Il Pretore Vincenzo Salmeri nel ricordo del figlio
Articolo a cura di Vittorio Salmeri
Non c’è soltanto il martirio di sangue, ma c’è anche quello psicologico, martiri che la società di oggi ignora.
44 anni fa i limiti della decenza morale o il cosiddetto ”senso comune del pudore” non erano ancora scivolati nel permissivismo esasperato di oggi, in tutti i campi, ma egli aveva iniziato da solo, purtroppo, una santa battaglia per la quale avrebbe poi pagato di persona, vittima dei giornali spietati del tempo che lo avrebbero ridicolizzato come “il pretore anti sesso”.
Oggi forse fanno ancora ridere le sue iniziative coraggiose, come allora fecero ridere anche persone perbene del tempo, colleghi e persino ecclesiastici, ma se ci fermiamo a guardare con attenzione le pubblicità sui muri o in televisione, le volgarità dei film, le stonature volgari di certi programmi da intrattenimento, tutto come “ in nome della libertà”, ci viene da pensare che quel piccolo magistrato aveva proprio ragione quando già nel 1981 così scriveva su una rivista del Nord Italia: Sembra che la massa di coloro che sono chiamati ad applicare le leggi non abbiano compreso…che una forte spinta, oltre ai reati a sfondo erotico, anche ad ogni forma di delinquenza, viene dalla pornografia sfacciatamente imperante e che soprattutto sensibile a tale spinta è la delinquenza minorile.
Ma i colleghi del tribunale e gli stessi politici, essi stessi, lo prendevano in giro, dicevano che era sufficiente la prudenza, la pazienza e la persuasione per tamponare quell’inizio di immoralità che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Mio padre queste tre virtù le possedeva, ma era convinto, e aveva ragione, che ci volevano anche provvedimenti più energici per controbattere “la mafia delle droghe e della pornografia”.
Ci voleva soprattutto il coraggio di esporsi, e lui l’aveva a differenza di tanti che lo consigliavano a demordere tanto il mondo non sarebbe cambiato (conigli o complici?).
Purtroppo intorno a lui solo ironia e risate: la stessa Chiesa si teneva lontano dai suoi interventi, temendo uno spiacevole coinvolgimento non alla moda, più vicino, diceva, al bigottismo che alla testimonianza cristiana (oggi le cose non so quanto siano cambiate).
Ma il Pretore Vincenzo Salmeri era dotato di una onestà professionale che lo contraddistingueva in tutto sino al punto da rifiutare persino una cesta di mandarini offertagli da qualcuno che pensava di aver ricevuto un favore solo perché lui si era comportato con molta semplicità e umiltà, ricevendolo nella sua stanza del tribunale come un fratello in difficoltà.
Persino il telefono del suo ufficio era solo per il lavoro e non permetteva a nessuno, neanche a noi familiari, di usarlo.
Ogni mattina iniziava la sua giornata con la Santa Messa, nella Chiesa che si trova alle spalle del tribunale. il Rosario giornaliero era la sua arma vincente.
Nel 1973 era stato nominato magistrato di cassazione ma non si era montata la testa, rimase per tutti sempre “Vincenzo”: anche sulla porta di casa o sull’elenco telefonico non c’era la scritta” Dottore” o altro titolo.
Ora dal Cielo lui continua a pregare per i nostri tempi difficili. Non è stata mai intitolata a lui una stanza del Tribunale, ma sicuramente ci sono cose più vere e importanti: il ricordo di quanti, gente soprattutto umile e semplice, lo ricordano con affetto.



