29/04/2026
Massimiliano Reggiani descrive Pathos: il dialogo tra esperienza individuale e flusso universale  
Arte

Massimiliano Reggiani descrive Pathos: il dialogo tra esperienza individuale e flusso universale  

Apr 29, 2026

Attorno all’artista triestino Livio Lopedote si sono raccolti diversi pittori- italiani ma soprattutto orientali – uniti da una vivace ricerca aniconica, dall’espressione di un sentimento individuale che coinvolga positivamente l’osservatore. Riuniti da un Manifesto programmatico hanno creato un collettivo che prende il nome di Pathos. Gli artisti italiani- Luciano Bellet, Giuliano De Luca, Gianluca Gualandi, Livio Lopedote e Gianfranco Tonin, rimandano sostanzialmente al vissuto, alla propria esperienza personale. I confini delle loro tele si evidenziano come margini fisici entro cui l’opera rimane circoscritta e l’artista diventa compagno in un viaggio iniziatico di leggerezza e libertà. Gli altri autori orientali, invece, s’immedesimano nel fluire universale, amplificando una vibrazione emotiva che lega in unità l’apparente disordine del cosmo. È una visione molto lontana dalla nostra sensibilità lineare, dove esiste sempre un prima, un dopo ed un nesso causale.

Diana Lo Mei Hing, nata ad Hong Kong ma fin da giovanissima trasferita in Italia dove ha frequentato il Liceo artistico e poi l’Accademia di Brera laureandosi con lode, è punto di contatto fra questi due universi culturali. Sostanzialmente cinese per cultura e identità, viaggia attraverso il colore espresso con libera forza creativa dentro un mondo senza tempo, in cui convivono filosofi, sapienti, idee ed una straordinaria armonia fra uomo e natura. Le fotografie colgono momenti di poesia in cui l’intero universo sembra assorbito da un semplice fiore, la pittura unisce il cangiare del momento con l’unità dell’onda emotiva.

Kazuyuki Uno, giapponese laureato all’Università delle arti di Tokyo, sviluppa la propria ricerca sull’andamento di linee parallele che – per la nostra sensibilità – potrebbe riferirsi ad un orizzonte. È invece da intendersi come flusso, come continuità. Potrebbe essere un cilindro aperto, un solido di rotazione che contiene la circolarità del tempo, può ricordare la traccia dell’artista che con il proprio corpo diventa asse cosmico e – girando su sé stesso – unisce ciò che noi chiamiamo futuro al presente e al passato. Su questa rasserenante continuità ciò che è davvero importante appare si manifesta, offrendosi all’osservatore.

Mami Kawasaky, giapponese dell’importante città portuale di Osaka, dipinge con inchiostro su carta. Ha creato un proprio linguaggio di linee e colori che raccontano momenti della vita, fatti accaduti, emozioni lentamente elaborate in un mondo interiore. La realtà fisica e l’esperienza si adagiano attraverso il corpo permeabile nell’animo dell’artista che lo restituisce al fluire universale tradotto in complesse articolazioni di forme e colori. La testimonianza personale entra così nella polifonia della vita e può facilmente essere compresa in piena e perfetta consonanza con chi ha già attraversato o percorrerà le medesime vie.

Susumo Ohira, giapponese nato nella prefettura di Yamguchi ai limiti meridionale della grande isola Honshu, esprime con un raffinato cromatismo l’apparente contrasto tra la finitezza individuale e il corpo cosmico che la contiene. Le certezze delle singole esperienze di vita si trasformano in piccoli cerchi colorati e luminosi: il percorso biologico di ognuno di noi. Queste tracce esistenziali si traducono semplici linee curve che galleggiano senza alcun peso apparente. Ogni vita non è avulsa ma compartecipe, trasparente e penetrata dal continuo mutare della realtà ambientale dipinta sfuocata perché in perenne movimento.

Izumi Tamai, giapponese che ha studiato Pittura alla Facoltà di Arte e Design di Tokyo, lascia alla freschezza dell’acquerello il compito di evocare il proprio mondo interiore. Colori vividi e brillanti, forme nate dalla spontanea gestualità del dipingere, generano un universo di relazioni tra le fonti iconografiche, la tradizione e la sensibilità dell’artista. Come un ricamo fatto di memorie collettive le forme vengono unite attraverso segni successivi, puntinature e tratteggi. Opere che ricordano la vivacità del teatro, coi suoi simboli e le tradizioni, il ritmo di parole e canti in cui si uniscono millenni di tradizioni e il segreto ordine del cosmo.

Moontae Kim, sudcoreano nato a Muan in una terra ricca di agricoltura e di loti, percorre a ritroso il cammino che generò l’ideogramma. Nel segno icastico e nel contrasto dell’inchiostro monocromatico della sua arte cerca la forza originaria e archetipica degli elementi naturali. Una realtà fortemente stilizzata, riportata alla semplicità del simbolo che ne diventa la rappresentazione visiva. La padronanza del gesto e del proprio mondo interiore gli permettono di estrarre l’energia cosmica svelandone all’osservatore i principi vitali. L’artista diventa un tramite di conoscenza, resa intuitivamente disponibile a tutti gli altri.

Chinhung Lee, nato nell’isola di Taiwan e laureato nell’omonima Università delle Arti, è riuscito ad unire un delicato cromatismo fortemente legato alla realtà con la forza, talvolta irruente, del segno legato alla tradizione. Da questo connubio scaturisce una pittura potente e significativa che presenta il reale trasformando in segno, una sorta di personaggio recitante dal valore cosmico. Non esiste il ricordo visivo, non c’è il diario del quotidiano ma la ferma volontà di trasformare il dipingere in atto sacro, liberatorio e coinvolgente. È un gesto dal sapore mitico, una danza originaria fonte inesauribile di energia.

Il gruppo internazionale Pathos si caratterizza così non solo per l’aniconismo, l’assenza cioè di una figurazione visiva e fotografica, ma soprattutto per la tensione etica. Gli Artisti si impegnano a portare un contributo costruttivo alla collettività esprimendo una via libera da tensioni e frustrazioni personali. L’arte guarda al mondo senza invadere altri campi, senza dare ricette sociali o fare alcuna propaganda. È un pensiero positivo che analizza l’universo interiore come luogo privilegiato di conoscenza intuitiva, capace di assorbire gli stimoli della vita. Raccogliere queste emozioni e condividerle attraverso forme e colori aiuta a costruire una comunità di anime sensibili, aperte al benessere interiore. Senza bisogno di una militanza ambientalista, senza inseguire facili proclami, genera comunque una forza dedita a migliorarsi senza brame di conquista. Un comportamento intrinsecamente rispettoso degli altri e dell’ambiente, volto al benessere dello spirito, che diventa un modo concreto d’amare e comprendere la vita.

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