Peaky Blinders: The Immortal Man, tra aspettative e delusione dei fan

Il film Peaky Blinders: The Immortal Man, approdato su Netflix il 20 marzo 2026, ha diviso profondamente il pubblico.
Da un lato rappresenta la chiusura ufficiale della saga di Tommy Shelby, dall’altro ha generato un’ondata di critiche per alcune scelte narrative percepite come un tradimento dello spirito originale della serie.
Molti fan hanno sottolineato come il titolo stesso, “The Immortal Man”, sembri entrare in conflitto con la rappresentazione del protagonista, che nel film appare più vulnerabile, spezzato e distante dall’aura quasi mitologica costruita nelle sei stagioni precedenti.
Una delle incongruenze più discusse riguarda la profezia di Polly, che nella serie aveva affermato che Tommy non sarebbe mai morto per una pallottola.
Il film, pur non contraddicendo letteralmente questa previsione, mette comunque in scena un Tommy molto più esposto, meno invincibile, quasi svuotato della forza che lo aveva reso un personaggio iconico.
Questo cambio di tono ha fatto percepire a molti spettatori un allontanamento drastico dal carattere del protagonista, che nel film appare consumato dal dolore, dalla perdita e da un isolamento che lo rende irriconoscibile persino a se stesso.
Cillian Murphy stesso ha dichiarato che l’intenzione era proprio quella di mostrare un Tommy diverso, “quasi irriconoscibile”, un uomo che ha appeso al chiodo il suo vecchio costume.
Il film introduce nuovi elementi narrativi, come la cospirazione nazista e il ruolo centrale del figlio Duke, che inizialmente collabora con il nemico per poi ricongiungersi al padre.
Questa scelta ha diviso il pubblico: alcuni l’hanno considerata un’evoluzione naturale della storia, altri l’hanno percepita come un tentativo forzato di ampliare l’universo narrativo senza la stessa coerenza che aveva caratterizzato la serie.
Anche la morte di Ada, evento chiave che riporta Tommy in azione, è stata criticata per la velocità dell’uscita di scena.
Non sono mancate però opinioni positive. Molti hanno apprezzato l’ambientazione nella Birmingham del 1940, la cura estetica, il ritorno di volti storici e l’ingresso di nuovi attori come Barry Keoghan e Rebecca Ferguson, che hanno portato freschezza e intensità al cast.
La ricostruzione storica, tra bombardamenti della Luftwaffe e piani economici sovversivi, è stata considerata uno dei punti più solidi del film, capace di dare un contesto epico e drammatico alla vicenda.

Nonostante l’attesa altissima, le prime recensioni della critica non sono state particolarmente favorevoli.
Alcuni recensori hanno evidenziato come il film fatichi a replicare la tensione narrativa e la profondità psicologica che avevano reso la serie un cult internazionale, ambientata nel 1919.
La sensazione generale è che The Immortal Man cerchi di chiudere troppe linee narrative in un unico capitolo, sacrificando parte della complessità che aveva definito l’universo dei Peaky Blinders.
In definitiva, il film rappresenta un epilogo controverso: ambizioso, visivamente potente e ricco di spunti, ma allo stesso tempo distante dall’identità originale della serie.
Per alcuni è una conclusione necessaria e coerente con l’evoluzione tragica di Tommy Shelby; per altri, un’occasione mancata che tradisce lo spirito del personaggio e le promesse narrative costruite negli anni.
Come spesso accade con opere così amate, il giudizio finale dipende dal legame personale con la serie e dalle aspettative riposte in un protagonista che, per molti, era già diventato leggenda.
Io personalmente avrei lasciato un punto alla serie senza aggiungere nulla con la sua frase iconica: “Non c’è pace per me in questo mondo”.
Pur amando la serie ricordo comunque di non immedesimarsi molto ai Peaky Blinders, poiché nella vita reale erano senza scrupoli.
Però quanto era meraviglioso quando gli fu detto: “Triste o Allegra,” e lui rispose “triste”.
Mannaggia te Netflix che hai combinato!



