Palermo, il coraggio dell’ascolto: a Palazzo Branciforte la presentazione di “M’importa di te”
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,

nella cornice di Palazzo Branciforte, ridisegnato con nuovi spazi dalla celebre architetto Gae Aulenti, tra cui l’elegante sala conferenze che ha ospitato l’incontro, si è svolta, sabato 16 maggio 2026, la presentazione del libro M’importa di te, sul sentiero della Leadership Rotonda di Fabrizio Lobasso, incontro inserito all’interno del programma della Settimana delle Culture, che ha saputo trasformarsi rapidamente da semplice appuntamento letterario a vero laboratorio di riflessione collettiva sul senso contemporaneo della leadership, dell’ascolto e della responsabilità umana.
L’evento, partecipatissimo e impreziosito dalla presenza di numerose personalità del mondo della cultura, professionisti nonché autorevoli esponenti della noblesse cittadina, ha confermato quanto Palermo sia ancora profondamente sensibile ai temi della crescita interiore e della qualità delle relazioni umane, soprattutto quando affrontati con autenticità e senza artifici retorici.
A moderare, di fatto, la serata è stata Clara Monroy di Giampilieri, presenza determinante per la riuscita dell’incontro. Con intelligenza comunicativa, ironia travolgente e grande capacità di gestione della scena, la duchessa ha saputo affrontare con naturalezza anche i piccoli imprevisti, trasformandoli quasi in elementi narrativi. Il suo stile di conduzione, mai ingessato né autocelebrativo, ha dato ritmo al confronto e ha contribuito a creare un clima insieme colto, accogliente e sorprendentemente vivace.

Accanto all’autore erano presenti relatori di grande autorevolezza, tra cui Vincenzo Caretti e Antonio Giostra, che hanno offerto letture differenti ma complementari del testo, ampliando il dibattito ben oltre i confini del classico incontro editoriale.
Il libro di Lobasso, infatti, non si limita a proporre una teoria della leadership, ma tenta piuttosto di ridefinirne il lessico. La “leadership rotonda” evocata nel sottotitolo rinuncia alla verticalità del comando per privilegiare la dimensione dell’ascolto, della consapevolezza e della reciprocità, una visione che potrebbe apparire utopica se non fosse sostenuta da esperienze concrete, da una riflessione maturata sul campo diplomatico e da una scrittura che alterna introspezione e pragmatismo.

La risposta del pubblico è stata significativa. Le domande rivolte ai relatori si sono susseguite numerose, segno evidente di un coinvolgimento autentico: non semplici curiosità di circostanza, ma interrogativi profondi su temi oggi centrali, il senso della gentilezza nello spazio pubblico, il ruolo dell’empatia nelle professioni, la crisi dell’autorevolezza, la necessità di recuperare un rapporto più umano con il potere e con l’altro.
A un certo punto si è reso necessario interrompere il dibattito, non per esaurimento dell’interesse ma, al contrario, perché il tempo previsto era stato ormai abbondantemente superato, un dettaglio che racconta più di qualsiasi formula celebrativa la riuscita dell’evento.
La serata è poi proseguita in una dimensione più raccolta a Villa Realmena, ospiti del marchese Ettore Pottino, dove erano presenti l’autore, pochi ospiti e naturalmente la moglie di Lobasso, donna Igiea Lanza di Scalea, discendente di Ignazio e Franca Florio. Un’atmosfera elegante e conviviale ha continuato a interessare nella conversazione i convenuti, che hanno degustato prodotti tipici di aziende siciliane promotrici dell’evento, il tutto accompagnato da vini accuratamente selezionati.

Più che una semplice presentazione editoriale, è sembrata la dimostrazione concreta che Palermo, quando intercetta contenuti veri e interlocutori credibili, sa ancora diventare luogo di pensiero, dialogo e partecipazione culturale viva.
Vostro, Gigi Vinci.



