Fascisti a Palermo. Istituzioni e ceti dirigenti in una provincia del regime 1922-1943, di Matteo Di Figlia
Giovedì 3 aprile, alle 18.00, al circolo Arci Tavola Tonda (Cantieri Culturali alla Zisa), si terrà la presentazione del libro di Matteo Di Figlia, Fascisti a Palermo. Istituzioni e ceti dirigenti in una provincia del regime 1922-1943, (Istituto Poligrafico Europeo, 2024). Ne discuteranno con l’autore: Dario Carnevale, Francesca Di Pasquale e Manoela Patti.
Il libro

Palermo giunse tardi al fascismo. Come nel resto del Paese, al netto della decantata fine dell’elettoralismo, ci si chiese chi potesse rappresentare al meglio, nel capoluogo e nella provincia, la rivoluzione in camicia nera.
In parte si affermarono fascisti della prima ora; più spesso emersero individui sedotti dalla nuova politica dopo che questa aveva conquistato il potere, e ritrovatisi a operare in istituzioni preesistenti o in ruoli creati dal governo Mussolini. I vertici del partito, i prefetti e i questori sovraintesero a questo processo, anche interagendo con i gruppi mafiosi, ora per tenerli lontani dai gangli del potere locale, ora cooptandoli come parte di un notabilato del quale si cercava l’appoggio. Vecchie e nuove élite contrattarono, a volte confliggendo, con chi rappresentava la tendenza centralizzatrice del regime, e sfruttarono gli spazi di manovra apertisi dopo la marcia su Roma.
Il libro indaga questi meccanismi di selezione. Ne esce un quadro complesso e dinamico, con una periodizzazione interna, specie per l’accelerazione totalitaria degli anni Trenta.
L’autore
Matteo Di Figlia insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Palermo. Tra le sue pubblicazioni: “Alfredo Cucco. Storia di un federale” (Mediterranea ricerche storiche, 2007); “Farinacci. Il radicalismo fascista al potere” (Donzelli, 2007); “Israele e la sinistra. Gli ebrei nel dibattito pubblico italiano dal 1945 a oggi” (Donzelli, 2012).



