L’amica geniale: SI o NO?
Resoconto semi-serio di un “caso letterario” sbarcato in TV
Articolo a cura di Edoardo Palumbo
L’11 novembre esce la quarta, conclusiva stagione della pluri-acclamata serie L’amica geniale, tratta dall’omonima tetralogia della misteriosa scrittrice Elena Ferranti. Misteriosa, perché all’opposto della sua opera è sempre voluta rimanere nell’anonimato. Scelta interessante, in contrapposizione a chi sogna la notorietà di una rockstar con la pubblicazione di un unico video virale su TikTok.
L’artista non parla. “Parlano i piatti.” si direbbe a Masterchef.
“Bello, bello, bello!” ha esultato mia madre, quando ha commentato per la prima volta L’amica geniale. Lei si riferiva alla serie, alla prima stagione, credo anni fa.
“Bellissima…” l’ha definita la mia amica Veronica, quando le ho chiesto se l’avesse vista.
Insomma, si tratta di una narrazione che è riuscita a raggiungere diverse generazioni.
Io, finora, non avevo mai visto la serie, né letto i libri.
Così ho chiesto alla gente che conosco se mi potessero dare un parere:
“L’amica geniale: SI o No?” questa la domanda da me posta.
Opinioni divise, chi ha detto che la serie è fantastica, chi l’ha considerata una serie noiosa, il mio coinquilino si è anche letto i libri.
Io ho visto alcuni episodi, ed ecco il mio giudizio.
Anzitutto, è una narrazione lunga, è la storia di due amiche che si dipana lungo il corso della loro stessa vita. I fatti che succedono sono tanti, si aggiungono come tanti tasselli a forgiare il carattere delle due donne protagoniste. Insieme a queste, si forgia l’identità dell’Italia dagli anni ’60 a oggi.
La serie è ben fatta, ben confezionata, lenta ma fluida, l’alto budget ha dato i suoi frutti, racconta una storia passionalmente italiana attraverso le accattivanti tecniche formali del cinema americano.
Chi ama L’ amica geniale è chi della generazione più âgée apprezza la ricostruzione del contesto storico, con forse una lacrimuccia di nostalgia, oppure chi tifa per l’emancipazione femminile, perché uno dei punti di forza della serie è di rappresentare storie femminili di appoderamento senza incasellarsi nei triti binari concettuali del femminismo.
Chi umilmente si fa prendere dal romance di L’ amica geniale è, infine, quella persona di tutte le età che riconosce la genuinità di una vicenda umana piena, densa ma diluita nel tempo di una vita, dettagliata a tal punto da risultare plausibile. Sentimenti, psicologia, storia d’Italia, relazioni amorose e non. Sembra tutto vero. Arriva al cuore e all’intelletto.
A chi L’ amica geniale non attira, o anche per chi ha iniziato la visione ma l’ha interrotta, essenzialmente le caratteristiche che i fan considerano pregi si trasformano in difetti: la narrazione lenta diventa noiosa, la ricostruzione della storia italiana e dell’emancipazione femminile si tinge di melenso e stucchevole, le vicende umane sono forti ma non straordinarie, rischiano di tradursi in un susseguirsi di banali tira e molla sentimentali. Di qui la lapidale recensione di Ilaria “È il Temptation Island degli anni ’60.”
Io in fin dei conti rientro nel secondo gruppo, riconosco che la serie è fatta bene ma non mi ha rapito tanto da vederla tutta e appassionarmici. Si discosta molto dallo stile di narrazione anfetaminico contemporaneo che predilige un montaggio serrato, dialoghi effervescenti alla Tarantino e continui colpi di scena o sviluppi adrenalinici capaci di dirottare violentemente la trama da un momento all’altro. Forse ho visto troppi film di supereroi e poche fiction.
Ultima informazione per i fedelissimi che sono arrivati fin qui a leggere.
Le puntate della quarta stagione sono già in streaming sui siti pirata, perché in America sono già uscite. Se mi scrivete, vi passo la pagina (ovviamente scherzo). Il mio coinquilino, che invita la sua amica ogni mercoledì qui a casa per vedere il nuovo episodio in uscita, dice che nella quarta stagione ci sono due nuove attrici per le due protagoniste Lenù e Lila, così come cambiano tutti gli attori perché c’è un importante salto temporale in avanti e i personaggi crescono. Il mio coinquilino dice che nonostante il re casting il livello attoriale ha mantenuto standard alti, non intaccando la verosimiglianza dei fatti narrati. Anche il mondo psicologico ampiamente esplicitato nel libro viene trasposto correttamente sullo schermo, nonostante, come il mio coinquilino afferma, “Sia difficile mostrare i pensieri”.
Infine, il finale è catartico, per cui ci si aspetta che la tensione narrativa innescata dalla complessa amicizia tra Lenù e Lila troverà la sua sublimazione nella risoluzione finale.
Il mio coinquilino, c’è da dire, è generalmente un critico anche acuto ma di bocca buona, nel senso che gli piace un po’ tutto. Quanto è stato benevolo in questo caso? Scopritelo guardando la quarta stagione di L’ amica geniale.



