07/11/2026
LEGGE FINE VITA IN SICILIA
sito

LEGGE FINE VITA IN SICILIA

Nov 6, 2026

LA FRAGILITÀ NON È UN ERRORE DA CORREGGERE: LA SANITÀ PUBBLICA CURI EACCOMPAGNI.

LA LIBERTÀ È POTER SCEGLIERE LA VITA SENZA ESSERE LASCIATI SOLI: ACCOMPAGNARE IL DOLORE, NON ANTICIPARE LA MORTE

Di fronte all’avvio della discussione, presso la VI Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, sul testo unificato dei disegni di legge sul suicidio medicalmente assistito, Comunione e Liberazione Sicilia accoglie con profonda responsabilità l’appello della Conferenza Episcopale Siciliana (CESi) e fa proprie le preoccupazioni espresse dal Forum delle Associazioni Familiari della Sicilia.

Il dibattito che si apre nella nostra Isola non può essere ridotto a una mera regolamentazione procedurale o burocratica di protocolli di morte.

Il rischio è quello di cedere a scorciatoie legislative imposte sull’onda di pressioni ideologiche, che finiscono per stravolgere la missione stessa dello Stato e del Servizio sanitario pubblico. Gli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e la legge istitutiva del SSN (L. 833/1978) hanno fondato la Sanità italiana sulla cura, sul mantenimento e sul recupero della salute senza distinzioni, riconoscendo che ogni istante di vita è portatore di un valore assoluto e indisponibile. Mutare gli ospedali pubblici in erogatori di prestazioni letali significa alterare la natura dell’alleanza terapeutica, generando senso di solitudine e disorientamento nei malati, nei loro familiari e negli stessi medici la cui vocazione è difendere la vita umana fino al suo compimento.

La pretesa di fare dell’autodeterminazione assoluta l’unica misura della dignità umana conduce a ritenere prive di valore le fasi dell’esistenza segnate dalla non autosufficienza e dalla debolezza, spalancando le porte a una disumana cultura dello scarto. Al contrario, come ha ricordato papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, «edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere» o da rimuovere. Non servono leggi che aiutano a togliere il disturbo invece di aiutare, ma istituzioni che sappiano tessere e sostenere «una rete di relazioni fondamentali».

Chiunque sperimenti da vicino la sofferenza sa che la richiesta di anticipare la morte non è quasi mai un atto di fiera autonomia, ma il sintomo lacerante della paura del dolore e della solitudine. Al malato, come ha ricordato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, spetta vicinanza, sollievo, cura e una presenza viva, mai la somministrazione della morte. Risuonano perentorie le parole di papa Leone XIV a Lourdes: «Non si ha cura della vita infliggendo la morte… È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale. La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata. Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità».

Per tali ragioni, Comunione e Liberazione Sicilia rivolge un deciso appello a tutte le forze politiche così come ad ogni singolo deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana affinché la Sicilia percorra una strada diversa dalle forzature legislative viste altrove ed in particolare:

  • Rifiuto del presunto “diritto a morire”. Fermo rispetto dei limiti costituzionali. La Corte Costituzionale, specie nella principale sentenza n. 242/2019 ha individuato un’area circoscritta di non punibilità in casi eccezionali, senza riconoscere alcun “diritto soggettivo alla morte” né imporre al sistema sanitario regionale l’obbligo di organizzare o erogare pratiche di anticipazione del decesso. La Regione non introduca, perciò, automatismi o canali preferenziali per il suicidio assistito, che snaturerebbero i compiti dei presidi ospedalieri e dei comitati etici e darebbero un pubblico messaggio di disvalore e abbandono della vita fragile.
  • Tutela della vocazione medica e del personale sanitario: I medici, gli infermieri e gli operatori sanitari non devono essere trasformati in esecutori di morte. La sanità siciliana deve continuare a essere un luogo di alleanza terapeutica, difendendo la libertà di coscienza e la dedizione professionale alla cura.
  • Riconoscimento del prioritario rilievo da attribuire alle cure palliative, alla terapia del dolore (Legge 38/2010) e ad “un adeguato sviluppo” delle relative reti “al fine di evitare un ricorso improprio al suicidio assistito” (Cort. Cost. sentenza n. 66/2025): la vera risposta al dolore estremo è la presa in carico globale della persona. Chiediamo pertanto la piena e uniforme attuazione della ancora troppo inattuata Legge 38/2010 in tutte le province dell’Isola, con investimenti certi nel potenziamento degli hospice, delle reti di terapia del dolore e delle unità di cure palliative domiciliari, attive fin dalle fasi precoci della malattia cronico-degenerativa, insieme a un costante supporto psicologico e a una rendicontazione trasparente dei servizi resi.
  • Sostegno concreto e strutturale ai caregiver familiari: le famiglie non possono essere lasciate sole a sostenere il peso dell’assistenza continuativa. Occorrono sostegni economici diretti, agevolazioni fiscali, servizi di sollievo (“servizi di respiro”) e strumenti efficaci di conciliazione tra lavoro e tempi di cura.
  • Coinvolgimento reale della società civile e del Terzo Settore: un passaggio legislativo di tale portata antropologica in tutta la società non può essere consumato in modo affrettato, ma richiede una imprescindibile fase di ascolto e di confronto con tutti quei corpi intermedi in grado di offrire uno specifico contributo di competenza ed esperienza quanto mai necessaria in questa fase.

La qualità della convivenza civile e della coesione sociale della Sicilia non verrà misurata dalla celerità con cui disporrà protocolli per porre fine alla vita, ma dall’attenzione e dalla cura con le quali saprà custodire e accompagnare la vita di ogni persona, condividendone la fragilità fino al suo naturale compimento.