04/11/2026
Dio ride quando coglie la genuinità della fede, mentre l’umanità piange per le proprie miserie
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Dio ride quando coglie la genuinità della fede, mentre l’umanità piange per le proprie miserie

Nov 4, 2026

Il 29 ottobre 2026 è uscito nelle sale italiane il film di Giovanni Veronesi “Dio ride” che durante il weekend ha sbancato il botteghino, riscontrando un alto indice di gradimento da parte del pubblico. Il regista ha ringraziato il suo pubblico dichiarandosi felice che abbia accolto il suo film con affetto e commozione.

Il cast degli attori è composto, oltre che dai due straordinari interpreti Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando, anche da Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X.

Le musiche sono di Paolo Buonvino.

L’opera, realizzata con il contributo del fondo sociale per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e negli audiovisivi, è stata presentata, fuori concorso, all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e distribuita da PiperFilm.

Si tratta di un piccolo capolavoro sia per la sua sceneggiatura che per la vibrante autenticità con cui si muovono sulla scena i suoi interpreti, tutti perfetti nel ruolo e nell’equilibrata interazione che hanno fra di loro nella narrazione della storia.

La vicenda si svolge in un contesto storico molto travagliato: quello della Controriforma Cattolica che ebbe luogo a metà del Seicento a seguito della Riforma protestante portata avanti da Martin Lutero nel 1517 che aveva di fatto inferto un duro colpo al potere della Chiesa Cattolica la quale durante il Concilio di Trento (1545-1563) aveva ribadito i dogmi e la propria autorità istituendo il Tribunale dell’Inquisizione con lo scopo di punire gli eretici e tutti coloro che andavano contro i principi ecclesiastici e la disciplina cattolica. Un periodo buio della storia della chiesa che in Italia, proprio perché qui aveva sede la massima autorità pontificia, ebbe effetti devastanti.

Nella Toscana del Seicento il fraticello Leopoldo vive in una innocente dimensione di fede sincera e piena di fervore che lo porta a trasmettere i contenuti evangelici con vena ironica e comicità, evitando di ricorrere a prediche erudite e formali che non attraggono le folle, anzi le terrorizzano con stigmi e invettive contro peccati, peccatori e tentazioni demoniache. Ecco perché le persone seguono il messaggio cristiano del frate che riesce a trasmettere la parola di Dio con linguaggio semplice e divertente che incanta gli ascoltatori, povera gente che avverte il bisogno di vivere una religiosità più leggera e meno opprimente.

La notizia della chiesa con pochi fedeli che preferiscono ascoltare all’aria aperta i teatrali sermoni di Frate Leopoldo arriva fino all’orecchio del Papa che invia il severo inquisitore cardinale Maculati per risolvere la questione.

L’incontro fra i due non servirà a far “pentire” il povero fraticello delle infondate accuse di blasfemia, ricorrendo all’abiura che potrebbe salvarlo dalla condanna a morte. Mentre il cardinale si rende conto di trovarsi davanti a una persona buona con l’animo di un fanciullo, Leopoldo fatica a capire che male possa aver fatto con il suo comportamento teso a capire e a sostenere il dolore, dopo aver donato sguardi, carezze, sorrisi e risate a esseri umani afflitti dalla fragilità e dalla debolezza. Si ribella alla richiesta di essere perdonato per colpe che sa di non aver commesso, sopportando insulti, accuse infamanti, torture e un processo con un finale già scontato. Alla fine si immola al rogo in nome della sua fede e per salvaguardare la purezza del suo spirito che sente in simbiosi con Dio, un Dio con cui ha riso tutti i giorni della sua vita.

Questo è un film che esalta la libertà di coscienza, il coraggio, l’incapacità di spegnere la gioiosità del sentimento cristiano nell’ossessiva ricerca del peccato, della punizione senza pietà, del rifiuto di subire regole e dogmi senza dubbi e confronti. Leopoldo rifiuta una Chiesa crudele per restare legato alla fede compassionevole che lo salverà.

Il film suscita una profonda commozione, specie quando si acquista consapevolezza che questo feroce clima inquisitorio è esistito davvero in quel periodo e che tante altre figure di chierici, filosofi e intellettuali hanno pagato a suo tempo un prezzo molto caro. La risata finale di un neonato innocente sulle braccia della Contessa, amica e seguace indefessa di Leopoldo, appare come il simbolo di una sfida beffarda contro l’oscurantismo, la vittoria della speranza che prende in giro il dogmatismo, la scintilla gioiosa del Dio che continua a vivere dentro di noi, nonostante tutto.

Un film da non perdere e su cui riflettere a lungo.