“Fino all’ultimo suono”: Josyel e Marino Målima Peiretti raccontano un’opera di confine tra parola, musica e silenzio
Con Fino all’ultimo suono, Josyel e Marino Målima Peiretti danno vita a un progetto che sfugge alle definizioni tradizionali: non solo audiolibro, non solo album musicale, ma una vera e propria suite poetico-sonora in cui la parola si espande attraverso il suono e il silenzio diventa parte attiva del linguaggio.
In questa intervista per L’Epoca Culturale, gli autori raccontano la genesi di un’opera che nasce come audiolibro di poesie musicate e si trasforma in un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere l’ascoltatore su più livelli: emotivo, percettivo, corporeo e simbolico. Dalla disposizione iniziatica dei testi, che accompagnano un viaggio dall’Io all’Oltre, all’uso consapevole delle frequenze e dell’accordatura a 432 Hz, fino al rapporto tra spiritualità laica, poesia e ascolto lento, Fino all’ultimo suono si propone come un gesto artistico controcorrente, che invita a rallentare e ad abitare il tempo dell’ascolto.
- Josyel, Fino all’ultimo suono non si lascia collocare facilmente: è sia un audiolibro, che musica spoken word. Quando avete capito che stavate dando forma a un’opera di confine tra parola e suono, e che questa scelta non era un limite ma una precisa direzione artistica?
Buongiorno Giuseppina, grazie per l’interesse. L’intento primo di Marino Målima Peiretti ed io, era di realizzare un audiolibro di poesie musicate. Ma siccome anch’io sono musicista, ho voluto dare pari valore alla musica, che quindi non risulta qui esclusivamente di accompagnamento. Sottolinea sì i contenuti del testo e amplifica l’atmosfera suggerita dalle varie poesie, ma al contempo ha molto spazio anche dove non ci sono più parole. E’ solo a questo punto che abbiamo capito il potenziale più ampio del progetto, che può anche essere letto come disco di musica con testo spoken word (parlato anziché cantato). Ecco che il messaggio, convogliato attraverso più arti, diventa trasversale.
- Le dieci poesie sono disposte come tappe di una presa di consapevolezza, dall’Io all’Oltre. È stato il percorso interiore a suggerire l’ordine dei testi o è stato l’ascolto sonoro, con i suoi tempi dilatati, a costruire la struttura evolutiva della suite?
Le poesie hanno dettato il ritmo. Ne ho moltissime di inedite, tanto da realizzare una collana BioSound suddivisa per temi (questa è la suite poetico-musicale numero 1). Con Marino abbiamo deciso di partire con la tematica spirituale, così cara a entrambi. A questo punto ho selezionato i vari componimenti dando poi una disposizione organica in crescendo, secondo la logica del viaggio iniziatico: si parte dal “viaggiatore” alla soglia tra due mondi (la scogliera) in procinto di partire. La vastità dell’ignoto lo attrae ma ovviamente lo spaventa anche. Nel corso della suite le tappe prevedono l’abbandono del sé (il viaggio con una valigia vuota), la trasformazione (all’interno del corpo del drago), la rinascita, il passaggio attraverso la cruna dell’ago, fino ad arrivare all’ “ultimo suono”, la vibrazione cosmica che è alla base della creazione in ogni cultura e civiltà (All’inizio fu il suono, In principio era il Verbo, l’Om ecc.). Uno stato di quiescenza e infinite potenzialità: “Dove tutto è uno e uno è tutto, dove lo spazio e il tempo sono un unico punto (…) dove anche la parola è al di là del dire”.
Marino ha quindi aggiunto le tracce musicali. Ha ascoltato le parole e con un senso di urgenza si è messo a improvvisare, in quanto le immagini suggerite sono state forti impulsi per dipingerle anche con le note. E con la sua superba abilità di arrangiatore, ha creato veramente un’ambientazione sonora di grande arricchimento all’opera ed emotivamente coinvolgente per l’ascoltatore. Io stessa mi sono commossa al primo ascolto di certi brani, per come sono stati magistralmente elaborati. Chi si intende di musica noterà tutte le sfumature che richiamano le varie parole dei testi.
- Josyel, in Fino all’ultimo suonola parola poetica sembra espandersi attraverso il suono, trovando una nuova forma di presenza. Come è nato questo modo di pensare la poesia non come punto di arrivo, ma come spazio di relazione con la musica?
Negli anni ho organizzato molti eventi musicali e letterari, e quand’è possibile unisco le due discipline. I vari linguaggi parlano all’ascoltatore a livelli diversi, e unendoli, il messaggio non può che rafforzarsi, diventare più potente, sotto l’influsso di questa sinergia. Per cui lunga vita a queste collaborazioni! Questa estate a Trento, per esempio, l’associazione Kunst Grenzen – Arte di confine, ha omaggiato le mie poesie con una mostra collettiva di quadri ispirati ai miei versi. E’ stata un’esperienza arricchente per tutti, e molto apprezzata dai visitatori. Da questa occasione è nata anche un’ulteriore collaborazione con la pittrice Manuela Bellusci, che sta realizzando i quadri di ogni brano di questa suite. Si aggiunge quindi un ulteriore livello di comunicazione.
- L’accordatura a 432 Hz e l’uso opzionale dei battimenti binaurali spostano l’ascolto dal piano puramente estetico a quello esperienziale. Quanto era importante per voi che l’ascoltatore fosse coinvolto non solo emotivamente, ma anche a livello corporeo e percettivo?
Qui ritengo più corretto farvi rispondere direttamente da Marino.
Marino: A questo proposito poteri dire che nell’antichità, tale correlazione era nota. Ovunque nel mondo. Pitagora, ad esempio, era solito consigliare melodie da cantare, anche aggiungendo parole, per chi aveva necessità di guarire, da malattie biologiche o sottili, cioè energetiche. Considerando il tema conduttore delle splendide poesie di Josyel, le quali riguardano appunto l’aspetto olistico dell’Essere, ecco che la scelta di un’accordatura consona, ed eventuale aggiunta di Battimenti Binaurali, si rivela ottimale, anzi direi “obbligata” per potersi rivolgere a chi ascolta in modo completo e totale. Altresì è una forma di rispetto, ripeto, biologica (tale accordatura dialoga con le nostre cellule esattamente come lo fa l’ambiente che ci circonda, partendo dalla Frequenza di Schumann) ma anche volta a guardare molto oltre: l’interezza dell’Essere.
- Josyel, la sua poesia viene spesso definita “ispirata” e orientata verso l’Ignoto. In questa suite quella dimensione sembra tradursi in una ricerca interiore laica, più che in una spiritualità codificata: si riconosce in questa lettura?
La spiritualità è una qualità intrinseca alla razza umana, un anelito di ricongiunzione al Tutto da cui proveniamo. Che le religioni lo chiamino Dio, con vari nomi, o che lo si immagini puramente energia, non cambia molto. Le nostre percezioni limitate ne daranno sempre e comunque una visione incompleta che solo l’esperienza diretta può colmare. E lì è compito di ognuno lavorare su se stesso, attraverso il sentiero guida che si ha deciso di intraprendere.
Sono laureata in lingue orientali e ho avuto la fortuna di studiare le religioni comparate, notando che tutte rappresentano concetti comuni. A quel punto è chiaro che ciò che non cambia con il tempo e le civiltà, sia ciò che è di più veritiero. Il simbolismo contenuto nei miei testi è assolutamente universale: il drago come animale che inghiotte e non morde, quindi non uccide, e il cui corpo diventa un sentiero di trasmutazione, è antichissimo in Oriente ma è anche presente nell’iconografia sacra medievale, e ancora prima lo ritroviamo nella Bibbia ebraica con la leggenda di Giona e la balena. Parlare di spiritualità religiosa o laica, è assolutamente relativo, si tratta solo di un linguaggio diverso per intendere le stesse cose, il medesimo mistero.
- Il progetto invita a un ascolto lento, profondo, che va contro la fruizione rapida e distratta tipica del nostro tempo. Possiamo leggere questa scelta anche come una forma di resistenza culturale, un atto consapevole di sottrazione al rumore del presente?
Assolutamente sì. Ma anche qui penso che Marino abbia molto da dire a riguardo.
Marino: Questa è una domanda davvero interessante, i miei complimenti. Penso, tuttavia, che più che trattarsi di una “sottrazione”, potremmo parlare di “aggiunta”. Capisco perfettamente il colore e l’intenzione della domanda, ma preferisco pormi nell’ottica di aggiungere invece che in quella di sottrarre, di poter dire: guarda che se se rallenti un po’ la tua corsa verso il “ritorno a casa”, la morte, e ti guardi intorno… scoprirai un panorama ricco di meravigliosi dettagli che la velocità nasconde. Questa vita è troppo breve per viverla in assenza, ma diventa abbastanza dilatata e lunga se la viviamo in Essenza. In ultimo, è proprio questo atteggiamento che ci permette di trasformare il Rumore in Musica.
- Josyel, Fino all’ultimo suononon propone un percorso interpretativo univoco, ma affida molto alla sensibilità di chi ascolta. Quanto conta, nella sua idea di poesia, che l’esperienza resti irriducibilmente personale, anche a costo di sfuggire a una comprensione razionale immediata?
Il percorso che suggerisco con i miei versi è ben preciso. Comprenderne le chiavi di lettura dipende sempre dall’ascoltatore e dal grado di “evoluzione spirituale” in cui si trova. Ecco che il linguaggio sonico, non verbale, può essere di ulteriore suggerimento, portare nuove suggestioni che il corpo immagazzina. Tutte queste informazioni, dirette o indirette che siano, lavorano sulla psiche e prima o poi porteranno a una consapevolezza rinnovata, pur sempre nella forma e misura del linguaggio dell’ascoltatore, cosa assolutamente fondamentale. Ognuno ha il suo percorso da effettuare, tutti questi sono solo input che ognuno interiorizza alla propria maniera, come tessere di un puzzle prettamente personale.
- Pensando a esperienze artistiche che hanno lavorato sul rapporto tra parola, suono e silenzio — dalla ricerca musicale di John Cage fino a certo cinema contemplativo — sente che questo progetto dialoghi con una tradizione precisa o nasce da un’urgenza completamente autonoma?
Marino: Anche qui rimango colpito dall’acutezza della domanda. John Cage, nella sua ricerca, si riferiva al Wu-wei, concetto Taoista molto interessante quanto vero: in particolare alla partecipazione o meno dell’Ego nella composizione. Lui usava diversi metodi, dapprima l’uso dei i-Ching e poi del computer per ottenere quell’effetto casuale o random che permetteva così di ridurre al minimo la partecipazione egoica, identificandosi più nell’Invisibile che nel Visibile. Raggiungendo il massimo di questa modalità con “4, 33”, brano in cui, attraverso il silenzio della composizione, invitava ad ascoltare l’ambiente, il mondo… ovvero il Sè. Ora, dobbiamo comunque tener ben presente il periodo storico in cui Cage viveva e operava. Siamo negli anni ’50, in cui gli Ego avevano creato seri danni e sofferenze. L’ho sempre considerato geniale, lui poteva vedere dove altri non sarebbero mai riusciti, ma, a differenza sua una visione “melodica”, anche se impregnata di improvvisazione, a mio avviso rientra perfettamente nella logica compositiva. Cioè è vero, l’acqua sgorga dalla fonte e si muove liberamente, senza intenzione, ma segue comunque il tracciato del fiume. Quindi l’Ego non va visto come un “errore”, se posto nella giusta prospettiva. Se “io” definisco l’Universo, tu ne sei compresa o compreso ma anche “io” lo sono. Ne deriva che il distacco definitivo dall’Ego, se così si può dire, non è nel negarlo ma è nell’accettarlo come una componente necessaria al Tutto. Il problema nasce quando ci identifichiamo in esso. Perciò, sì e sì, vi è un collegamento a una tradizione precisa e anche un’urgenza autonoma. Questa è la mia visione del Punto Zero, l’Origine. Uno può essere +1 o -1, lo Zero non ha dimensione.
- Il riferimento alle onde Alpha, Theta, Delta ed Epsilon introduce un lessico che può essere facilmente frainteso o semplificato. Come avete lavorato per mantenere un equilibrio tra suggestione, consapevolezza e responsabilità, evitando di caricare l’ascolto di aspettative improprie?
Marino: Personalmente non ho lavorato affatto in tal senso. Per un semplice motivo: la Libertà. I Battimenti Binaurali non sono compresi nel brano, ma sviluppati dal cervello di chi ascolta. Quindi abbiamo optato per la versione con sola Musica 432 Hz. per tutti, e con Battimenti Binaurali per chi la desidera e ne fa esplicita richiesta. Questo mi appare come un gesto democratico e rispettoso verso chiunque, non crea aspettative e lascia comunque aperta qualsiasi possibilità. Chi sa, coglie, se vuole, chi non sa non è obbligato o spinto in nessun modo o direzione.
- In chiusura, Fino all’ultimo suono sembra chiedere più un tempo di ascolto che di giudizio. Che tipo di incontro spera avvenga tra questa suite e il pubblico: una comprensione razionale, un’esperienza emotiva o qualcosa che accade prima ancora delle parole?
Giuseppina, lei ha colto appieno il cuore del progetto. La cripticità di certi testi e il rafforzamento della parola con la musica, fa sì che il messaggio intrinseco della suite possa essere compreso in tutte queste maniere. Razionalmente (se si conosce il simbolismo di riferimento usato nei testi), emotivamente (declamazione, effetti vocali e musica calibrata non lasciano assolutamente indifferenti), infine a un livello inconscio, perché parole, musica e frequenze adottate, comunicano effettivamente a un livello più profondo.
Alla fine però, Fino all’ultimo suono è un disco/audiolibro che si può fruire in diverse maniere: come semplice, piacevole sottofondo ad attività (anche con le canzoni non sempre si ascoltano tutte le parole), con un’attenzione particolare sulle parole e/o le singole, potentissime note, oppure in maniera puramente rilassante, aperta, senza compiti o aspettative. Lasciarsi cullare da questa novità sonora è già un’esperienza coinvolgente e gratificante di per sé. Nella mia vita do molta importanza alla Bellezza e allo Stupore, qualità che tengono alto il livello della nostra energia, pertanto spero di potere comunicare questo tipo di esperienza, come pare che sia, a un paio di mesi dalla sua pubblicazione.
Per concludere, possono essere utili le suggestioni di qualche ascoltatore: “E’ un viaggio intenso e bellissimo. Lascia senza fiato”; “L’ho ascoltato rapito ed estasiato”; “Un’opera a livello superiore, che mi ha totalmente coinvolto e stupito per la sua originalità”; “Da ascoltare e riascoltare, perché merita veramente un approfondimento”.
LINK di ascolto: https://emarec.bandcamp.com/album/fino-allultimo-suono
Audiolibro: XXX



