Il dramma dell’individuo pupo che manovra le sue corde nella commedia “A birritta cu ‘i ciancianeddi” di Luigi Pirandello

Dal 15 al 19 luglio 2026 alle ore 21,00 è di scena a Donnafugata, sulla scalinata del suggestivo parco del Castello, la commedia di Pirandello ‘A birritta cu ‘i ciancianeddi’, composta dal celebre drammaturgo nel 1916 in dialetto per la compagnia di Angelo Musco che la rappresentò a Roma nel 1917 al teatro nazionale. Il testo, in origine articolato in due atti, è stato adattato in un atto unico.
Il cast degli interpreti è composto da Tiziana Bellassai, Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso, Alessio Barone, Ginevra Cilia, Rossella Colucci, Benedetta D’Amato, Alessandra Lelli, Roberto Palomba, Lorenzo Pluchino, Mario Predoana, Maria Grazia Tavano. Costumi di Federica Bisegna, scena e regia di Vittorio Bonaccorso.
La vicenda è ambientata in Sicilia durante il periodo fascista in una cittadina dove accade uno scandalo: due persone coniugate vengono sorprese insieme e arrestate per sospetto adulterio. Dietro lo scandaloso evento ci sta la macchinazione della legittima moglie dell’uomo, il cavaliere Fiorica, che si è attivata per fare una denuncia e allontanare con una scusa Don Nociu, il coniuge della donna e scrivano del cavaliere, per poter avere campo libero.
La commedia rappresenta il dramma dell’uomo che, pur consapevole della relazione, non vuole perdere il suo onore di fronte alla società. Non gli restano che due strade: o commettere un omicidio oppure risultare la vittima di una donna che agisce da pazza a causa della sua ossessiva gelosia nei confronti del marito.
Il finale amaro rimetterà le cose a posto sul piano formale, mentre ciascun personaggio rimarrà inevitabilmente schiacciato dal proprio travaglio interiore che sarà tollerabile soltanto perché celato agli altri.
Lo spettacolo messo in atto dalla Compagnia Godot produce senza dubbio negli spettatori un forte impatto emotivo e un effetto strabiliante. Cinque attori sempre presenti nella scena che fungono da coro tragico che commenta il corso degli eventi, una serva angosciata che invano tenta di far rinsavire la sua padrona, la Saracena, una spregiudicata rigattiera e mezzana che funge da istigatrice, la madre e il fratello di Beatrice afflitti e combattuti fra interesse parentale e apparenza sociale, il Delegato Spanò che si dibatte fra il suo dovere di uomo di legge e quello dell’uomo comune che “certe cose” sa che accadono, ma che è meglio insabbiare.
E poi loro: i magnifici Federica e Vittorio, ancora una volta sbalorditivi nel loro ruolo che impone due maschere opposte: la moglie umiliata che esige vendetta, e l’uomo rassegnato che cerca pace e recupero del rispetto e a cui sta a cuore sottrarsi al pubblico ludibrio pur di preservare la faccia e la presenza “riabilitata” della sua compagna di vita.
Le due metafore delle tre corde e del berretto a sonagli del buffone di corte assumono un significato emblematico: la prima sul funzionamento del comportamento umano che di volta in volta sceglie di attivare la corda seria, civile o pazza in base alle circostanze, la seconda sulla possibilità che lo scherno e la derisione altrui possano compromettere l’onorabilità e il rispetto sociale degli individui. In fondo il messaggio che passa è: “non importa quale sia la verità, ma quello che gli altri credono”.

La Bisegna ha interpretato magistralmente una figura di donna tormentata e infelice, ma determinata ad andare fino in fondo, mentre Vittorio, negli scomodi panni del “marito cornuto”, ha dato un’interpretazione sobria e struggente, avvilita ma vigorosa, sofferta ma carica di umanità. In questa commedia, come in tutte le opere di Pirandello, le fragilità umane, il bisogno di salvare le apparenze ad ogni costo, i conflitti interiori mai risolti, la verità ambigua e la gabbia delle maschere necessarie per vivere in società, vengono espresse in una dimensione autentica e filosoficamente tragica.
E poi quella scalinata magica dove gli attori si muovono di continuo evitando la staticità, quei pochi e sobri arredi scenografici, quelle musiche improvvise e ben calibrate, quella affascinante commistione fra coralità e individualità, hanno reso la rappresentazione una vera e propria opera d’arte teatrale.
Numerosi gli applausi del pubblico presente e i “bravi” (destinati a tutti gli interpreti veramente straordinari) che rimbombavano a fine spettacolo in quello spazio del castello dove il tempo sembra essersi fermato per trasportare i presenti nel mondo della riflessione più profonda dell’animo umano.
Uno spettacolo insuperabile, da vedere assolutamente. La Compagnia ha avuto il patrocinio del Comune di Ragusa, del Libero Consorzio comunale e il sostegno di diversi sponsor.
