11/06/2026
Le proposte del mese di Gennaio
Consigli per la Lettura Proposte del mese

Le proposte del mese di Gennaio

Gen 4, 2026

Gennaio è un mese che invita a fermarsi.
Dopo il rumore delle feste e la corsa di fine anno, arriva un tempo più essenziale, in cui il superfluo si ritira e restano le domande. È il momento in cui lo sguardo si fa più lucido, meno distratto, e cresce il bisogno di comprendere il mondo che abitiamo e il posto che scegliamo di occupare al suo interno.

Le proposte di questo mese nascono da questa esigenza profonda: capire, ascoltare, attraversare il presente con maggiore consapevolezza. Sono libri che parlano di identità in movimento, di radici e di trasformazioni, di bellezza che sostiene e di bellezza che interroga, di giustizia, di responsabilità, di attenzione — verso gli altri, verso il tempo, verso noi stessi.

Dalle donne della diaspora che leggono la realtà da una posizione capace di unire mondi diversi, alla poesia che restituisce voce alla terra e al silenzio; dalla necessità di ritrovare equilibrio nel rapporto con la tecnologia, alle storie intime che intrecciano destini lontani; dalle origini di una grande saga familiare, costruita sulla fatica e sul desiderio di riscatto, fino al ritorno di un personaggio amatissimo che ci costringe a confrontarci con le zone d’ombra della giustizia e dell’animo umano.

Libri diversi per genere e tono, ma accomunati da una stessa tensione: offrire uno sguardo più profondo sul presente. Non danno risposte semplici, non cercano scorciatoie. Al contrario, invitano a sostare nelle complessità, a non eludere le domande, a riconoscere il valore del dubbio come forma di conoscenza.

In un tempo che spinge a semplificare e a correre, queste letture scelgono di rallentare.
E ci ricordano che ogni vero inizio passa dall’attenzione.

#Un libro per comprendere il presente e immaginare il futuro

Donne che ballano tra i fuochi. Le donne della diaspora e la prospettiva di un mondo ibrido,
Mediter Italia, collana Fuori le mura, 2025 – Tehseen Nisar Hussain

Donne che ballano tra i fuochi è un libro necessario, lucido, profondamente contemporaneo. Un saggio che si muove sul confine — geografico, culturale, simbolico — e lo fa scegliendo come punto di osservazione privilegiato le donne della diaspora.

Sono donne che hanno attraversato confini reali, lasciando Paesi segnati da leggi tribali, patriarcato, violenza. Ma una volta approdate in Occidente, hanno scoperto che altri muri le attendevano: meno visibili, forse, ma altrettanto solidi. Hussain ci guida in questa consapevolezza scomoda ma fondamentale: le discriminazioni che colpiscono le donne non sono appannaggio esclusivo di un’area geografica. Cambiano le forme, ma le dinamiche di esclusione, subalternità e violenza restano sorprendentemente simili.

Il libro mette in luce come l’oppressione femminile sia il risultato di conflitti multipli: di genere, certo, ma anche etnici, culturali, politici, economici e religiosi. Tuttavia, ed è qui che il testo si fa davvero visionario, queste differenze non vengono lette come fattori di divisione, bensì come opportunità di solidarietà e sviluppo. L’“altro” non più come negazione di sé, ma come integrazione, contaminazione reciproca, possibilità di crescita comune.

In questa prospettiva, la globalizzazione — spesso demonizzata — potrebbe paradossalmente aprire uno spazio nuovo: quello di una società multietnica e ibrida, capace di riconciliarsi con le proprie contraddizioni. E le donne della diaspora, con la loro esperienza incarnata di attraversamento e resistenza, diventano protagoniste decisive di questo processo.

Perché lo consigliamo
Gennaio è il mese dei nuovi inizi, delle domande che tornano a farsi urgenti, del bisogno di capire dove stiamo andando come società. Donne che ballano tra i fuochi è una lettura che non offre risposte facili, ma strumenti di pensiero. È un libro che aiuta a decostruire stereotipi, a leggere il presente con maggiore profondità e a immaginare un futuro fondato sul dialogo, sull’ascolto e sulla sorellanza.

Lo consigliamo a chi si occupa di diritti umani, migrazioni, studi di genere, ma anche a chi sente l’urgenza di comprendere il nostro tempo oltre le semplificazioni mediatiche. È un testo che invita a guardare il mondo con uno sguardo più ampio, più giusto, più umano.

L’ autrice


Tehseen Nisar Hussain è nata a Karachi, in Pakistan, e vive e lavora a Roma. È autrice di numerosi articoli scientifici e pubblicazioni dedicate ai processi migratori, all’analisi dei conflitti, alla condizione post-coloniale in Pakistan, ai diritti umani e alle dinamiche di genere.
La sua scrittura unisce rigore accademico e profondità umanistica, nutrendosi di riferimenti che vanno da figure politiche come Benazir Bhutto a grandi voci letterarie e spirituali come Arundhati Roy e Jalaluddin Rumi, fino al pensiero dialogico e inclusivo di Papa Francesco.
In questo libro, Hussain trasforma il sapere in atto etico, e l’analisi in gesto di cura verso il mondo.

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#L’angolo della poesia

Fruscio di vento. Poesie di Abruzzo, Monetti Editore, 2025 – Antonella Colonna Vilasi

Esiste un suono antico, primordiale, che è il respiro stesso della terra. Un fruscio di vento che scende dai crinali della Majella, attraversa i borghi di pietra, si mescola al sale dell’Adriatico e porta con sé voci, memorie, immagini che non vogliono essere dimenticate. È da questo respiro profondo che nasce Fruscio di vento, la nuova silloge poetica di Antonella Colonna Vilasi.

Questa raccolta è un viaggio lirico che è insieme mappa dell’anima e geografia emotiva dell’Abruzzo, terra forte e generosa, mai ridotta a semplice sfondo. La poesia di Colonna Vilasi non descrive: interroga. Non racconta il mondo: lo assorbe, lo distilla, lo restituisce in versi essenziali e vibranti, capaci di parlare a chiunque sappia fermarsi ad ascoltare. Il percorso poetico si apre con un invito al silenzio interiore. In testi come Chiacchiere, la poetessa conduce il lettore oltre il rumore del quotidiano, verso uno spazio più autentico, dove spogliarsi del superfluo diventa un atto necessario per accogliere la grazia della parola poetica.

Poi arriva il mare, presenza potente e mai convenzionale. Qui l’autrice evita ogni cliché: l’onda non è solo paesaggio, ma meccanismo emotivo, sussurro che attraversa il tempo e custodisce l’assenza, la memoria, l’amore che resta. Il mare diventa luogo dell’anima, tempesta che dialoga con un’altra tempesta interiore.Non manca il dolore, ma è un dolore che non si compiace di sé. In poesie come Briciole, la scrittura si fa frammento, gesto resistente, tentativo ostinato di raccogliere ciò che resta dopo l’erosione del ricordo e dell’oblio. È qui che la poesia di Colonna Vilasi mostra una delle sue qualità più forti: la capacità di esporre la ferita senza mai perdere la dignità della bellezza.

E poi c’è l’Abruzzo, protagonista silenzioso e vivo. È la terra che accompagna la rinascita quotidiana, che “viene ai piedi” all’alba, ma è anche la terra che rischia di scomparire, colta con struggente lucidità nei versi che parlano di spiagge perdute, di tempo che scivola via, di bellezza fragile. Il lamento non è mai sterile: diventa monito, memoria collettiva, responsabilità. La luna, infine, attraversa la silloge come simbolo di attesa e trasfigurazione. In componimenti di grande essenzialità, poche immagini bastano a contenere universi interi: la luce che cambia il paesaggio, l’assenza che diventa presenza, il silenzio che parla.L’alternanza tra italiano e dialetto abruzzese non ha nulla di folkloristico: è linfa madre, lingua dell’identità e della memoria, capace di scavare più a fondo e restituire autenticità al sentimento poetico.

Perché lo consigliamo
Fruscio di vento è una lettura preziosa per chi desidera rallentare, riconnettersi con il proprio paesaggio interiore e ritrovare nella poesia uno spazio di ascolto autentico. È una silloge che parla di radici, di perdita e di bellezza fragile, ma lo fa con una voce limpida, mai retorica, capace di accompagnare il lettore senza imporre risposte. Lo consigliamo a chi ama la poesia che nasce dalla terra e diventa universale, a chi cerca parole capaci di nutrire il pensiero e a chi sente il bisogno di tornare a un linguaggio essenziale, fatto di immagini che restano e continuano a risuonare anche dopo l’ultima pagina.

L’ autrice

Antonella Colonna Vilasi è una studiosa italiana, docente di intelligence e storia dell’intelligence in numerose agenzie ed università. Si occupa di intelligence dal 1987.Ha all’attivo più di cento pubblicazioni scientifiche in riviste accademiche.
Promuove lo sviluppo della cultura della sicurezza attraverso iniziative didattiche e sociali in qualità di responsabile del Centro Studi Intelligence, ente scientifico riconosciuto dal MIUR, iscritto al Registro della Trasparenza del MISE e della Commissione Europea. Costituito nel 2012 a Roma per sua iniziativa, è un’associazione di esperti italiani ed europei in materia di storia, geopolitica, sociologia, economia e sicurezza internazionale con la finalità di sviluppare un sapere interdisciplinare sull’intelligence.

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#Un libro per vivere meglio il digitale

Oltre lo schermo. Vivere bene con la tecnologia, Independently published, 2025 – Letizia Basile

In un tempo in cui schermi, notifiche e connessioni continue occupano ogni spazio della giornata, fermarsi a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia è diventato indispensabile. Oltre lo schermo. Vivere bene con la tecnologia nasce proprio da questa urgenza: aiutare adulti, bambini e ragazzi a costruire una relazione più sana, consapevole e sostenibile con il digitale.

Il libro non demonizza la tecnologia né propone rigide rinunce. Al contrario, accompagna il lettore in un percorso concreto e rassicurante, mostrando come il digitale possa essere una risorsa preziosa se usato con intenzione, equilibrio e attenzione ai bisogni profondi della persona. Con un linguaggio chiaro, accessibile e adatto a tutte le età, Letizia Basile affronta temi ormai centrali nella vita quotidiana: lo stress da iperconnessione, la difficoltà di concentrazione, la qualità del sonno, la comunicazione in famiglia, la gestione delle notifiche, il bisogno costante di stimoli. Ogni capitolo aiuta a riconoscere segnali spesso sottovalutati — stanchezza mentale, irritabilità, senso di sovraccarico — senza colpevolizzare, ma offrendo strumenti pratici per recuperare presenza e lucidità.

Uno dei punti di forza del libro è la sua dimensione educativa. Oltre lo schermo parla ai genitori che cercano di comprendere il mondo digitale dei figli, agli insegnanti ed educatori che affrontano quotidianamente il tema dell’attenzione, ma anche agli stessi ragazzi, invitandoli a sviluppare una maggiore consapevolezza nelle scelte online. L’autrice insiste su un concetto chiave: vivere bene con la tecnologia non significa usarla meno per forza, ma imparare quando usarla e quando metterla da parte.

Accanto alla dimensione familiare, il testo riflette anche sul lavoro e sulla vita adulta: e-mail senza orari, reperibilità continua, call che invadono lo spazio personale. Basile propone l’idea di una vera e propria “sostenibilità digitale”, fatta di pause di qualità, confini chiari e rispetto per l’attenzione come risorsa preziosa. La disconnessione, in queste pagine, non è mai vista come rinuncia, ma come atto di cura. Staccare la spina diventa un modo per riconnettersi con se stessi, con gli altri e con il tempo reale, quello non mediato da uno schermo.

Perché lo consigliamo
Oltre lo schermo è un libro utile, concreto e profondamente attuale. Lo consigliamo a chi si sente sopraffatto dal digitale e desidera ritrovare equilibrio, a chi educa e accompagna bambini e ragazzi, e a chi vuole imparare a vivere la tecnologia con maggiore libertà e consapevolezza.

È una lettura che non giudica, ma sostiene; non impone regole, ma apre possibilità. Un vero strumento di orientamento in un’epoca in cui difendere l’attenzione è diventato un gesto rivoluzionario.

L’ autrice

Letizia Basile è un’attivista e divulgatrice impegnata sui temi del benessere e della consapevolezza digitale. Da anni esplora e condivide strategie per favorire un equilibrio sano tra vita online e vita reale.
È fondatrice del Movimento di Consapevolezza Digitale #IoStaccoLaSpina, attraverso il quale promuove percorsi di riflessione sulla dipendenza digitale e incoraggia piccoli passi quotidiani verso una relazione più bilanciata con la tecnologia.
Ha già pubblicato il libro La bicicletta che ci ha staccato la spina, da cui prende avvio il suo lavoro di sensibilizzazione. In Oltre lo schermo unisce esperienza personale, osservazione sociale e strumenti pratici, offrendo una guida credibile e accessibile per vivere meglio nell’era tecnologica.

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#Un libro che unisce destini e silenzi

Una vecchia Cinquecento blu, Abrabooks, 2024 – Maria Grazia Nanni

Una vecchia Cinquecento blu è un libro che non alza mai la voce, e proprio per questo lascia un segno profondo. Si presenta come una raccolta di racconti, ma può essere letto come un romanzo composto da quattro storie autonome che trovano il loro senso pieno solo nell’ultima, quando i fili sparsi della narrazione si intrecciano in modo sottile e inevitabile.

Il filo conduttore che attraversa il libro è la bellezza: quella naturale, quella artistica, quella dei luoghi e degli affetti. Una bellezza che esiste, che si manifesta, ma che l’uomo moderno spesso non riesce ad abitare davvero. Non consola, non salva automaticamente, non distrae dal dolore. Rimane lì, potente e indifferente, mentre i personaggi lottano con la storia, con la memoria, con l’assenza.

Il primo racconto ci porta in Abruzzo, in un piccolo paese ai piedi della Maiella, negli anni del dopoguerra. In una famiglia regolata da rigidi equilibri patriarcali, la figura della figlia — bellissima, vitale — diventa elemento di rottura di un ordine già fragile, mostrando quanto il desiderio di libertà possa essere destabilizzante in contesti chiusi e segnati dalla necessità.

Nel secondo racconto ci spostiamo nella Croazia del dopoguerra, tra le ferite ancora aperte del conflitto nell’ex Jugoslavia. Danica tenta una rinascita silenziosa, fatta di gesti quotidiani, di cura, di tradizioni familiari recuperate come appigli contro la perdita. Petar, invece, è ancora prigioniero del passato e intraprende un viaggio alla ricerca della madre dispersa. La natura che lo circonda è incantevole, ma non redime: anche tra lo splendore dei paesaggi, ci ricorda l’autrice, possono consumarsi le atrocità più impensabili.

Il terzo racconto segue Emilia in India, durante un viaggio che dovrebbe essere di scoperta e invece diventa confronto doloroso con l’inadeguatezza dello sguardo occidentale. La maestosità del Taj Mahal non riesce a distoglierla dalla miseria dei giovani mendicanti incontrati lungo il cammino. Ancora una volta, la bellezza non basta a placare il senso di inquietudine e responsabilità.

Sei personaggi, quattro racconti, una lettera che attraversa le storie e le unisce. È proprio quest’ultimo elemento — insieme al quarto racconto — a dare al libro la sua struttura più profonda, trasformando la frammentarietà apparente in un disegno compiuto. La madre, intesa come presenza, assenza, radice e attesa, diventa il centro simbolico attorno a cui ruotano le vite dei protagonisti. La scrittura di Maria Grazia Nanni è sobria, misurata, priva di compiacimenti. Non cerca l’effetto, ma accompagna il lettore con delicatezza dentro storie dense di significato umano ed emotivo. Ogni racconto è un passo, ogni silenzio è parte della narrazione.

Perché lo consigliamo
Una vecchia Cinquecento blu è un libro per chi ama le storie che non gridano, ma restano. Per chi apprezza una narrativa fatta di attese, di legami invisibili, di domande che continuano a risuonare anche dopo l’ultima pagina. È una lettura che invita a rallentare, a osservare, a interrogarsi sul rapporto tra bellezza e dolore, tra memoria e presente. Un libro discreto e profondo, che si muove in silenzio e lascia una traccia duratura.

L’ autrice


Maria Grazia Nanni è nata a Rimini e vive attualmente in un comune alle porte di Bologna. Ha vissuto per due anni negli Stati Uniti con la famiglia.
Nel 2021 ha pubblicato il romanzo La canzone di Milla, accolto con favore dalla critica e dai lettori. Con Una vecchia Cinquecento blu conferma una scrittura attenta alle dinamiche interiori, capace di intrecciare storie individuali e contesti storici con sensibilità e misura.5 #Un grande ritorno narrativo

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#Un grande ritorno narrativo

L’alba dei leoni. La saga dei Florio; Nord, 2026 – Stefania Auci

Con L’alba dei leoni Stefania Auci torna alle origini di una delle saghe familiari più amate della narrativa italiana contemporanea: la storia dei Florio. Dopo I leoni di Sicilia e il seguito L’inverno dei leoni, in questo nuovo romanzo l’autrice ci riporta molto prima dei fasti palermitani, alle radici di un destino segnato da fatica, speranza e volontà di riscatto.

Siamo nel 1772 a Bagnara Calabra, un pugno di terra stretto tra montagna e mare, aspra e indomabile. Qui vive Vincenzo Florio, fabbro tenace, insieme alla moglie Rosa e ai figli, immersi in un contesto dove nulla è garantito e ogni giorno è una lotta. È da questa durezza quotidiana che prende forma il seme di una leggenda: la famiglia Florio non è ancora simbolo di potere, ma uomini e donne in cammino verso un destino che li porterà lontano.

Auci costruisce un prequel avvincente e profondamente umano: la trasformazione di una famiglia ordinaria in dinastia imprenditoriale, destinata a segnare la storia economica e culturale del Sud Italia. Con una prosa misurata eppure vibrante, ci conduce attraverso relazioni familiari, sfide sociali e un senso di appartenenza che nasce più dalla fatica quotidiana che da una promessa di gloria futura.

Perché lo consigliamo
L’alba dei leoni è un romanzo potente e radicato nelle origini, perfetto per chi ama le saghe familiari che intrecciano storia e sentimento, ambizione e fragile umanità. Auci non scrive solo di imprese e ascesa sociale: esplora con sensibilità emotiva i legami, le fratture e le speranze che muovono le vite dei suoi personaggi. È una lettura che affascina per la profondità del ritratto psicologico e per la capacità di far emergere un quadro storico con nitore e coinvolgimento, restituendo al lettore un ritratto vivido di un tempo in cui ogni scelta — ogni sacrificio — ha il peso della sopravvivenza e della promessa di un domani diverso.

L’autrice


Stefania Auci è una delle voci più note della narrativa italiana contemporanea. Nata a Trapani e laureata in Giurisprudenza a Palermo, ha lasciato la professione legale per dedicarsi all’insegnamento e alla scrittura. Il grande successo è arrivato con I leoni di Sicilia (2019), un romanzo che ha conquistato milioni di lettori in Italia e nel mondo, tradotto in oltre quaranta Paesi e tratto anche in una fortunata serie televisiva.

Con L’inverno dei leoni ha vinto il Premio Bancarella e consolidato la sua capacità di raccontare grandi famiglie e destini umani intrecciati alla Storia. La sua scrittura unisce rigore documentario, narrativa coinvolgente e profonda empatia per i personaggi, rendendo ogni nuovo capitolo della saga dei Florio un evento editoriale atteso dai lettori di tutto il mondo.

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#Il ritorno di un personaggio amatissimo

L’orizzonte della notte, Einaudi, Super ET – Gianrico Carofiglio

Con L’orizzonte della notte Gianrico Carofiglio torna a uno dei personaggi più complessi e amati della narrativa italiana contemporanea: Guido Guerrieri, l’avvocato penalista che, libro dopo libro, ha saputo conquistare i lettori non per la sua infallibilità, ma per la sua profonda e disarmante umanità.

Guerrieri è lontano anni luce dagli stereotipi del legal thriller americano. Non è brillante per vocazione, né cinico per difesa. È un uomo che dubita, che sbaglia, che si interroga continuamente sul senso del proprio lavoro e sulle crepe della propria vita privata. Nei romanzi di Carofiglio, il processo non è mai solo un meccanismo giuridico: è uno spazio morale, un campo di tensione dove si confrontano verità diverse, responsabilità individuali, paura, rimorso.

In questo nuovo capitolo, una corte è chiamata a stabilire se un omicidio sia il frutto di una legittima difesa o un atto premeditato. Ma mentre il procedimento giudiziario avanza, è lo stesso Guerrieri a trovarsi sotto processo. Le perdite recenti, il peso del tempo, la solitudine e le domande rimaste senza risposta lo costringono a guardarsi dentro, a misurare la distanza tra ciò che è diventato e ciò che avrebbe voluto essere.

Carofiglio costruisce una narrazione tesa ma intima, in cui l’indagine legale si intreccia con quella interiore. Il diritto diventa ancora una volta una lente per osservare l’esistenza, per interrogare il dolore, il rimpianto, la possibilità – fragile e ostinata – di una felicità che non passa dalla vittoria, ma dalla consapevolezza.

La scrittura è essenziale, controllata, profondamente empatica. Ogni dialogo è calibrato, ogni riflessione pesa quanto un atto processuale. L’orizzonte della notte è un romanzo che procede per sottrazione, lasciando spazio al silenzio, alle esitazioni, alle zone d’ombra che definiscono l’essere umano molto più delle certezze.

Perché lo consigliamo
Questo libro è una scelta ideale per chi ama i romanzi giudiziari che vanno oltre il meccanismo del giallo e diventano strumenti di riflessione sul vivere. È consigliato a chi segue da tempo la serie di Guido Guerrieri, ma anche a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a un personaggio che rappresenta una delle figure più riuscite della narrativa italiana recente.

L’orizzonte della notte parla di giustizia, sì, ma soprattutto di fragilità, responsabilità e ricerca di senso. È una lettura che accompagna, che interroga, che resta.

L’ autore


Gianrico Carofiglio è nato a Bari ed è uno degli scrittori italiani più letti e stimati. Magistrato per molti anni, è stato pubblico ministero impegnato nella lotta alla criminalità organizzata, esperienza che ha profondamente influenzato la sua scrittura.
Ha esordito nella narrativa con Testimone inconsapevole, dando vita al personaggio di Guido Guerrieri, protagonista di una serie di romanzi tradotti in numerose lingue e diventati un punto di riferimento del legal novel italiano.

Accanto alla narrativa, Carofiglio ha pubblicato saggi di grande successo sul linguaggio, la retorica, il dubbio e l’etica della parola, dimostrando una straordinaria capacità di coniugare pensiero giuridico e riflessione civile.
I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo e hanno ricevuto importanti riconoscimenti. La sua scrittura, sobria e profondamente umana, continua a interrogare il presente, mettendo al centro la complessità delle scelte e la responsabilità individuale.

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