“Oggetti in terapia” di Giovanna Fileccia : quando gli oggetti parlano di noi
Recensione a cura di Giovanna Sciacchitano
Ancora una volta, la creatività geniale ed esuberante di Giovanna Fileccia ha fatto centro. Con la sua opera “Oggetti in terapia”, sottotitolo Chi possiede chi, in seconda pubblicazione con l’Arca di Noè edizioni, l’autrice ci immerge in una dimensione surreale, supportata da una scrittura semplice, scorrevole, ironica e coinvolgente che agevola la lettura di una storia di per sé complessa e ricca di importanti input, tanti di immediata interpretazione in quanto posti all’inizio dei capitoli. Ci ritroviamo così a dialogare con filosofi, scrittori, poeti, drammaturghi, che presentano con le loro citazioni ben 22, quanti sono i capitoli, le tessere di un mosaico che costituisce un piccolo saggio esistenziale all’interno del libro e che è preziosa guida al suo contenuto. Mi sembra opportuno riportare un pensiero di Leonardo Sciascia, posto all’inizio del primo capitolo, “credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze”.
Ed è infatti da una coincidenza che nasce la nostra storia: un temporale nella notte, la mancanza di luce, libri che cadono da una libreria, ed ecco che il dottore Armando Fieravalli, noto psichiatra, ritrova la sua vecchia agenda con la scritta Oggetti in terapia. Da questo momento, tutta la narrazione si articola tra un setting psicologico fantastico, nel quale ad essere analizzati sono gli oggetti, e la voglia del dottor Fieravalli, insieme alla determinazione dell’editore, di farne un libro, complice la brava Giovanna Fileccia. Siamo in presenza di una comunicazione metalinguistica, che ha come oggetto un libro bell’e confezionato che parla di un libro da confezionare. Originale, non solo nella struttura del romanzo che vede all’inizio un prologo, la cui comprensione avviene solo verso la fine del racconto ma, soprattutto nella magistrale capacità della scrittrice di accostare l’inverosimile alla verità di una realtà che ci coinvolge tutti.
Oggetto con la capacità di modificare un ordine sociale
Questa realtà di cui parlo è la relazione, il legame che esiste tra gli oggetti e gli uomini che se ne servono, definendo così il nostro vivere sociale. In ultima analisi è di questo che si parla nel volume di Giovanna Fileccia: un oggetto può avere la capacità di modificare un ordine sociale e avere una parte attiva nelle relazioni tra individui? La risposta è sicuramente affermativa. Si legge nella premessa al libro, nel passo in cui l’autrice dà la parola all’oggetto-libro, “per questa seconda edizione che tenete sotto gli occhi ho preteso il sottotitolo Chi possiede chi: ho insistito affinché tale gioco di parole fosse da ulteriore stimolo, in modo da indurvi a riflettere sulla relazione, confine limite spazio mi piace definirlo, tra noi oggetti e voi esseri umani…” Sarà il percorso di psicoterapia tra gli oggetti, terapeuta un certo dottor Orologio a pendolo, a mettere in evidenza quella che possiamo dire la “doppia vita degli oggetti”, come la definisce il saggista Marco Scalabrino nella sua nota critica al libro.
Da un lato c’è il loro obbediente assolvere al quotidiano compito per cui sono stati creati, dall’altro il disagio, la sofferenza per l’uso sconsiderato che gli “umani” fanno di loro. Nel libro gli oggetti vengono personalizzati, diventano soggetti pensanti e non solo, posseggono sensibilità, sentimenti, emozioni. Per esempio, incontriamo una Cintura di cuoio disperata, perché il suo proprietario ciccione o diversamente magro continua ad ingozzarsi di ogni cibo e ad ingrassare sempre di più, a fino a che lei si è spezzata, o ancora un Cerchietto per capelli lunghi, che lamenta il fatto che la ragazzina che lo porta in testa non fa altro che mangiucchiarne le estremità e il signor Frigorifero stressato per l’incessante apertura e chiusura del suo sportello. La storia va avanti così, con altri oggetti afflitti, che fanno da specchio ai difetti degli uomini e svelano le loro comuni fragilità. Nasce così negli “umani” il bisogno di mettersi in discussione, di riflettere su sé stessi per migliorarsi e per rispettare di più gli oggetti che hanno in sé anche un valore aggiunto che è il valore affettivo.
Ricalcando il pensiero di Pasolini diciamo che gli oggetti lasciano nella personalità dell’uomo, fin dalla prima infanzia, un’impronta forte e va riconosciuto ad essi sicuramente un valore pedagogico, è questo valore che la nostra autrice ha saputo con intelligenza cogliere e raccontarci nel suo Oggetti in terapia. Giovanna Fileccia vuole, inoltre, veicolare con questo suo scritto un importante messaggio, che è quello del riciclo che mira al recupero degli oggetti usurati, per trasformarli in altro che ancora può tornarci utile ma, soprattutto per tutelare l’ambiente dall’inquinamento di materiali da smaltire con gli evidenti vantaggi per la salute e l’ambiente.
L’Autrice
Giovanna Fileccia ha ideato una nuova forma d’arte coniandone anche il neologismo, la “Poesia Sculturata”: Opere tridimensionali e Sculture che realizza dalle sue poesie. Vincitrice di premi letterari, teatrali e artistici. Scrittrice e poeta, scultrice e drammaturga. Ha pubblicato libri di poesia, di narrativa, un poema e un libro illustrato da lei stessa. Promotrice e ideatrice di rubriche culturali, fa parte di giurie di concorsi d’arte e premi letterari. Da anni il suo lavoro di scrittrice e artista si associa all’attenzione per i temi sociali e della solidarietà.
Oggetti in terapia; Giovanna Fileccia; Edizioni L’Arca di Noè.
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