21/04/2026
IL DESTINO DEL BO: LA BATTAGLIA PER L’AUTONOMIA DEL SAPERE LAICO NELL’ULTIMO ROMANZO DI STEFANO CAROLDI
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IL DESTINO DEL BO: LA BATTAGLIA PER L’AUTONOMIA DEL SAPERE LAICO NELL’ULTIMO ROMANZO DI STEFANO CAROLDI

Feb 13, 2026

Lo scrittore veneziano firma l’ultimo capitolo della saga sulla Padova universitaria del Cinquecento, iniziata nel 2014 con Allo studio del Bo. Il brutale omicidio di un giovane studente fa esplodere il conflitto tra la Compagnia di Gesù e lo Studio del Bo, custode della libertas patavina, in un intricato gioco di interessi tra religione e pensiero laico. 

In libreria da venerdì 13 febbraio 2026

Venezia, 13 febbraio 2026 – Padova, fine Cinquecento. La città universitaria della Repubblica di Venezia vive un momento di profonda instabilità. Lo Studio del Bo, luogo di libertà intellettuale e crocevia europeo del sapere medico, filosofico e giuridico, è sotto attacco: da un lato le tensioni sociali e la crescente ostilità della cittadinanza verso gli studentidall’altro l’avanzata silenziosa ma inesorabile della Compagnia di Gesù, decisa a imporre un nuovo modello educativo, più disciplinato e confessionale.

L’assassinio di Innocente Bottigella, giovane studente pavese, diventa la scintilla che fa esplodere ilconflitto latente. Attorno al delitto si muovono figure storiche e personaggi di finzione: a partire da Nicola Davanzo, dottore in medicina – unico erede di Pietro, facoltoso mercante veneziano – combattuto tra i suoi doveri di sposo e l’amore per una ex schiava etiope. E ancora professori illustri, studenti inquieti, nobili veneziani, usurai, donne ferite e in cerca di vendetta, religiosi e uomini di potere. Ognuno custodisce una parte di verità, ognuno ha qualcosa da perdere. Nel romanzo le vicende private e quelle pubbliche si intrecciano, e il destino individuale si riflette in quello collettivo dello Studio del Bo, minacciato nella sua stessa esistenza.

Si intitola Il destino del Bo(Pendragon, 2026) il nuovo romanzo di Stefano Caroldi in uscita oggiquinto e ultimo della saga dei Davanzo, ricchissima famiglia di mercanti veneziani al centro di una serie di avvincenti gialli storici pubblicati da Pendragon a partire dal 2014: dal primo romanzo, Allo studio del Bo, ambientato a inizio Cinquecento, passando per Il lazzaretto galleggiante (2017), La barena dei sette morti (2020) e Il viaggio della Dandolala storia ritorna e termina là dove ebbe inizio, in un momento di forte tensione fra l’istituzione laica e il Ginnasio dei Gesuiti, dopo quattro capitoli di avventure tra Venezia, la laguna e l’Adriatico.

Nato a Venezia nel 1951 e laureato in Medicina e Chirurgia, Caroldi ha lavorato per diversi anni come ricercatore all’Università di Padova, fino a prendere la decisione di lasciare tutto per inseguire il sogno di esplorare il mondo in barca a vela. Accanto alla passione per il mare, quella per la ricerca storica sulle vicende della Repubblica di Venezia e i suoi rapporti con la città di Padova, che nei suoi romanzi diventa protagonista. Ne Il destino del Bo, in particolare, emergono le tensioni e i conflitti di una città che rischia di perdere la propria anima culturale, e di un’Università che lotta per sopravvivere come spazio libero del pensiero. In questo contesto lo Studio del Bo diventa il vero protagonista: istituzione, certo, ma anche corpo vivo, luogo di confronto, di eccessi, di libertà e di conflitto. L’omicidio dello studente diventa il pretesto narrativo per raccontare una crisi più profonda, quella della conoscenza, massima espressione di libertà, minacciata dalla disciplina e dal controllo delle coscienze.

“Credo fermamente nel romanzo storico come strumento di interrogazione del presente”, dice Caroldi che sottolinea la combinazione non casuale, nel suo libro, tra un’ambientazione storica accurata e basata su cronache dell’epoca e il carattere dei personaggi e la loro maniera di interagire nello sviluppo della trama, assolutamente attuali. “La vicenda narrata si riferisce a quattro secoli fa, ma chi scrive lo fa adesso – continua. – Il rapporto conflittuale tra fede e ragione, rappresentato dalle due scuole patavine, non appartiene solo al lontano passato, se meno di trent’anni fa papa Giovanni Paolo II ha voluto affermare, in un’enciclica dal titolo eloquente “Fides et ratio”, che la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito s’innalza verso la contemplazione della verità. Pace fatta, quindi, almeno per ciò che riguarda l’Occidente in cui viviamo. Fanno da sfondo alla vicenda l’irruenza degli studenti e le loro esuberanti esternazioni, presenti nelle cronache di quegli anni e sempre attuali, oltre alla gestione del potere da parte di chi lo rappresenta, attenta e ponderata forse più allora che adesso, e comunque non sempre vincente”.

Un romanzo corale, dove la città di Padova emerge in tutta la sua complessità: i palazzi, le taverne, le aule universitarie, i conventi e le strade diventano spazi di una battaglia culturale. La libertas patavina, valore fondante dell’Università, non è data per scontata ma appare fragile, costantemente negoziata.

SINOSSI

Luglio 1591: c’è grande tensione a Padova, dove due scuole si contendono l’egemonia nel campo degli insegnamenti superiori. Da una parte, lo Studio del Bo, università cittadina ora in declino, dall’altra, il Ginnasio dei Gesuiti, in grande ascesa. Una notte, uno studente dello Studio del Bo viene trucidato per le stradine della città mentre il suo amico di bagordi, il nobile Vettore Malipiero, riesce a darsela a gambe. Il caso preoccupa parecchio il podestà Giovanni Soranzo: mancano pochi giorni all’annuale festa del Trionfo, che vedrà arrivare a Padova il Doge e gran parte del patriziato veneziano, e la morte dello studente potrebbe fungere da detonatore della rivolta.

Protagonista del romanzo, e miglior amico del perdigiorno Vettore Malipiero, è Nicola Davanzo, originario di Venezia, facoltoso dottore in medicina e filosofia, combattuto tra l’amore per la legittima consorte Teresa, da cui ha avuto un figlio, e Stilla, ex schiava etiope, grande amore del suo passato con cui, quando può, condivide l’alcova. Stilla, ricomparsa dopo essere sparita anni prima da Venezia in circostanze mai del tutto chiarite, gestisce con crescente successo una taverna in cui si prepara una bevanda esotica dal colore nero che, dopo aver conquistato il Cairo e Istanbul, comincia a essere apprezzata anche negli ambienti più raffinati di Padova.

Mentre nelle taverne frequentate dagli studenti dell’università i gesuiti vengono additati come autori del delitto, Vettore confessa a Nicola che in realtà era lui la vittima designata per via di certi debiti contratti con un usuraio, e che si era trattato di uno scambio di persona. Intanto, Teresa, nel tentativo di riconquistare Nicola, escogita un piano per liberarsi dell’odiata Stilla colpendola prima di tutto negli affari. Del piano fa parte anche sua sorella, l’affascinante Maria, che per ottenere ciò che desidera, sfodererà le sue armi di seduzione con l’anziano podestà.

Le cose precipitano quando due ceffi, riconosciuti da Vettore come gli assassini del povero studente, rapiscono Stilla e riducono in fin di vita il suo aiutante Mansueto. Nicola la cerca, ma senza risultati e tutto fa a pensare a una tragica fine, quando, nel giorno della celebrazione, Stilla ricompare nell’ultimo posto in cui la si potrebbe immaginare: il ritrovo segreto del podestà. Salvata dalle guardie, è trattenuta segretamente da Soranzo, che vuole mantenere la promessa fatta a Maria: tenere la taverna chiusa per impedire al Doge e al suo seguito di conoscere e apprezzare quel caffè che sta avendo così tanto successo a Padova. Com’era prevedibile, la celebrazione del Trionfo vede la resa dei conti tra gli studenti dello Studio del Bo e quelli del Ginnasio gesuita. La festa iniziata nel migliore dei modi degenera in una tragica carneficina. Mentre ciò accade, lontano dai tumulti, Nicola ritrova finalmente Stilla, che gli rivela la verità riguardo gli esecutori e i mandanti dell’omicidio dello studente pavese.