Il nuovo film “La grazia” di Paolo Sorrentino : Rigore, dubbi e indecisione fino all’approdo nella leggerezza salvifica della “grazia”
Articolo a cura di Angela Di Salvo
Nel film “La Grazia”, girato nel 2025 e distribuito da qualche settimana nelle sale, il regista Paolo Sorrentino, con Toni Servillo come protagonista, , rappresenta il dilemma morale di un Presidente della Repubblica che si muove in bilico tra rigore istituzionale e umanità. L’opera, ispirata a veri fatti di cronaca, “gioca” sul doppio significato del termine “grazia” che può intendersi sia come atto giudiziario che come uno stato interiore fatto di serenità ed equilibrio, celebrando il dubbio, la pietà e la ricerca di leggerezza che allontana dal peso esistenziale che ci portiamo dietro, oltre che nel caso specifico la responsabilità del potere che non affranca dal ricordo costante e spesso ossessivo delle esperienze del passato.
Il protagonista è Mariano De Santis, un illustre giurista divenuto Presidente della Repubblica italiana, che si avvicina al semestre bianco, ultimo periodo del suo mandato. In questo spazio temporale l’uomo si trova a valutare la richiesta di grazia da concedere a due soggetti detenuti e firmare una delicata e controversa legge sull’eutanasia, decisioni che non riesce a prendere facilmente nel tentativo di bilanciare le norme con la necessità di guardare alla persona.
In un mondo di certezze assolute, il film difende altresì il dubbio come forma superiore di intelligenza morale e di sensibilità. Tutto ciò che ha a che vedere con una scelta non può essere liquidato senza riflettere sulle eventuali conseguenze. Il valore della vita e della libertà sono i binari su cui tutti gli esseri umani dobbiamo procedere e di questo il protagonista è pienamente consapevole.
La grazia simboleggia anche una liberazione interiore dai pesi, una ricerca di leggerezza e di pace personale, che si evidenzia nel finale quando Mariano immagina se stesso dentro una navicella dove si muove senza il peso della gravità.
Sorrentino spoglia il potere della sua rigida armatura, mostrando la fragilità e l’umanità del Presidente, il suo “lato più umano”, quello che rivela le sue incertezze e l’ amore mai sopito per Aurora, ĺa moglie morta, nonostante egli sia a conoscenza del fatto di essere stato tradito. Benche’ siano passati molti anni, non riesce a rassegnarsi al fatto di non sapere il nome del suo antico rivale.
Il film si concentra su temi profondi come il fine vita, la solitudine, l’amore per i figli, la stima di chi ci sta intorno, il merito personale che rende degni di ottenere una “grazia”, anche dopo aver commesso una grave colpa.
La conclusione è seria e sobria, focalizzata sull’etica e sul bisogno del protagonista di ritornare alla normalità, dopo aver svolto con onestà intellettuale il proprio mandato.
Nello scambio familiare finale avvenuto online, la musica suonata dal figlio diventa metafora dello stato di “leggerezza” e della grazia interiore che De Santis ha faticato a raggiungere.
Senza dubbio il rapporto padre-figlia è uno dei nuclei emotivi più forti del film, coerente con quella riflessione sulla paternità che Sorrentino rivendica come punto importante di riferimento. L’attrice Anna Ferzetti , nel ruolo della figlia Dorotea,(che ha vinto l’anno scorso il premio Pasinetti per questa interpretazione) si presenta come eccellente coprotagonista, anche perché in lei si rispecchia lo stesso rigore morale e gli stessi principi che il padre le ha trasmesso prevalentemente con il buon esempio. Il rapporto non è semlice né lineare, ma si fonda su un amore profondo e sul bisogno di mantenere la propria identità e le proprie opinioni senza lasciarsi condizionare.
Coco, la critica d’arte amica di Mariano e della moglie, dopo le sue pesanti pressioni e richieste, gli rivela di essere stata lei la persona con cui Aurora a suo tempo lo ha tradito.
Tuttavia questa sorprendente rivelazione non lo libera dal dubbio che non sia la verità, ma una pietosa bugia proferita per donargli finalmente la serenità.
Ma una frase detta dal collaboratore del Presidente sul fatto che egli dia troppo peso alla verità, suggerisce al pubblico la riflessione che, per ritrovare la serenità, non importa conoscere la verità, ma trovare dentro se stessi la capacità di perdonare a prescindere di come siano andate realmente le cose, accettando qualsiasi errore che le persone amate abbiano potuto commettere. Perché solo in questo modo troveremo la “grazia” che è anche clemenza verso noi stessi e le nostre umane fragilità. Ma questo richiede molto tempo e la capacità di comprendere che ogni percorso esistenziale esige un prezzo da pagare prima di concludersi nella pace interiore cui tutti aspiriamo.
Il film è stato presentato alla mostra del Cinema di Venezia del 2025.

