Gioia Mia, le forme dell’amore

Nico e Gela è un film che racconta l’incontro tra due mondi lontani: quello di un bambino cresciuto nella modernità e quello di un’anziana zia siciliana legata alle tradizioni. Nico viene mandato da Gela per trascorrere l’estate, perché la sua tata sta per sposarsi e non può più occuparsi di lui. Fin dal loro primo incontro nasce un rapporto difficile, fatto di differenze d’età, abitudini opposte e un modo di vivere che Nico non riconosce. Arrivato nel vecchio palazzo della zia, il bambino scopre che non c’è il wi-fi, ma solo simboli religiosi, regole ferree e un passato che sembra ancora vivo tra quelle stanze. Con il tempo impara ad adattarsi, anche grazie a Rosa, una coetanea che lo introduce nel gruppo dei bambini del palazzo. Insieme esplorano gli appartamenti vuoti, convinti che siano abitati da spiriti, seguendo superstizioni e racconti tramandati
dagli adulti. Mentre Nico scopre un mondo nuovo, Gela si apre lentamente, condividendo ricordi della sua giovinezza e un segreto che tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata del film.
Con pochi personaggi e scene essenziali, la regista Margherita Spampinato riesce ancora una volta a colpire nel segno, mostrando che l’amore, in tutte le sue forme, resta amore anche quando porta dolore.
Netflix mi ha stupita!
E poi che bella espressione siciliana: Gioia Mia.



