12/10/2026
FRATEL BIAGIO E LA COSCIENZA DI PALERMO
Le Carnet Mondain

FRATEL BIAGIO E LA COSCIENZA DI PALERMO

Ott 12, 2026

Articolo a cura di Gigi Vinci

Cari lettori, ho guardato su Rai 1 il film dedicato a Fratel Biagio, ho ripensato a tante cose e mi è venuto il desiderio di condividere qualche ricordo personale e qualche riflessione.

Biagio Conte è stata la nostra coscienza pulita in una città sudicia, come Palermo. E non mi riferisco all’immondizia.

Quante volte, vedendo una persona abbandonata per strada, dicevamo, «Vai da Biagio Conte». E così, in qualche modo, ci pulivamo la coscienza. Lui si sarebbe occupato di quella persona e noi ci sentivamo a posto. Ma Biagio era proprio questo, la nostra coscienza collettiva. Ci ricordava quello che noi, come persone e come comunità, avremmo dovuto fare.

Io lo ricordo sempre sorridente, con quegli occhi pieni della luce di Dio.

C’è un episodio della sua vita che mi è rimasto particolarmente impresso. In un periodo della sua vita Biagio non riusciva più a camminare ed era costretto sulla sedia a rotelle. Quando si presentò la possibilità di andare in pellegrinaggio a Lourdes, non voleva partire perché desiderava lasciare il posto ad altri ammalati. Alla fine, quasi lo costrinsero ad andare.

A Lourdes fece il bagno nelle vasche e, in seguito tornò a camminare sulle proprie gambe.

Io l’avevo visto prima, quando era sulla sedia a rotelle, e l’ho visto dopo, durante un momento di adorazione eucaristica. Era proprio davanti a me, in piedi sulle sue gambe!

È un’immagine che porto nel cuore e che per me ha un significato spirituale enorme. Racconto quello che ho visto con i miei occhi e che appartiene alla mia esperienza personale e alla mia fede.

Ecco perché, guardando il film, mi è dispiaciuto che, a mio parere, sia passata soprattutto la dimensione della carità, che certamente è stata immensa, mentre avrei voluto che emergesse maggiormente anche la sua dimensione personale e spirituale, alle volte ascetica ed eremitica. Perché Fratel Biagio non era soltanto un uomo che aiutava i poveri. Era un uomo profondamente legato a Dio, e credo che proprio da lì nascesse tutto il resto.

La Sacra Scrittura ci ricorda, nella Lettera ai Romani, «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Romani 5,20).

E pensando a Palermo, credo che queste parole abbiano un significato particolare.

In un periodo estremamente difficile della nostra storia, segnato dalla guerra di mafia, dai cadaveri eccellenti e dalle stragi, abbiamo avuto la grazia di incontrare uomini che hanno rappresentato un punto di riferimento per la città e per tante persone.

Penso innanzitutto al cardinale Salvatore Pappalardo, un uomo di grande carisma, che è stato una figura importantissima per l’Arcidiocesi di Palermo.

Ricordo l’amore che i palermitani avevano per lui. Ogni volta che entrava in una chiesa per una visita o per celebrare la Santa Messa, le persone presenti si alzavano in piedi e applaudivano. Io l’ho visto e questa cosa mi è rimasta impressa. Personalmente, non ricordo di aver visto la stessa accoglienza nei confronti di chi è venuto dopo di lui.

Era il segno di quanto il popolo amasse il proprio pastore. Pappalardo è stato presente in uno dei periodi più dolorosi per Palermo e ha rappresentato una voce importante in una città che aveva bisogno di coraggio e di speranza. Ricordiamo anche la sua presenza ai funerali di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, celebrati a San Domenico nel maggio del 1992.

Un’altra figura importantissima è stata padre Matteo La Grua, frate francescano ed esorcista, conosciuto e stimato da tantissime persone.

Si stima che, nel corso della sua lunga vita, abbia incontrato circa 700.000 persone. Una cifra impressionante, quasi come se tutti gli abitanti di Palermo fossero passati da lui.

Pensiamo a quante persone si sono rivolte a padre Matteo per cercare una parola di conforto, una preghiera, una speranza. Era conosciuto soprattutto per il suo ministero di esorcista e di liberazione spirituale. Tante persone si affidavano a lui per essere aiutate ad affrontare quelle che, nella tradizione cattolica, vengono definite ossessioni, vessazioni e possessioni demoniache.

È stato per moltissimi un punto di riferimento spirituale, un sacerdote al quale rivolgersi quando si attraversavano momenti di grande sofferenza, nella speranza di ritrovare la pace e la libertà dei figli di Dio.

Quando penso a lui, penso a una vita spesa ad ascoltare, pregare e dare speranza a una moltitudine di persone.

Poi c’è don Pino Puglisi, che purtroppo non ho avuto la grazia di conoscere personalmente e che non ho incontrato nel mio percorso spirituale. Di lui conosco quello che tutti, attraverso la sua storia e le testimonianze che ci sono state tramandate, abbiamo imparato a conoscere.

Un sacerdote che ha dedicato la propria vita ai giovani di Brancaccio, cercando di offrire loro un’alternativa alla cultura mafiosa attraverso il Vangelo, l’educazione e la presenza quotidiana. Un uomo che ha avuto il coraggio di testimoniare la propria fede fino al sacrificio della vita, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56° compleanno.
Quando penso a questi uomini, mi viene da dire che Palermo è stata davvero graziata.
Forse non abbiamo compreso fino in fondo il dono che abbiamo ricevuto, perché quando certe persone sono in mezzo a noi non sempre ci rendiamo conto di chi abbiamo davanti. Vediamo la luce nei loro occhi, ascoltiamo le loro parole, assistiamo alle loro opere, ma forse non comprendiamo la grandezza della loro testimonianza.

E allora torno a quella frase dalla quale sono partito, perché credo che racchiuda il senso di tutto questo.

Biagio Conte è stata la nostra coscienza pulita in una città sudicia.

E non mi riferisco all’immondizia.

Vostro Gigi Vinci.