24/08/2026
Manuela Rotili, la voce delle favole che educano alla meraviglia
Interviste

Manuela Rotili, la voce delle favole che educano alla meraviglia

Ott 14, 2025

L’Epoca Culturale intervista la professoressa Manuela Rotili, autrice amatissima di racconti e fiabe che intrecciano fantasia, educazione e memoria. Dalle pagine de “I magici rituali di Natale della famiglia Montanari” e “La Biblioteca dei libri incantati” fino alla serie del Magico Mondo, la scrittrice abruzzese ha costruito un universo narrativo in cui i libri diventano personaggi, le parole ponti d’amore e la lettura un gesto di crescita condivisa.
Con sensibilità pedagogica e profonda umanità, Rotili ci guida in un viaggio tra boschi reali e luoghi dell’anima, dove la fiaba diventa uno strumento per educare, consolare e riaccendere la fantasia dei più piccoli. Tra premi, riconoscimenti e l’esperienza della sua “Casa delle Favole”, la sua missione resta una sola: ricordarci che ogni storia, se ascoltata col cuore, può cambiare un destino.

  • Dott.ssa Rotili, nei suoi libri si avverte una profonda attenzione verso il mondo interiore dei bambini, la loro capacità di sognare e di sorprendersi. Antoine de Saint-Exupéry scriveva: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”. Secondo lei, quanto conta, per chi scrive per l’infanzia, conservare quello sguardo infantile e non dimenticare mai la meraviglia che appartiene ai primi anni di vita?

Grazie per aver sottolineato  l’attenzione verso i bambini. Come ho detto più volte, in precedenti interviste, chi scrive per i più piccoli deve anche saperli comprendere, conoscere le loro esigenze in ogni fase della loro vita. Non è sempre facile. Ma è importante, non ci si può improvvisare scrittori per l’infanzia se non si ha una preparazione in merito. Le mie precedenti esperienze come insegnante mi hanno aiutato ad avere questa conoscenza e l’attenzione che metto anche nella scelta delle parole da usare è sicuramente la parte più difficile del mio lavoro. In base alla fascia d’età alla quale il libro  è destinato scelgo con cura le parole, a volte anche inusuali, ma comprensibili, per arricchire il loro vocabolario.

Ma per rispondere alla sua domanda posso dire che per quanto riguarda me, crescere in un ambiente sereno, mi ha aiutato a conservare un ricordo piacevole della mia fanciullezza, e questo forse mi aiuta nei miei componimenti perché riesco facilmente ad immedesimarmi nei desideri di un bambino, nonostante la  mia vita da adulta mi abbia riservato più dolori che gioie.  

  • In più occasioni lei ha raccontato come la fantasia sia stata un motore fondamentale della sua scrittura, fin dai racconti inventati per sorelle e cugini durante l’infanzia. C’è stato un momento preciso in cui ha compreso che la creatività poteva trasformarsi da semplice dono personale in una vera e propria missione professionale?

Anche lei sa usare i termini con attenzione. La ringrazio per aver usato la parola “Missione”.

Ho sempre saputo di voler fare la scrittrice, la scrittura mi ha spesso aiutato a superare dei momenti difficili. Ma la vita, soprattutto negli anni della mia giovinezza,  imponeva scelte diverse: un lavoro “sicuro”( e certamente “fare la scrittrice” non rientrava tra questi), il matrimonio, i figli. Ed anche se la scrittura ha sempre fatto parte del mio lavoro, non era ancora il mio impegno principale.
E’ stato dopo il periodo oscuro del Covid 19, che ci ha portato all’isolamento sociale che ho capito l’importanza di parlare con i bambini di temi attuali,  per riportarli alla realtà, dopo il periodo di segregazione virtuale; ma nell’unico modo che potessero comprendere, attraverso la fiaba. Da allora scrivo principalmente per loro e cerco argomenti dei nostri tempi, di cui si pongono domande, cercando di dare risposte concrete, attraverso i comportamenti dei protagonisti dei miei libri.

  • In “I magici rituali di Natale della famiglia Montanari” il lettore viene accompagnato in un’atmosfera familiare calda e avvolgente, fatta di tradizioni e piccoli incanti quotidiani. Quanto di autobiografico e delle emozioni vissute nella sua infanzia romana ritroviamo in questo libro, che sembra quasi custodire la memoria di momenti preziosi?

In tutti i miei racconti c’è qualcosa di autobiografico (credo sia prerogativa di molti scrittori),  i miei personaggi sono spesso persone realmente esistite o esistenti, ma le storie, di solito sono frutto della mia fantasia.

 “I magici rituali di Natale della Famiglia Montanari” è un’eccezione:  è totalmente autobiografico, non ho cambiato neanche i nomi dei personaggi, tranne omettendone qualcuno. Ho raccontato esattamente, quelle che sono le emozioni della protagonista, nel vivere i rituali della sua Vigilia di Natale.

 Un omaggio al Natale della mia infanzia e alle persone che lo hanno reso possibile.

Ma anche un modo per avvicinare i giovani di oggi ( sempre più legati al consumismo e sempre meno alle tradizioni), alle emozioni di allora.

  • Manuela, le sue favole trasmettono sempre un messaggio educativo, ma senza mai risultare moralistiche o didascaliche. Come riesce a trovare il giusto equilibrio tra la leggerezza della narrazione e la profondità dei temi affrontati, evitando di “insegnare dall’alto” e scegliendo invece di accompagnare i lettori più giovani in un percorso di scoperta?

Lo scopo della lettura è trasmettere un insegnamento. Ma la lettura deve appassionare ed essere soprattutto piacevole. Altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario. Nei miei racconti l’insegnamento passa attraverso le azioni dei protagonisti, i loro stessi comportamenti  trasmettono un messaggio intrinseco, un esempio da seguire.  Senza dire esattamente cosa è giusto o sbagliato, come si faceva nelle vecchie fiabe, o come ci si deve comportare in determinate situazioni; ma  (se ho fatto bene il mio lavoro), i  miei giovani lettori  ricorderanno le azioni del personaggio che si è trovato in analoga situazione ed agiranno di conseguenza.

  • “La Biblioteca dei libri incantati” ha avuto un grande successo e diversi riconoscimenti, anche per l’originalità di trasformare i libri stessi in protagonisti di un mondo magico. Cosa rappresenta per lei quest’opera e quale messaggio ha voluto affidare a questa storia che sembra celebrare la potenza inesauribile della lettura e della fantasia?

Sono un’appassionata lettrice, una “divoratrice” di libri e ne conservo anche di antichi e rari. Adoro le librerie e le vecchie biblioteche. Era inevitabile che creassi una storia che parlasse di libri. Questo libro è destinato a ragazzi dalla quarta elementare, fino alla prima e alla seconda media ( le classi che lo hanno adottato), uno dei primi libri “da grandi”.  I giovani d’oggi sono attratti dalle tecnologie, gli audiolibri spesso sostituiscono del tutto il libro cartaceo. Non sono contraria agli audiolibri, in alcune situazioni sono addirittura indispensabili, ma è importante che la facoltà di leggere rimanga intatta. Ma, i libri,  da soli, per i giovani non sono interessanti; e così ho pensato che renderli  dei protagonisti, degli “eroi”, fosse il modo più facile di coinvolgere i nostri ragazzi nella lettura.

Ma non essendo di quelle scrittrici che attribuiscono agli oggetti connotazioni umane, dovevo inventare dei libri che facessero cose straordinarie, pur rimanendo libri. E l’habitat naturale dei libri non può essere che una biblioteca. In questo modo, raccontando, ho potuto introdurre dei cenni storici, inserire avventura, azione, un mistero da risolvere e una tenera storia d’amore, tutto ornato con leggerezza,  con un linguaggio che incuriosisce, che invoglia a continuare  a leggere, per vedere cosa succede nel paragrafo successivo. Il mio scopo era introdurre un tipo di lettura che appassionasse i “più grandi” senza tediarli, ma permettendo loro di apprendere con naturalezza alcuni fatti storici, l’amore tra i due protagonisti,  e un pericolo legato ad un  mistero da scoprire.

  • Durante le sue presentazioni e gli incontri con i bambini, la lettura ad alta voce e la narrazione diventano esperienze condivise e coinvolgenti. Qual è stata, nel corso del tempo, la reazione più sorprendente o indimenticabile che ha ricevuto da un piccolo lettore, qualcosa che le ha fatto comprendere davvero la forza comunicativa delle sue storie?

I bambini mi sorprendono sempre, anche i più piccoli. Partecipano con attenzione e stupore e ogni volta interagisco  volentieri con loro per mettere a fuoco  quello che hanno ascoltato.

Una volta sono stata in una scuola elementare che nel programma aveva il mio libro “ Il Magico Mondo delle Favole-storie di coraggio e di avventura”. A fine anno sono stata invitata per essere intervistata dai bambini stessi.  Ho cominciato leggendo loro alcuni dei passi più difficili.

Hanno ascoltato, incantati di sentire dalla voce “della scrittrice” il libro che avevano letto e studiato durante l’anno.

Ognuno di loro aveva un bigliettino in mano con la domanda che avevano preparato per me. Per alzata di mano hanno posto le loro domande, disciplinati. Nessuna domanda banale, vere domande sul comportamento dell’uno o dell’altro personaggio. Nessuna domanda doppia. Li ho invitati a riflettere e prima di dare la mia risposta, ho chiesto la loro. La morale è uscita dalle loro bocche con naturalezza, comprendevano esattamente il messaggio dei protagonisti. Ancora oggi, ripensandoci, provo una forte emozione. Era il mio secondo libro della serie Magico Mondo.

Il primo della serie, “I Meravigliosi racconti del tempo che fu-storie d’amore e d’avventura”, era stato recensito e premiato dalle migliori giurie, ma è stato in quella scuola che ho capito che dovevo continuare, che il messaggio che volevo trasmettere era giunto a destinazione. Una grande soddisfazione. Quel libro è diventato best seller nel 2023.

  • Manuela, dal suo racconto “La principessa e il vagabondo” è stato tratto un cortometraggio che ha dato nuova vita alla storia, raggiungendo anche i lettori più piccoli attraverso il linguaggio delle immagini. Crede che il futuro della letteratura per ragazzi passerà sempre di più attraverso contaminazioni con altri linguaggi artistici, come il cinema, l’animazione e i media digitali?

Credo di sì. Anche se mi batto quotidianamente per i libri cartacei (di cui curo personalmente anche la parte estetica), e per la lettura ( ho fondato “ La Casa delle Favole” un salottino letterario privato, in cui si organizzano incontri di lettura interpretata),credo sia impossibile fermare l’ondata che ci sta travolgendo.

  • Virginia Woolf scriveva che “per scrivere romanzi una donna deve avere una stanza tutta per sé”. Nella sua esperienza personale e professionale, qual è stato lo spazio – fisico o interiore – che le ha permesso di coltivare la sua voce narrativa e di diventare la scrittrice che è oggi?

Inizialmente scrivevo di notte, per non essere disturbata, nello studio di casa.

Poi un giorno una mia amica che ha un’attività commerciale nel sottoscala di un palazzo, mi ha detto che c’era un locale sfitto da anni perché un po’ appartato e poco adatto per un negozio. Era proprio quello che cercavo. Piccolo, tranquillo e con uno spazio esterno. In breve tempo è diventato il mio ufficio e il mio mondo: “Racconti dal passato” ( Sì, ho dato un nome al mio ufficio). Ho creato un ambiente anni ‘50 con foto in bianco e nero di  classi scolastiche della mia famiglia ( di quando le sezioni non erano ancora miste), o  di cerimonie della mia famiglia di origine, la mia  prima fonte di ispirazione. Avevo tutta la tranquillità che volevo.

Ogni tanto qualcuno veniva a trovarmi per un tè e ben presto è diventato una meta da visitare, un luogo un po’ magico e fuori dal tempo. Ho conosciuto persone che mi hanno proposto idee per i libri, lettori, ed emarginati che lì si sentivano al sicuro. Ma solo previo appuntamento, perché quando scrivo ho bisogno di tranquillità ( ma riesco ad isolarmi anche in mezzo ad una gran folla, quando ho un’idea per la testa, uno spunto per un libro, o un personaggio da descrivere “al volo”).

Con il tempo ho avuto bisogno di più spazio ed ora ho un ufficio più grande, anche per ospitare i salottini letterari, ma “Racconti dal Passato” mi ha dato lo slancio necessario, mi ha permesso di aprirmi completamente come scrittrice e lì sono nati anche racconti  per un altro genere di pubblico, su temi difficili  e attuali. Quello” spazietto”  isolato è rimasto nel mio cuore.

  • Nei suoi racconti emergono valori universali come la solidarietà, la resilienza e la speranza, elementi fondamentali per guidare le nuove generazioni. Se dovesse riassumere in una sola frase la missione della sua scrittura, il filo rosso che attraversa tutte le sue opere, quale sarebbe?

“La scrittura non è magia ma, evidentemente, può diventare la porta d’ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi. La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità”

Questa frase di Aharon Appelfeld, mi calza a pennello, perché attraverso la scrittura  e di conseguenza il messaggio che vorrei trapelasse attraverso la lettura, si possono ispirare giovani menti a fare scelte diverse, quando tutto sembra perduto; non è magia ma può agire come tale.

  • Guardando al futuro, quali progetti o sogni letterari sente di voler ancora realizzare? C’è una storia che custodisce “nel cassetto” e che aspetta solo il momento giusto per prendere forma e arrivare al pubblico?

Ci sono sempre “storie nel cassetto”.

 E’ praticamente terminato l’ultimo libro  della serie Magico Mondo sto solo aspettando l’occasione giusta per pubblicare, ci tengo particolarmente, perché il Magico Mondo vive dentro di me e muta a seconda delle emozioni che il mondo reale mi suscita. Un mondo dove chiunque si può rifugiare leggendo, immaginando i ruscelli, le cascate,  le montagne  che descrivo, per stimolare la fantasia o per bisogno di evasione, sapendo che questi luoghi fantastici esistono davvero, basta cercarli.

 Attualmente sto lavorando ad un nuovo romanzo, parzialmente autobiografico, destinato ad un pubblico adulto; inoltre ad agosto, mentre ero in vacanza,  alcune persone che si trovavano nello stesso posto, mi hanno ispirato e ho buttato giù uno schizzo di quello che potrebbe essere un giallo. Un esperimento nuovo per me, ma sono appassionata di gialli, già a quattordici anni collezionavo i libri di Agatha Christie, in seguito Ellery Queen, Nero Wolf, Faletti, Dan Brown, Patricia Cornwell e John Grisham, uno dei miei autori preferiti, mi hanno accompagnato per un lungo periodo della mia vita, quindi chissà che non ne esca qualcosa di buono.

  •  Negli ultimi anni ha partecipato a diversi eventi patrocinati dall’Endas Abruzzo, tra cui“Pescara in Arte”. Quale significato ha avuto per lei il Premio Endas e in che modo senteche questo riconoscimento valorizza il suo impegno nel promuovere la cultura e laletteratura per l’infanzia?

Il Premio Endas premia chi contribuisce attivamente alla crescita culturale e sociale della comunità abruzzese,  e sono stata particolarmente orgogliosa quando mi hanno chiamato in rappresentanza della Marsica. Avevo già ricevuto dei premi per la mia attività letteraria, ma per la prima volta, il premio era  rivolto alle  mie attività correlate, ai miei gruppi di lettura, nati per diffondere i libri del Magico Mondo e in seguito ampliati ai classici e alla lettura in genere:  parlare del mio progetto davanti  ai capisaldi della cultura e del sociale ,sentire da esperti del settore che venivo premiata per aver trovato il modo di riunire i bambini abruzzesi delle primarie con le minoranze etniche, e i ragazzi disabili con un format che andava bene per tutti, è stato molto gratificante.

Anche la cerimonia di premiazione che si è svolta durante la manifestazione “Pescara in Arte- La Marsica incontra l’Adriatico” all’interno della casa dannunziana, mi ha sorpreso e motivato: ho conosciuto importanti personalità di spicco, gli  “addetti ai lavori” della cultura abruzzese con i quali  ho parlato del mio progetto e con i quali, in seguito, ho potuto collaborare, arrivando a far parte degli esponenti della cultura locale.

Il Premio Endas mi ha aperto delle porte e mi ha aiutato a farmi conoscere in Abruzzo, anche al di fuori  di Avezzano, la città dove vivo stabilmente da circa dieci anni.

  • Il Premio Flora 2024 per l’imprenditoria femminile è stato un momento importante della sua carriera, legato anche alla sua “Casa delle Favole”. Cosa ha rappresentato per lei questo riconoscimento e quanto ritiene che progetti come la sua Book Room possano contribuire alla diffusione della lettura tra i più piccoli?

Il premio Flora  ha riconosciuto l’impegno profuso nella diffusione della lettura, e cito testualmente: “ Premio Fora per la sua intera opera”, libri e salottini letterari. Vincerlo mi ha spronato a continuare, ad accrescere ed ingrandire gli spazi e le attività legate alla lettura.

la Casa delle Favole ha avuto ed ha un grande rilievo per la diffusione dei testi scelti e della cultura in genere. Vivo in una provincia prettamente rurale, la famiglia e la terra vengono al primo posto, e spesso oltre agli studi tradizionali non c’è molto spazio per le attività culturali extracurriculari,  quindi non è stato facile impormi. Ma la Casa delle Favole rappresenta un porto sicuro, aperto a tutti, accogliente, dove possiamo anche non leggere qualche volta, ma parlare, raccontare, scambiarci libri e idee. Dove si possono fare incontri inusuali, che ci arricchiscono e ci uniscono. Inoltre, alla book non si paga l’ingresso e si esce sempre con un regalino. La lettura interpretata coinvolge, e alla fine appassiona, anche chi non ama leggere. Dovrebbero esistere tante Case delle Favole.

  • Nel 2023 le è stato conferito il titolo di “Favolista d’Abruzzo” dal critico letterario Massimo Pasqualone, un riconoscimento che premia l’originalità del suo immaginario narrativo. Che valore ha per lei questo titolo e come sente di rappresentare, attraverso le sue storie, l’identità culturale e la magia del territorio abruzzese?

Sono molto grata al professore per il titolo conferito, perché mi classifica esperta di favole, e questo è importante quando si scrive per i più piccoli.

Io sono nata e crescita a Roma, ma sono marsicana di origine. Ho conosciuto l’Abruzzo e le sue tradizioni fin da bambina. Ma è l’ambiente che mi ha sempre appassionato. Mio padre mi portava in montagna o per i boschi, mi spiegava i nomi delle località e la loro origine. Tutti i libri del Magico Mondo descrivono un sito realmente esistito o tutt’ora esistente: boschi, laghi, grotte, cascate, borghi, sentieri..

Ho una scrittura particolarmente descrittiva e chi ama l’Abruzzo non può non riconoscere i luoghi rappresentati. Attraverso le mie storie, ci si catapulta in luoghi fiabeschi, i racconti narrano spesso le tradizioni del territorio o la caratteristica principale. Chi non conosce questa regione non crede che esistano davvero questi luoghi magici. Ma leggendo ci si proietta all’interno di essi, i piccoli  chiedono ai genitori di portali nel bosco magico, nel lago incantato,  nella grotta delle fate o sul Monte Fumoso e descrivendoli spero di contribuire al rafforzamento della loro cultura d’origine, mettendo in una luce nuova delle meravigliose località che a volte si tende a dare per scontate.

Dott.ssa Rotili la ringraziamo per il tempo che ha dedicato ai nostri lettori