15/07/2026
Il poeta inquieto che sfidò il regime. Tra pensiero e film
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Il poeta inquieto che sfidò il regime. Tra pensiero e film

Giu 17, 2026

Gabriele D’Annunzio ipotetica traccia dell’esame di stato? Chissà, magari diamo il nostro contributo parlando del film e in breve anche del suo pensiero!

Gabriele D’Annunzio, nel film Il cattivo poeta, appare come un uomo alla fine del suo mito: sorvegliato dal giovane federale Giovanni Comini, temuto da Mussolini, isolato al Vittoriale mentre l’Italia si avvicina alla Germania nazista.

Il film mostra un poeta inquieto, non più il condottiero di Fiume, ma un intellettuale che osserva con crescente angoscia la deriva politica del Paese.

La sua figura emerge come quella di un “poeta maledetto” italiano: eccessivo, visionario, amante del lusso e dell’estetica, ma anche tormentato da un presentimento oscuro sul futuro dell’Europa.

D’Annunzio aveva costruito la propria vita come un’opera d’arte, oscillando tra vitalismo, culto della bellezza e desiderio di potenza. Tuttavia, negli anni Trenta, il suo pensiero si fa più ambiguo e critico.

Il film coglie proprio questo momento: un poeta che non si ribella apertamente al regime, ma che ne percepisce le ombre, diventando così un personaggio scomodo per il potere.

La sua identità, sempre sospesa tra genio e provocazione, è racchiusa in una delle sue frasi più celebri:

«Io sono un animale di lusso.»

Una dichiarazione che sintetizza la sua estetica, la sua sfida alle convenzioni e la sua volontà di vivere oltre i limiti.

Il dialogo tra cinema e storia restituisce un D’Annunzio fragile e lucido, lontano dalla propaganda, più vicino alla verità di un uomo che, pur avendo contribuito al mito nazionalista, finisce per temerne le conseguenze.

Un ritratto che invita a riflettere sul rapporto tra arte, potere e responsabilità intellettuale.

Ora però mi sorge un dubbio: sarà una tattica per ciò che accade nel mondo o si vuole ritornare alla letteratura classica?

A voi l’ardua sentenza.