18/04/2026
LE SCENEGGIATURE AMERICANE ANTICIPANO LA REALTA’ E RACCONTANO UN POPOLO
Cinema&Teatro Film&SerieTv

LE SCENEGGIATURE AMERICANE ANTICIPANO LA REALTA’ E RACCONTANO UN POPOLO

Apr 2, 2026

 Articolo a cura di Giovanni Burgio

“Una battaglia dopo l’altra” e “Homeland”

Che generalmente il cinema americano sia stucchevole e racconti storie romanzate che hanno a che fare poco con la realtà è senz’altro vero. Ma che ci siano all’interno di questa enorme macchina industriale e culturale alcune rare eccezioni e pregevoli opere d’arte è pure innegabile.

Ultimamente, avendo visto due magnifici lungometraggi d’oltreoceano, siamo rimasti colpiti dalla capacità visionaria degli sceneggiatori che hanno previsto nelle loro pellicole storie e avvenimenti che poi sarebbero accaduti anni dopo. Nelle sale cinematografiche e alla tv si è assistito, cioè, a una sorprendente e formidabile anticipazione della realtà.

Parliamo del film “Una battaglia dopo l’altra” e della serie televisiva “Homeland”. Due produzioni, la prima dell’anno scorso, la seconda del decennio passato, che sbalordiscono perché proiettano nel piccolo e grande schermo eventi e situazioni che vediamo oggi descritti nella cronaca quotidiana nelle varie parti del mondo.

Una battaglia dopo l’altra”, girato nel 2024, contiene molti degli avvenimenti che sono successi l’anno dopo, nel 2025, quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca: l’affermazione del suprematismo bianco, la caccia all’immigrato, la netta e violenta contrapposizione fra le diverse anime della popolazione americana. Tutto giustificato e normalizzato dal presupposto che i cittadini americani ritengono un diritto (quasi) costituzionale possedere armi di tutti i tipi.

Il film ha il pregio di affrontare questi drammatici temi con ironia e dissacrazione (Di Caprio che tenta di sfuggire ai militari armati con indosso una vestaglia da camera che svolazza per strade, città e campagne, è esilarante e geniale). Ma l’impressione di un popolo che sta perdendo i suoi fondamentali principi civili e umani immortalata nelle sequenze della proiezione, è quella suscitata qualche mese fa quando si sono verificate le terribili retate dell’ICE a Minneapolis. Una previsione, appunto, nello schermo di quello che sarebbe avvenuto dopo nella realtà.

La visione della serie tv “Homeland” produce ancora più stupore e meraviglia, perché più di un quindicennio fa questa creazione televisiva ha anticipato tanti eventi e situazioni internazionali che sono poi accaduti negli anni successivi.

Composta da otto stagioni trasmesse dal 2011 al 2020, nella prima parte ha come tema centrale il terrorismo islamico e il suo contrasto in medio oriente. Si vedono quindi il caos dell’Iraq, la guerra civile in Siria, il Libano, i territori occupati da Israele. Ma sullo sfondo c’è pure la questione russo -ucraina. Negli episodi finali vengono rappresentati la fuga della NATO dall’Afghanistan, la difficile situazione interna del Venezuela, la destabilizzazione dell’area islamica originata dall’Iran. Attori principali di questi eventi internazionali sono i servizi segreti e il controspionaggio dei vari paesi coinvolti, cioè CIA, Mossad, ex KGB, agenti arabi, che tramano e ordiscono piani oscuri.

Ma la serie mette in luce anche lo scontro politico – istituzionale che avviene al vertice degli Stati Uniti. Il suo Presidente, infatti, viene coinvolto nella guerra intestina fra i vari apparati della sicurezza e militari che fanno di tutto per far prevalere o la linea dura anti islamica che vuole intervenire militarmente, o una politica moderata e aperta al confronto.

L’altro aspetto che nella serie si osserva da vicino è il conflitto più propriamente interno alla società americana, quello già accennato precedentemente a proposito del film Una battaglia dopo l’altra. Un popolo dilaniato dalla contrapposizione fra il suo territorio centrale e quello costiero che si affaccia sui due oceani. Il primo abitato da cittadini arrabbiati, chiusi in sé stessi, classificati MAGA, che vedono in Trump il loro portabandiera; l’altro più ricco, progressista, definito di ideologia “woke”. Questa aspra battaglia, quasi civile, è in alcuni episodi abilmente rappresentata dalla contrapposizione fra un conduttore televisivo estremista e antisistema e una Presidente donna tollerante e dialogante.

Come si può constatare, quindi, sia tutte le grandi questioni internazionali sorte negli ultimi anni e mesi, sia i grandi problemi interni alla società americana sono stati descritti e previsti in questa serie tanti anni fa. Indubbiamente una grande capacità dei creatori dell’opera televisiva d’informarsi e di leggere in profondità quello che stava succedendo nel più potente stato del mondo.

Altra anticipazione del futuro che si trova negli episodi della serie riguarda il progresso tecnologico e l’innovazione informatica. Sin dall’inizio, sia nelle comunicazioni private tra cittadini sia nella vita interna dei vari apparati della sicurezza, vediamo utilizzati le molteplici funzioni dei cellullari, le intercettazioni pervasive, le vaste reti interconnesse, la creazione di account e profili falsi, la pirateria informatica, la diffusa disinformazione. Negli scenari di guerra invece, droni, bombe intelligenti, sistemi d’arma, satelliti sempre più onnipresenti e precisi, scudi spaziali difensivi, sono costantemente presenti. Tutti metodi e strumenti altamente sofisticati che oggi abbiamo imparato a riconoscere nella nostra vita quotidiana e nella lotta politica interna e internazionale, ma che tanti anni fa potevano sembrare pura fantascienza.

Eppure, decenni or sono, questi nuovi mezzi e congegni tecnologici si potevano vedere all’opera in film e serie televisive.