03/08/2026
Roberto Gianinetti, l’alchimista dell’incisione contemporanea secondo Massimiliano Reggiani
Arte

Roberto Gianinetti, l’alchimista dell’incisione contemporanea secondo Massimiliano Reggiani

Mag 20, 2026

Roberto Gianinetti è un esploratore dell’arte, ha una mentalità scientifica e un rigoroso metodo d’indagine sulla tecnica, ma è assolutamente libero per i contenuti. Incisore piemontese con un doppio percorso di vita, ha formazione e carriera da medico veterinario per poi scoprire l’improvvisa necessità di esprimersi attraverso forme, colori e soprattutto tracce. Esprimersi o meglio lasciare che i sedimenti culturali parlino, entrino in conflitto, vivano fra corto circuiti e tensioni per suggerire all’osservatore un percorso interpretativo. Poco più d’un secolo dopo il Manifesto Dadaista di Tristan Zara con Gianinetti si ripresenta la necessità di ripensare e stravolgere gli schemi dell’estetica tradizionale

Dopo l’attività veterinaria frequenta l’Accademia di Brera dove conclude il corso di studi; diventa Tutor, insegna incisione all’Istituto d’arte di Vercelli – la propria città natale – ai corsi internazionali KAUSS di Urbino e all’Accademia di belle arti europea dei media ACME di Milano. Un percorso tra cattedre e mostre internazionali che fanno conoscere il suo linguaggio innovativo solleticando sguardi e attenzioni da parte di colleghi più legati alle scuole tradizionali che ne apprezzano la vitalità e gli spazi creativi generati dall’uso acrobatico e consapevole di matrici e superfici di stampa.

Roberto Gianinetti abbandona molti dei sentieri tracciati e percorsi nei secoli passati. Gli obiettivi di chi si avvicinava all’arte del torchio – dalla calcografia all’incisione della matrice lignea – erano la riproducibilità degli esemplari e la capacità di replicare su foglio un’immagine visiva già percepita. Questi valori vengono completamente sovvertiti nelle opere dell’artista vercellese: la matrice diventa soggetto, personaggio creativo e lascia sul foglio la propria identità, la traccia che diventa presenza, memoria, sostantivo di un possibile dialogo. Non c’è più la matrice singola ma un insieme composto di molteplici parti, fatte di materiali differenti.

Questa scelta tecnica obbliga l’artista a ricomporre continuamente sul piano di stampa le singole unità, a calibrare la pressione del rullo nei molteplici passaggi rispettando i limiti di sopportazione della carta, la materia che accoglie e conserva questa somma di impronte. Un lavoro meticoloso, lento e paziente, che riduce il numero delle copie a pochissimi esemplari. Un’arte più prossima alla pittura con campiture generate per pressione delle matrici inchiostrate che non al concetto tradizionale di stamperia. Così diventa evidente la novità e la rarità di queste opere in cui il tempo necessario alla sovrapposizione dei singoli elementi costitutivi realizza un raffinato e accattivante intreccio di memorie.

Possiamo definire l’arte di Roberto Gianinetti come una pittografia asemica. La riconoscibilità di molte figure è evidente – sono immagini, segni, simboli che appartengono alla nostra cultura visiva – ma la loro combinazione tende più al paradosso, alla contraddittoria giustapposizione, alla libera suggestione, che non a costruire un percorso narrativo. Gianinetti guarda con occhi curiosi all’astratto e all’optical art, affascinato da quanto le ripetizioni, le sincopi e la complessità della struttura sappiano – senza mai stancare – catturare la nostra attenzione. Sono caleidoscopi mentali di cui l’artista – per la padronanza della percezione complessiva – rimane signore indiscusso.

Le sue opere hanno molto in comune con i nuclei generativi della musica contemporanea. Il campo bianco e umido del foglio di stampa – quando attende la pressione del rullo – è lo spazio vuoto dove fissare punti di tensione le cui forme e colori sono timbro e intensità di un’immaginaria polifonia. Suoni fatti di solchi, inchiostri e rilievi: tracce cromatiche di segni riconoscibili e stranianti mescolanze. Troviamo percorsi neuronali pensati per un convegno scientifico, sacre annunciazioni ridotte ad esili larve iconografiche, paesaggi cittadini su cui scorrono filamenti di case e di cantieri; ci sono lande bucoliche in cui piante e ruscelli vengono ridotti in ridenti simboli elementari. Il torchio diventa così un laboratorio alchemico che comprime, dissolve e ricrea l’esperienza e in un magico crogiuolo. L’universo si trasforma in racconto visivo: l’artista – invece di scoprirvi una logica – lo rende ingrediente di un’esperienza estetica nuova, dove l’equilibrio geometrico complessivo supera di gran lunga l’importanza delle parti. L’arte di Roberto Gianinetti è un balletto vorticoso, frammento infinitesimo e pulsante di una grande e meravigliosa danza della vita.

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