02/06/2026
“Power and Emptiness”, l’arte di Lucía Vallejo Garay tra l’eleganza di Villa Igiea e la mistica Cappella dell’Incoronata
Le Carnet Mondain Rubriche

“Power and Emptiness”, l’arte di Lucía Vallejo Garay tra l’eleganza di Villa Igiea e la mistica Cappella dell’Incoronata

Mag 17, 2026

A cura di Gigi Vinci

L’arte contemporanea approda a Palermo con la forza silenziosa delle grandi suggestioni visive. Ed è stata Villa Igiea, giovedì 14 maggio 2026, ad accogliere l’inaugurazione di Power and Emptiness, la mostra dell’artista spagnola Lucía Vallejo Garay curata da Hervé Mikaeloff, in una serata che ha unito cultura, mondanità e quella sofisticata leggerezza che appartiene solo ai luoghi capaci di raccontare il Mediterraneo più elegante.

Ad attendere gli ospiti il nuovo direttore Daniele Bastolo, affiancato da Isabella Giglia e Amalia Giordano, impeccabili nell’accoglienza di un parterre d’eccezione composto da collezionisti, storici dell’arte, esponenti della noblesse palermitana e figure del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’imprenditoria cittadina.

Il curatore, Evelina De Castro direttore del Museo Riso, l’artista e Maria Letizia Cassata

Villa Igiea, con la sua bellezza sospesa tra fascino liberty e respiro internazionale, si è rivelata ancora una volta il luogo ideale per ospitare una mostra che lavora sul dialogo tra materia, memoria e spiritualità. Le opere di Lucía Vallejo Garay, monumentali, scenografiche, quasi sacrali, sembravano emergere naturalmente dagli spazi dell’hotel, instaurando con l’architettura un rapporto armonico e teatrale insieme.

Il titolo della mostra, Power and Emptiness, racchiude perfettamente la ricerca dell’artista, una riflessione sul potere e sul vuoto, sulla magnificenza e sulla fragilità, attraverso opere che evocano drappeggi antichi, reliquie contemporanee e forme sospese tra scultura e installazione.

La serata si è sviluppata lungo la scenografica scalinata che conduce verso lo spiazzo affacciato sul mare, trasformata per l’occasione in un continuo percorso di incontri, conversazioni e contemplazione artistica. Un movimento costante di ospiti saliva e scendeva quasi in pellegrinaggio verso le opere dell’artista, ricordando per certi versi l’eleganza coreografica di Trinità dei Monti, ma con quella luce e quell’atmosfera che solo Palermo riesce a regalare.

Molti si sono soffermati a dialogare direttamente con l’artista, presente durante l’inaugurazione, instaurando con lei un rapporto immediato e autentico. Lucía Vallejo Garay ha raccontato il proprio lavoro con intensità e discrezione, accompagnando gli ospiti dentro un universo creativo fatto di memoria, spiritualità e trasformazione della materia.

Ad accompagnare il vernissage, il cocktail firmato Villa Igiea con prelibatezze e raffinati stuzzichini, esaltati dai vini Planeta e dalle immancabili bollicine che hanno scandito il ritmo elegante della serata.

Diversi i partner che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, sostenendo un progetto culturale che ha saputo mettere in dialogo arte contemporanea, patrimonio storico e respiro internazionale, confermando ancora una volta quanto Palermo sia oggi al centro di una nuova stagione culturale.

Gigi Vinci e Lucia Gotti Venturato presidente di Sole e Luna Doc Festival

Fondamentale il lavoro curatoriale di Hervé Mikaeloff, figura di riferimento dell’arte contemporanea internazionale, capace di costruire un dialogo raffinato tra le opere e i luoghi che le ospitano, valorizzando il legame tra contemporaneità e stratificazione storica.

Un plauso particolare va inoltre a Maria Letizia Cassata, da sempre in prima linea nelle più importanti manifestazioni artistiche e culturali della città, presenza attenta e appassionata nel sostenere e promuovere una Palermo sempre più protagonista della scena culturale internazionale.

Sara Nicosia e Gigi Vinci

La mostra è poi proseguita venerdì 15 maggio 2026 presso la mistica Cappella dell’Incoronata, straordinario complesso monumentale di origine normanna nel cuore della città, dove le installazioni dell’artista hanno trovato una dimensione ancora più intensa e spirituale, dialogando con la pietra antica, con il silenzio del luogo e con la memoria millenaria di Palermo.

Ed è forse proprio qui che Power and Emptiness ha rivelato il suo significato più profondo, non soltanto una mostra d’arte contemporanea, ma un attraversamento emotivo tra potere e fragilità, luce e vuoto, carne e spirito.

Per due giorni Palermo non ha semplicemente vissuto un evento, ma ha celebrato con nuovo entusiasmo la sua gloria che le perviene da secoli di splendore.

Vostro, Gigi Vinci