rappresentano, solo in parte, l’immenso patrimonio artistico che ci ha lasciato

Lui adoperava per le sue creazioni tantissimi materiali, tutti quelli che aveva a disposizione: stracci, tessuti, legno, ferro, colori e tanto altro… per realizzare queste pitto-sculture polimateriche di grandi dimensioni, lavorando anche di immaginazione. Il risultato è stato quello di una storia rivisitata del ciclo dei Beati Paoli che appartiene allo scrittore Luigi Natoli, ripercorrendo una Palermo seicentesca buia, cupa e colma di mistero. Le figure che quasi emergono dalla cornice, regalano un effetto coinvolgente a chi le osserva, portandoli ad addentrarsi all’interno di un mondo segreto, nel buio delle caverne e nelle grotte degli scantinati

Ti mostro questo altorilievo del Duca Della Motta per esempio, prigioniero all’interno del carcere dalla inquisizione, e quest’altro della riunione del tribunale dei Beati Paoli, altorilievo in cui in primo piano si scorge subito un teschio e l’immagine dei Beati Paoli incappucciati.

 Visto come era bravo?

Poi guarda questi della battaglia del porto di Palermo per la conquista della città da parte degli spagnoli …guarda questi intrecci di corpi insieme a cavalli e armi.

Matteo ha anche realizzato dei dipinti su tela, all’inizio ispirandosi ai fiori, alla natura ma poi anche ad alcune figure di donne come questa di Gabriella La Grua, dal volto serio, che ha ritratto con grazia ed eleganza.  Altrettanto belli sono i dipinti a carattere sacro come quello della crocifissione e del volto di Cristo, ritratto con la corona di spine e sofferente. Quest’ultima che ti sto mostrando, è un’opera che esprime la sua personale sofferenza visto che, proprio in quel momento, si era ferito con uno degli arnesi utilizzati per le sue creazioni procurandosi un taglio profondo.

Era cosi… lui si dedicava anima e corpo in tutto ciò che realizzava, utilizzando tanti   materiali, alcuni dei quali hanno inciso negativamente sulla sua salute durante i trenta lunghi anni della sua attività artistica. Ma era la sua vita, la sua grande passione che vorrei fosse tramandata ai posteri».

Cosa rappresenta per lei il centro dedicato a Matteo?

«Rappresenta lui stesso, la sua anima, che continua ad aleggiare all’interno di questa bottega in cui ha lavorato lasciando la porta sempre aperta.  Un’apertura con un significato, se vogliamo anche simbolico, di accoglienza verso tutti. Qualcuno infatti, specie tra giovani, entrava nella bottega mentre lui lavorava ricevendo un supporto morale, una parola di conforto, un aiuto concreto.

Nonostante ciò, vorrei che tutte le sue opere venissero raccolte in un luogo più ampio , sono tante… e spesso non si riesce ad evidenziarle tutte per problemi di spazio, Vorrei che fossero racchiuse all’interno di un grande museo come è  giusto che sia, visto  la mole e l’importanza delle sue creazioni uniche .e originali, se pensiamo, ad esempio, alle figure umane come oggetti di vetro dai mille significati   Persino il critico Vittorio Sgarbi è rimasto positivamente impressionato dalla sua arte descrivendola come ˈparticolare, imponente e meritevole di un luogo adattoˈ».

Cosa ha rappresentato Matteo per lei, come uomo oltre che come artista?

«Rappresentava tutto, condividevamo ogni cosa. Uomo e marito esemplare, amorevole nei confronti dei figli, era dotato anche di uno spiccato senso dell’altruismo, pronto ad aiutare tutti mostrando grande solidarietà per i più emarginati, aiutandoli come poteva. Non a caso è stato amico di Biagio Conte, il missionario che ha speso tutta la sua vita per gli altri.

Basti pensare che lui non ha mai voluto lucrare sul suo lavoro, rendendolo visibile a quanta più gente possibile, restando sempre nella sua amatissima città di Palermo».

Carmela Pontorno è visibilmente commossa, con gli occhi lucidi durante tutta l’intervista   ma.  anche pieni di speranza, pensando a un futuro migliore per il proprio compagno di vita e grande artista che ci ha lasciato un tesoro inestimabile, sempre attuale nei suoi contenuti. Un tesoro così   prezioso non meriterebbe forse una giusta e più dignitosa collocazione, la stessa che meritano i grandi artisti che hanno segnato un’epoca?

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