“Fantasia reale”: quando l’assurdo diventa poesia con Diletta Cappannini, autrice del nuovo libro edito da Bertoni
L’ articolo è a cura di Ilaria Solazzo
Dal 4 giugno 2025 è disponibile in libreria “Fantasia reale”, il nuovo libro della scrittrice Diletta Cappannini, edito da Bertoni Editore. Una raccolta di trentacinque racconti che sfidano i confini della realtà, componendo un mosaico immaginifico dove ogni storia è un piccolo universo a sé stante, carico di leggerezza e profondità.
Composto da 184 pagine, il volume si presenta come un antidoto contro “inverni asettici”, un invito a riscoprire la potenza del racconto, dell’assurdo e del sogno. Abbiamo intervistato l’autrice, che ci ha accolto con gentilezza e riflessioni acute su scrittura, immaginazione e vita.

INTERVISTA A DILETTA CAPPANNINI
- Com’è nato “Fantasia reale”? Qual è stata la scintilla iniziale?
Diletta Cappannini: È nato quasi per gioco, durante un periodo particolarmente silenzioso della mia vita. Avevo bisogno di un luogo mentale dove tutto fosse possibile, anche l’assurdo. Così ho iniziato a scrivere racconti brevi, senza un progetto organico. Solo dopo ho capito che stavo costruendo un mondo coerente, fatto di leggerezza e stranezze, che rifletteva però qualcosa di molto reale.
- Il titolo unisce due concetti apparentemente opposti. Perché “Fantasia reale”?
Volevo sottolineare quanto la fantasia, se ben coltivata, possa diventare parte integrante della nostra quotidianità. Non si tratta di evasione, ma di uno strumento per osservare meglio la realtà. A volte ciò che è immaginato rivela più verità di ciò che è semplicemente vissuto.
- I suoi racconti sono descritti come assurdi, imprevedibili, sognanti. Da dove trae ispirazione per queste storie?
Da ciò che mi circonda, spesso da piccoli dettagli insignificanti: un gesto in metropolitana, una frase ascoltata per caso, un animale che si comporta in modo inusuale. Poi c’è il sogno, il gioco mentale, la provocazione. Mi diverto a portare all’estremo una situazione quotidiana per vedere dove può arrivare.
- In un panorama editoriale che spesso predilige romanzi lunghi o saghe, perché ha scelto la forma del racconto breve?
Perché credo nella potenza della sintesi. Il racconto breve è come uno scatto fotografico: se ben costruito, può restare impresso nella memoria più di un intero film. Inoltre, lascia spazio all’immaginazione del lettore, che completa il quadro con il proprio sentire.
- Qual è il tono dominante del libro: ironia, malinconia, speranza…?
Direi un equilibrio tra leggerezza e riflessione. Non amo drammatizzare, ma nemmeno banalizzare. Molti racconti iniziano in modo surreale e si concludono con una considerazione più profonda, a volte anche malinconica. È il mio modo di raccontare la complessità umana con rispetto e un pizzico di ironia.
- C’è un racconto a cui è particolarmente legata?
Sì, ce ne sono diversi, ma se dovessi sceglierne uno direi “Agata”. È un racconto particolare, che parla di speranza e inganno, ma lo fa con un sorriso e un finale inaspettatamente surreale. Rappresenta bene lo spirito del libro.
- Alcuni dicono che i giovani oggi manchino di fantasia. Lei cosa ne pensa?
È un pregiudizio piuttosto comodo. I giovani non sono privi di fantasia, semplicemente la esprimono in modi nuovi, non sempre riconosciuti dalla generazione precedente. La creatività esiste, è viva e pulsa forte. Basta volerla vedere, e soprattutto lasciarla libera di esprimersi.
- Come spera che il lettore si senta dopo aver letto il suo libro?
Spero che si senta sorpreso, un po’ destabilizzato, ma anche alleggerito. Vorrei che chi legge “Fantasia reale” si accorgesse che anche nella stranezza c’è verità, che il sorriso e il pensiero possono coesistere. E magari che si senta ispirato a inventare qualcosa di proprio.
- Sta già lavorando a un nuovo progetto?
Sì, anche se per ora è tutto molto embrionale. Posso dire che sarà una raccolta di poesie. Ma la mia impronta resterà questa: continuerò a cercare quella linea sottile dove l’impossibile diventa necessario e realizzabile.
“Fantasia reale” non è solo un libro di racconti: è un invito a lasciarsi sorprendere, a vedere il mondo con occhi diversi, a non rinunciare mai alla possibilità di immaginare. Un’opera che si fa leggere con leggerezza e che, allo stesso tempo, lascia spazio alla riflessione. Perché come ricorda l’autrice, “per non morire in inverni asettici, bisogna pur inventarsi qualcosa”.
In un’epoca in cui molte storie si assomigliano e l’originalità sembra merce rara, Fantasia reale si distingue per coraggio e autenticità. Non è solo una raccolta di racconti: è un viaggio nell’inatteso, un piccolo atlante dell’assurdo dove ogni pagina sorprende e stimola.
5 buoni motivi per leggerlo (e regalarlo):
È diverso da tutto ciò che avete letto finora.
I trentacinque racconti di Diletta Capannini sfuggono alle etichette e ai generi, offrendo uno sguardo nuovo sulle cose di tutti i giorni.
Colpisce in poche pagine.
Perfetto per chi ha poco tempo ma ama le letture che lasciano il segno: ogni racconto si legge in pochi minuti, ma resta in testa per molto di più.
Fa sorridere e pensare.
La leggerezza non è mai banale: tra un personaggio improbabile e una situazione surreale, ci si ritrova spesso a riflettere su sé stessi e sul mondo.
È un antidoto alla noia e alla prevedibilità.
Se cercate una lettura che vi faccia alzare un sopracciglio, spalancare un sorriso o sospirare alla fine della pagina, Fantasia reale fa per voi.
È un inno alla creatività.
In un’epoca in cui si dice che “tutto sia già stato scritto”, questo libro dimostra il contrario. È la prova vivente che la fantasia esiste, ed è più viva che mai.
Chi ha detto che la fantasia non esiste più, non ha ancora aperto questo libro: una pagina e il mondo non sarà più lo stesso.
Il dipinto in copertina è stato realizzato dal pittore Luca Cisternino.