24/08/2026
Nino D’Angelo :”Il poeta che non sa parlare”
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Nino D’Angelo :”Il poeta che non sa parlare”

Set 9, 2025

VENEZIA – Lo ricordo vestito di bianco, con il caschetto biondo che ha segnato un’epoca. Era nella piccola città del Gattopardo, e sembrava uscito da uno dei suoi film, quelli che hanno fatto sognare generazioni. Nino D’Angelo non è solo un cantante, un attore, un regista: è un simbolo. Lo scugnizzo che ha dato dignità al dialetto napoletano, trasformandolo da lingua di strada a materia di studio accademico. Un poeta neomelodico che ha saputo parlare al cuore, anche di chi dice di non ascoltarlo.

Oggi, Nino è protagonista assoluto alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sfila sul red carpet con fierezza, accanto ai grandi nomi del cinema mondiale: Julia Roberts, George Clooney, Cate Blanchett, Jude Law. E con loro, i suoi concittadini Paolo Sorrentino, Toni Servillo, Valeria Golino. Ma Nino non si lascia intimidire: affronta la passerella con il suo piglio giocoso, con quell’ironia che non lo ha mai abbandonato, nemmeno quando il mondo dello spettacolo gli ha sbattuto porte in faccia.

Per anni, la cultura ufficiale ha guardato con sospetto il suo successo popolare. Le sue canzoni, come ’Nu jeans e’na maglietta o Il ragazzo della curva B, venivano snobbate, mentre il pubblico le cantava a squarciagola. Eppure, proprio quella Mostra del Cinema che oggi lo celebra, lo aveva escluso quando fu presentato Tano da morire, il film che gli ha cambiato la vita artistica e gli ha regalato premi e riconoscimenti.

Ora, con il documentario “Nino. 18 giorni”, diretto dal figlio Toni D’Angelo e presentato fuori concorso a Venezia, il cerchio si chiude. È un ritratto intimo, che racconta l’uomo dietro l’artista, tra prove, ricordi e ritorni nei luoghi dell’infanzia. Un diario visivo che fonde pubblico e privato, e che mostra quanto Nino abbia dato, e continui a dare, alla musica e al cinema italiano.

Lo vediamo anche sui social, su TikTok, mentre cucina o si racconta con semplicità. Non ha mai dimenticato da dove è partito: da Popcorn e patatine, da San Pietro a Patierno, da una Napoli che lo ha amato e cresciuto. E oggi, finalmente, anche l’Italia ufficiale lo abbraccia.

Nino D’Angelo è la prova vivente che il talento non ha etichette. Che la cultura popolare, quando è autentica, può diventare patrimonio. E che il riscatto, a volte, passa proprio da un red carpet.

Nei libri pubblicato da B.C. Dalai Editore e Baldini+Castoldi Nino parla di sé come “Il poeta che non sa parlare” ma io aggiungere arriva nei cuori ed è un riscatto a tutti quei “No”.