18/04/2026
Alla Maison Godot di Ragusa è di scena la donna travolgente e manipolatrice nella  commedia brillante “La sinfonia del destino”.
Cinema&Teatro Eventi

Alla Maison Godot di Ragusa è di scena la donna travolgente e manipolatrice nella  commedia brillante “La sinfonia del destino”.

Gen 26, 2026

Articolo di Angela Di Salvo

TEATRO – Nei giorni 16-17-18-23-24-25 gennaio 2026 è stata messa in scena alla Maison Godot, dopo ben 28 anni dal suo esordio, “La sinfonia del destino”, un testo liberamente tratto da Federica Bisegna da due opere (“Il belvedere” e “Non era la quinta era la nona”) scritte dal commediografo italiano Aldo Nicolaj, nato a Fossano nel 1920 e morto  all’età di 78 anni, autore versatile e fecondo, passato con disinvoltura dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro dell’assurdo.

Il titolo prende spunto dalla quinta sinfonia di Beethoven soprannominata  sinfonia del destino che simboleggia la lotta dell’umanità contro un destino avverso, passando attraverso le tenebre del conflitto fino alla luce del trionfo finale. Un destino che bussa alla porta e che spesso dipende dalle azioni umane e dalla determinazione, dalla ragione e dalla forza interiore, non certamente solo dal caso o dall’imprevedibilità.

I due protagonisti interpretati da Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso hanno saputo narrare una storia davvero avvincente attraverso dialoghi serrati e incalzanti che hanno lasciato senza fiato agli astanti trafitti da fiumi di parole e da eventi a sorpresa. Le commedie di Nicolaj sono caratterizzate da una critica ironica e beffarda al modo di vivere contemporaneo, che non evita di mettere in evidenza i luoghi comuni, le ipocrisie, la visione gretta e stereotipata dell’esistenza attraverso la rappresentazione della classe borghese e piccolo borghese colta nella sua realtà quotidiana.

Dall’adattamento delle due opere fuse insieme è nata questa commedia esilarante che ha raccolto un grande successo di pubblico in Italia e all’estero, a Basilea, a Malta, a Roma a Padova, a Siracusa e a Palermo. Dopo tanti anni è stata messa in scena per la prima volta alla Maison Godot per festeggiare i 20 anni di “Palchi diversi”, travolgendo il pubblico con una interpretazione straordinaria che ha divertito e incantato tutti.

Nocolaj era affascinato dalla figura femminile esuberante, logorroica e sicura di sé, pronta a seguire le sue ambizioni e capace di affascinare e manipolare gli uomini con la sua loquela e il possesso di una cultura che la rendeva irresistibile. Anche in questo lavoro si erge il personaggio di Eva, (interpretato in modo magistrale dalla Bisegna) la quale con la sua mediterranea bellezza e la sua prorompente fisicità, consapevole della capacità seduttiva del proprio fascino , si è mossa con grazia felina sul palco esaltando eleganza e originalità del vestiario reso ammiccante da stole di piume colorate, cappelli vistosi e civettuoli, borsette variopinte,mimica del viso fortemente espressiva che ha saputo  manifestare emozioni,pensieri e stati d’animo, influenzando le interazioni con l’altro sesso in modo strabiliante. Il personaggio maschile, superbamente interpretato da un incredibile Bonaccorso, che ha curato anche la regia, ha dimostrato una istrionica e altalenante espressione dei propri sentimenti che passavano in modo veloce dalla rabbia allo stupore, dalla incredulità alla confusione, dalla voglia di affermazione alla debolezza caratteriale fino alla resa del cedimento amoroso senza scampo, per approdare alla paura di essere fagocitato.

Il perenne scontro fra donna e uomo – come dichiara il regista – attraverso la finzione può aiutarci a scoprire fino a che punto si può spingere. Così il sesso”debole” può accentuare le sue caratteristiche peggiori e sottomettere al volontà di un uomo, scatenando una serie di paradossi e di colpi di scena, in un ritmo frenetico”.

La scenografia essenziale e semplice che ha fatto da sfondo  alla commedia ha volutamente trasformato un oggetto in altri oggetti, pertanto la panchina del parco è diventata prima auto e poi letto ,e allo stesso modo i due personaggi si sono trasformati da persone sconosciute in amanti, in beffati e beffatori, in creature idilliche e poi ciniche, travolti dalle loro debolezze, passioni e volontà di affermazione.

Così anche l’inatteso epilogo finale trasforma un femminicidio in un atto ben diverso da quello cui assistiamo ai nostri giorni, non un gesto violento nato dall’incapacità di perdere il possesso di una donna, ma una reazione scaturita dal bisogno di non essere del tutto sottomesso e annientato dalla vorace personalità di una donna.

Molto pertinenti anche i riferimenti ai social e alle abitudini odierne di intrattenere relazioni e comunicazioni con le moderne tecnologie che ci rendono dipendenti e ci fanno acquisire nuove abitudini e soprattutto desiderio di esserci a tutti i costi. Così in tale contesto persone mentalmente disturbate possono mettere in campo azioni tossiche e lesive per se stesse e per gli altri. Ma questo tema, appena accennato nella parte iniziale della commedia,  potrebbe essere sviluppato in futuro in altre opere teatrali tutte ancora da scrivere.

Ancora una volta la Compagnia Godot ha dato prova di professionalità e di innegabile capacità interpretativa che ha davvero coinvolto gli spettatori donando comicità, ironia e riflessione in un mix di emozioni vere e intense, di quelle che ti restano dentro anche quando lo spettacolo è finito.