11/06/2026
CHE BELLO VIVERE NEL BOSCO STORIA DI UNA FAMIGLIA
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CHE BELLO VIVERE NEL BOSCO STORIA DI UNA FAMIGLIA

Dic 4, 2025

Racconto di Lorenza Di Liberto

Il bosco non dormiva mai davvero, respirava lentamente come un gigante buono. Anche nelle notti più profonde, quando la luna si nascondeva dietro le nuvole e tutto sembrava sospeso, un fruscio, un passo leggero, il battito d’ali di un gufo ricordavano che la vita era ovunque.
In una piccola radura, protetta da abeti alti come torri, sorgeva una casa di legno costruita con mani pazienti. Lì viveva una famiglia che aveva scelto di ascoltare il ritmo della natura invece di quello dell’orologio. Fruscio delle foglie, la voce del vento, il gorgogliò del ruscello dalle acque limpide e il classico cinguettio degli uccelli che all’alba cantavano al giorno nuovo. Era una vita semplice. Ma semplice non voleva dire facile. E di certo non voleva dire noiosa. Quell’autunno, infatti, avrebbe portato nuovi arrivi, nuove prove… e una magia che nessuno di loro avrebbe dimenticato. Mamma Mara accendeva il fuoco ogni mattina mentre l’aroma delle foglie di menta riempiva l’aria. Papá Elio usciva all’alba per controllare l’orto e il frutteto ma rientrava quando Mara suonava la campana per consumare tutti insieme una sana colazione, con i loro 
i tre bambini: Luce, sempre pronta a scoprire misteri; Nilo, che parlava con gli animali più di quanto parlasse con le persone; e Luna che rideva come fosse fatta di campanelli. Quel bosco era la loro casa, il loro maestro, il loro compagno di avventure. Era una vita semplice, ma semplice non era sinonimo di facile. Nessun clacson, nessuna fretta, nessuna folla. Solo legna che bruciava, vento che parlava, e vite intrecciate alla terra. Ma quell’anno… avrebbe portato più sorprese del solito.

CAPITOLO 1 – La vita nella radura La giornata iniziava sempre così: Mara apriva la finestra e annusava l’aria. «Oggi profuma di castagne e di lavoro duro» disse, sorridendo mentre in quella bella mattina d’autunno, Mara preparava la marmellata di more mentre Luna giocava con una bambola fatta di stoffa e fiori secchi. «Mamma, oggi posso aiutarti?» chiese Luce.
«Certo, amore. Le mani piccole fanno il lavoro delicato». Elio entrò con un cesto pieno di zucche:
«È un anno buono. Il bosco è stato generoso.» Elio rise. «Allora è un giorno normale.» Luce apparecchiava la tavola con piatti di legno, Nilo inseguiva una gallina convinto che ogni uovo fosse “il più importante della giornata”, e Luna cercava di indossare gli stivali al contrario. «Luna, amore, il tallone va di là» disse Mara.
«Ma i miei piedi vogliono andare di qua!» rispose la piccola, seria. Dopo la colazione, i bambini corsero verso il margine del bosco. «Portate il cestino!» ricordò Elio.
«Papà, siamo esploratori, non turisti!» gridò Nilo.
«Gli esploratori portano sempre un cestino» ribatté Elio, mentre si apprestava anch’egli ad inoltrarsi nel bosco. Il bosco era un tappeto di foglie dorate. Un cervo li osservava da lontano, immobile come una statua. Un pettirosso li seguiva saltellando tra i rami. Il bosco era un mondo che cambiava ogni giorno.
Luce lo conosceva come le sue tasche, ma riusciva sempre a stupirla: un fungo spuntato nella notte, impronte misteriose vicino al ruscello, un nuovo canto di un uccello mai sentito. Poco dopo Elio era rientrato con un cesto pieno di zucche.
«È un anno buono. Il bosco è stato generoso.» Mara rise. «Allora sarà un inverno normale.» Ma quel giorno, per la prima volta, i bambini incontrarono la Signora del Bosco. Era una donna anziana, piegata ma elegante, con capelli bianchi come rafia e un mantello di lana grezza. «Non spaventatevi, piccoli» disse con voce calma. «Abito laggiù, dove iniziano i faggi. Vi osservo da tempo.» «Come ti chiami?» chiese Luce. «Mi chiamano Nonna Bruma. E credo che un giorno avremo molto da dirci.» Poi sparì tra le foglie, come se il bosco stesso l’avesse inghiottita. I bambini tornarono a casa parlando tutti insieme. «Esiste davvero una nonna nel bosco!»
«Forse è una fata!»
«O una strega buona!» Mara e Elio si scambiarono uno sguardo curioso, ma non dissero niente. 

 CAPITOLO 2 – Il bosco parla mentre esploravano un nuovo sentiero, Nilo si fermò col fiato sospeso. «Un animale sta piangendo.» «Io non sento niente» disse Luce. «Shhh. Ascolta col cuore, non con le orecchie.»
Era una frase che Elio gli diceva spesso. Dietro un tronco, sotto un mucchio di foglie bagnate, trovarono una volpe ferita. Luna si avvicinò piano. «Ha paura… come quando io mi sveglio dai brutti sogni.» Mara accorse.
«Elio, portala dentro. La curiamo noi.» La volpe fu sistemata in un cesto vicino al camino. Ogni giorno l’animale migliorò un po’. Luna, che parlava a modo suo, sembrava capirla più degli altri. «Dice che il bosco è triste» riferì una sera.
«E perché?» chiese Luce.
«Perché sta arrivando qualcosa di forte e cattivo. Una specie di vento cattivo.» Elio si mise a pensare.
«Forse un temporale… o forse qualcosa di più.» La volpe ferita non era solo un animale recuperato.
Col passare dei giorni sembrava diventare un messaggero silenzioso del bosco. Luna che non aveva ancora difficoltà a credere nell’incredibile, le parlava come si parla a un’amica. «Tu senti i temporali prima che arrivano, vero? Per questo eri spaventata.» La volpe socchiudeva gli occhi, rilassata. Una sera, mentre il fuoco crepitava, Nonna Bruma comparve sulla soglia.
Non bussò: era come se appartenesse a quel legno più dei chiodi stessi. «State attenti» disse. «Il bosco grida, ma molti non lo capiscono.» «Che cosa sta arrivando?» chiese Luce. «Qualcosa che può spezzare o unire» rispose Bruma.
«Dipende da voi.» E così andò via, lasciando un odore di erbe e neve.

CAPITOLO 3 – La tempesta Il vento arrivò come un ruggito.
Il cielo diventò nero. Le cime degli alberi ondeggiavano come onde di mare. Dentro la casa tutti si strinsero insieme. «La porta sta tremando!» gridò Nilo.
«È solo il vento che vuole entrare» disse Elio con calma.
«E noi non lo invitiamo!» rispose Luce, cercando di essere coraggiosa. Una tempesta violenta colpì come una bestia furiosa la casa.
La pioggia scrosciava come mille secchi rovesciati. Elio teneva stretta la porta.
«Il pino grande sta cedendo!» «I bambini al centro della stanza!» ordinò Mara. La casa tremò quando l’albero cadde.
La volpe si raggomitolò accanto a Luna. A un tratto un boato scosse tutto.
Un pino enorme cadde nella radura, spazzando via parte dell’orto. Quando la mattina tornò la calma, la devastazione era evidente.
Mara portò le mani alla bocca. «Ci vorranno mesi…» Elio chinò la testa, per la prima volta scoraggiato. È allora che la volpe guarita uscì dalla casa e si fermò davanti a loro, come per dire: non siete soli. E infatti, non lo erano davvero. «Papà… siamo nei guai?» chiese Nilo. Elio sospirò.
«Sì. Ma i guai sono solo problemi che non abbiamo ancora risolto.» Quella frase sarebbe diventata importante molto presto.

CAPITOLO 4 – Il viandante e la giovane apprendista Quella sera, mentre Mara cucinava una zuppa per tirare su il morale, qualcuno bussò. Era un uomo alto, barbuto, bagnato dalla pioggia.
«Mi sono perso nella tempesta. Posso ripararmi qui?» «Certo» disse Elio, pur rimanendo prudente. «Siamo un po’ in disordine, ma il fuoco del camino è un buon piatto di zuppa vi scalderà ». Il viandante, che si chiamava Tomas, rimase colpito dalla loro vita semplice e dal modo in cui i bambini parlavano del bosco come di un vicino di casa. «Avete un tesoro qui. Non tutti sanno ascoltare la natura.» Notò il loro orto distrutto e si offrì di aiutare.
«In cambio dell’ospitalità, posso dare una mano. Sono bravo con gli attrezzi… e con le soluzioni improvvisate.» L’uomo si chiamava Tomas e portava con sé un viaggio lungo e molte storie. Ma non era solo. Dietro di lui comparve una ragazzina di circa dieci anni, con capelli ramati e occhi vivaci. «Lei è Miri, l’ho trovata lungo la strada qualche giorno fa. Stava scappando da chi la trattava male. Non posso lasciarla sola.» Mara prese la bambina tra le braccia.
«Qui nessuno è solo.» Miri imparò subito a dare una mano, soprattutto con i bambini. Luce, Nilo e Luna la adottarono istantaneamente.

 CAPITOLO 5 – La rinascita della radura Tomas si rivelò un talento.
Non solo per riparare, ma per insegnare. Mostrò ai bambini come intrecciare rami per fare piccole recinzioni.
Miri insegnò a Luce a riconoscere foglie medicinali che nemmeno Mara conosceva. «Da chi hai imparato tutto questo?» chiese Mara.
«Da una vecchia donna che viveva nei boschi del nord. Si chiamava Bruma.» Tomas alzò la testa.
«Bruma? Quella Bruma?» «La stessa che è apparsa qui» rispose Elio. Miri sorrise. «Bruma va e viene dove serve.» Il lavoro di ricostruzione unì tutti.
E il bosco sembrava… collaborare.
Nuovi animaletti apparivano, come a osservare. Gli alberi scricchiolavano in modo più dolce. Era come se la foresta volesse aiutarli. 

 CAPITOLO 5 – La radura si rialza Nei giorni successivi lavorarono tutti insieme: Elio e Tomas ricostruirono le recinzioni, Mara ripiantò erbe e semi, i bambini raccolsero rami, rametti e nuova terra buona, la volpe — guarita — girava intorno alla casa osservandoli. «È come se avessimo due papà adesso!» disse Nilo ridendo.
Tomas rise di cuore.
«Non vi libererete facilmente di me.» La radura cominciò lentamente a rinascere. Tomas e Miri non si fermarono per settimane. Tomas lavorava duramente, aveva un talento naturale per costruire e riparare. Tomas si rivelò un talento.
Non solo per riparare, ma per insegnare. Mostrò ai bambini come intrecciare rami per fare piccole recinzioni.
Miri insegnò a Luce a riconoscere foglie medicinali che nemmeno Mara conosceva. «Da chi hai imparato tutto questo?» chiese Mara.
«Da una vecchia donna che viveva nei boschi del nord. Si chiamava Bruma.» Tomas alzò la testa.
«Bruma? Quella Bruma?» «La stessa che è apparsa qui» rispose Elio. Miri sorrise. «Bruma va e viene dove serve.» Miri si rivelò un prodigio nella raccolta: trovava funghi invisibili, bacche rare, acqua nei punti più inaspettati. «Come fai?» chiese una volta Luce.
«Mi ha insegnato tutto Bruma». I bambini sgranavano gli occhi: la misteriosa Nonna Bruma appariva ancora nei loro discorsi. Un pomeriggio, mentre raccoglievano rametti da utilizzare come sostegni per l’orto, la vecchia donna ricomparve come dal nulla. «Vi state riprendendo, vedo.»
«Tu ci osservi sempre?» chiese Nilo.
«Io osservo il bosco. E voi ne fate parte.» Poi guardò Tomas e Miri.
«E voi avete ancora strada da fare. Ma per ora…restate. Questo inverno vi metterà alla prova.»  

CAPITOLO 6 – L’inverno e il ragazzo del villaggio Quando arrivò Silvano, le giornate si erano fatte più corte. Era un ragazzo di vent’anni, gentile e curioso.
Portava farina, coperte e notizie dal villaggio:
«Si parla di una grande nevicata in arrivo. Meglio prepararvi.» Elio ringrazio di cuore per la sua presenza e per il suo aiuto. Mara preparò una cena grande per ringraziarlo.
Durante la serata, Silvano osservò Miri mentre raccontava ai bambini una storia. Quando lei se ne accorse, arrossì.
«Perché mi guardi così?» «Non lo so» rispose Silvano, sincero. «Forse perché… non ho mai visto nessuno parlare al bosco come te.» Miri non disse nulla.
Ma per la prima volta sorrise davvero. La neve cadde presto quell’anno.
La casa sembrava uscita da una fiaba. Luna rideva: «Il bosco ha messo la panna montata!» Gli animali si avvicinavano più del solito, come se cercassero riparo dalla stagione rigida. Tomas costruì un deposito per la legna.
Miri fabbricò piccole trappole per raccogliere rami caduti dalla neve senza dover scavare ogni volta. Tra Silvano e Miri nacque subito un’amicizia tenera e impacciata. Le prime nevicate coprirono tutto con un candore soffice.
Il bosco sembrava una cattedrale di ghiaccio. Lia uscì per prima. «Guarda! La neve fa piccoli brillini!»
«Sembrano stelle cadute» disse Luce incantata. Tomas insegnò ai bambini a creare una casetta di neve per gli uccellini.
Mara preparava tisane calde e dolci di mele essiccate. Il bosco, pur silenzioso, non era mai sembrato così vivo. 

 CAPITOLO 7 – La Vigilia di Natale Quella sera la neve cadeva lenta e fitta.
Dentro la casa brillavano piccole luci di candele e rami di abete decoravano la tavola. «È il nostro Natale più bello» disse Mara sistemando i piatti.
«Merito vostro… e del bosco» aggiunse Elio. I bambini prepararono un piccolo regalo per Tomas: un sacchetto di semi da piantare quando la primavera sarebbe tornata. «Perché così…» disse Luce, «tornerai a trovarci.»
Tomas si commosse. «Ci potete giurare.» Quando aprirono la porta per guardare fuori, videro la volpe guarita seduta sulla neve.
Nel silenzio totale, si avvicinò di un passo e poi un altro.
Lia sussurrò: «Lei è la nostra prima ospite di Natale.» Elio sorrise. «E oggi siamo proprio una bella famiglia allargata.» La casa era piena: Elio, Mara, i tre bambini, Tomas, Miri e persino Silvano, rimasto a festeggiare. Fu una serata di risate, racconti e musica: Tomas suonava uno strumento simile a un piccolo liuto, Silvano cantava, i bambini ballavano. A un tratto bussarono: era Nonna Bruma. «Possa il vostro fuoco rimanere acceso. E possiate non dimenticare mai che il bosco parla… sempre.» Portò in regalo una piccola lanterna con vetri colorati. «Si accenderà da sola quando avrete bisogno di guida.» 

CAPITOLO 8 – Un Natale pieno di neve Uscirono tutti nella radura illuminata dalla luna.
La neve era alta fino alle ginocchia. La volpe guarita li seguiva come un membro della famiglia. Nilo fece un angelo di neve, Luce costruì un mini-pupazzo, Lia provò a mangiare un fiocco al volo. Quando la lanterna di Bruma si accese da sola, tutti rimasero senza fiato. «Guarda!» gridò Miri.
«Sembra che ci indichi il sentiero verso il nuovo anno» disse Tomas. E in quell’abbraccio caldo, sotto una neve che cadeva silenziosa come una promessa, la famiglia capì che non erano più solo cinque. «Questo non è più solo un rifugio» disse Bruma.
«È una casa per chiunque ne abbia bisogno.» La neve cadeva lenta, come benedizione.
In quel momento, sotto il cielo illuminato, erano più di una famiglia. Erano un cerchio.
Una piccola comunità.
Un seme d’amore che il bosco aveva scelto di proteggere. Un seme di amore e di grande libertà E il bosco, quella notte, sembrò davvero sorridere. La vita è sempre bella sé vissuta con amore ovunque tu scelga di vivere, oggi viviamo in un’ epoca malata, ormai intrisa di falsi valori, concediamo la liberta di scegliere nel modo più consono, nessuno di noi ha il potere di condannare qualcuno che vuole vivere al di fuori di inutili schemi