Marco Aurelio e i contributi elettorali a pioggia
Racconto di Renato Castagnetta.

Quella volta Marco Aurelio la fece veramente grossa, diede i contributi a pioggia per andare a votare la sua candidatura al “mandatum tertium”. Già gliel’avevano mandato tante volte e questa era la terza. Siccome in alcune parti dell’ impero non pioveva, i contributi non potevano arrivare a tutti. In molti allora si organizzarono affinché piovesse, cercando in tal modo di rendere i contributi equi per tutti; che poi diciamola tutta, equi non erano perché Marco Aurelio favoriva gli amici e invece dovevano esserlo secondo le regole dell’Impero.

Infine chiamarono Cupido per scoccare frecce alle nuvole, così si sarebbero bucate e finalmente avrebbe potuto piovere. Ma quello, abituato a colpire al cuore, le mancó una ad una. Meno male che non lo fecero partecipare alle olimpiadi altrimenti avrebbero fatto cilecca anche lì. Allora Marco Aurelio colpito nell’ orgoglio, che poi non si sa dove lo tenesse, ma Cupido lo trovò, in un rigurgito di questo orgoglio, convocó il popolo e disse urbi et orbi (ma anche a chi ci vedeva bene) che avrebbe dato i contributi a chi si fosse trovato sotto il balcone di piazza Venezia ed avesse mostrato le deleghe raccolte a suo favore nelle lontane province.

Quindi Lui e Faustina si trovarono insieme al balcone di piazza Venezia per essere osannati dal popolo. Che poi uno vede certe cose e copia. Ma l’inganno fu scoperto, da vicino il popolo non acclamava ma inveiva contro Marco Aurelio. Chi diceva: “a’ nfame viè qquà che te spezzo ‘ndue”, chi lo chiamava despota, chi nepotista, chi strappava la tessera dell’ SPQR, chi la foto con Marco Aurelio quando gli aveva battezzato il bambino, chi quella della campagna elettorale precedente. E c’era ancora chi gridava rigore, arbitro cornuto, il var, il var, che forse non aveva capito il motivo dell’ evento, insomma fu un casino.

Ad un certo punto, qualcuno più esasperato degli altri, lanciò sul balcone reale una teglia di pasta al forno ed un vassoio da portata di amatriciana, che a vedersi parevano buone, ma che colpirono Marco Aurelio e Faustina in pieno. Fu allora che tutti imbrattati ed appiccicaticci di sugo amatriciano e di ragù, che quello manco se leva col sapone da bucato più pregiato, si ripararono all’ interno del palazzo. Le guardie del corpo, che lo proteggevano, invece si beccarono il resto delle “offerte popolane”. C’era di tutto carciofi alla giudia, fagioli all’uccelletto, abbacchio alla romana, pajata. trippa al sugo, che poi i pretoriani, per non lasciarli sul balcone si fecero il pacchetto da portare a casa alla chetichella.
Così fu!



