Pierdonato Taccogna: con “MOON” la pittura insegna a guardare il cielo
Riconoscere nel cielo un colore già incontrato sulla tela: è l’esperienza che Pierdonato Taccogna auspica per chi visiterà MOON, la sua mostra personale che si inaugura il 2 ottobre al Casino delle Muse di Palermo, a cura di Giulia Sirchia. Un invito ad affinare l’attenzione, a soffermarsi sulle trasformazioni della luce e a ritrovare quella meraviglia che la natura offre quotidianamente, spesso senza essere osservata.
Intervistato da Giuseppina Tesauro per L’Epoca Culturale, l’artista pugliese racconta il lavoro che precede e accompagna queste visioni: lo studio dei maestri, la preparazione artigianale dei materiali, il confronto fra memoria, intuizione e fenomeni astronomici. Dalle immagini interiori che mutano durante la lavorazione del dipinto a Eclissi, dove riunisce visivamente l’eclissi solare e quella lunare, Taccogna ci conduce dentro una pittura capace di interrogare la percezione. L’assenza di riferimenti all’orizzonte lascia allo sguardo la libertà di esplorare: un’esperienza che, nelle intenzioni dell’artista, continua anche fuori dalla galleria.
- Pierdonato Taccogna, dopo il liceo artistico e gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bari, nel 2014 sceglie di dedicarsi interamente alla ricerca personale, approfondendo la storia delle tecniche pittoriche. È un percorso nel quale la conquista di un linguaggio proprio passa anche attraverso il confronto con il passato. Come ha costruito questa autonomia e quali insegnamenti della tradizione continua ancora oggi a mettere alla prova nel suo lavoro?
Un grande insegnamento della tradizione consiste nel saper sperimentare e cogliere ogni aspetto positivo di ogni risultato, al fine di intrecciarlo con altri e dare vita a una tecnica del tutto personale. Spesso mi son ritrovato oltre che a studiare e sperimentare, ad osservare le opere dei maestri, al fine di capire come uno strato pittorico potesse interagire con un altro strato e successivamente ritrovarmi in studio per eseguire quel che la teoria mi aveva insegnato.
- All’origine della sua ricerca sulla luce viene ricordata un’esperienza personale vissuta nel 2005, alla quale si legano bagliori, visioni e percezioni che coinvolgono anche suoni e profumi. La pittura sembra diventare il luogo in cui dare una forma condivisibile a qualcosa di profondamente intimo. Come è cambiato, negli anni, il rapporto con quelle immagini e che cosa accade alla memoria quando prova a tradurla sulla superficie di un quadro?
La memoria di quell’esperienza non è mai mutata; ciò che cambia, invece, è la messa in pratica dell’emozione vissuta in quel momento. Quando immagino un’opera molte volte mi ritrovo ad osservarla da più punti di vista; quello che accade è l’osservazione dell’azione nel tempo; mi ritrovo a dipingere un’opera e ad osservarne il costante mutamento. A volte ho un’idea ben chiara: il disegno fissa la visione di un dato momento; successivamente, quando inizio a dipingere, accade spesso che la visione iniziale tardi a manifestarsi o muti nei toni e nei movimenti, affinché ci sia il trionfo dei colori e della luce
- Nella sua biografia racconta di preparare personalmente colori e materiali, seguendo antiche ricette artistiche e accompagnando la nascita dell’opera dal telaio all’ultimo strato di vernice. Il suo universo pittorico prende dunque forma attraverso un lavoro molto concreto, fatto di preparazioni, attese e sperimentazioni. In quale momento della lavorazione sente che la materia comincia a suggerirle qualcosa che non aveva previsto? Quanto spazio lascia a questa scoperta rispetto all’immagine che aveva inizialmente immaginato?
Dopo la preparazione della tela, la osservo attentamente, cercando di capire attraverso le texture e le variazioni tonali se sarà adatta ad accogliere l’immagine del disegno preparatorio. In questa fase prende forma la decisione sul risultato finale: è mia abitudine, infatti, mettere in relazione tutto ciò che accade sulla tela, ovvero: l’idea del momento, ciò che mi comunica il dipinto che sta emergendo. Per me è molto importante che ogni singola sfumatura, alla fine del lavoro, resti in perfetto contatto e che racchiuda tutto ciò che serve a raccontare un momento in evoluzione, e non un semplice fotogramma.
- Un’opera come Black Hole porta già nel titolo il riferimento a un fenomeno che mette alla prova la nostra possibilità di conoscere e rappresentare l’universo. Affrontare pittoricamente questi soggetti significa anche interrogarsi sui confini dello sguardo. Quale posto occupano, nella preparazione dei suoi lavori, lo studio dei fenomeni e le immagini astronomiche? E come si intrecciano queste conoscenze con le visioni interiori dalle quali nasce la sua ricerca?
Lo studio dei fenomeni astronomici ha un ruolo centrale, in quanto rappresenta il pretesto per raccontare la luce. Nei miei ultimi lavori sulla Luna, ad esempio, lo studio e l’osservazione del satellite in vari momenti del giorno mi sono serviti per descrivere meglio gli effetti generati dalla luce stessa.
- Presentando MOON, il critico d’arte Giuseppe Carli osserva: «Taccogna dipinge l’ombra, ma il vero soggetto rimane la luce». Nell’opera Eclissi, la corona solare che affiora dall’oscurità rende particolarmente suggestiva questa lettura. Quanto conta, nella sua pittura, ciò che decide di sottrarre allo sguardo? Come comprende fin dove spingere il buio perché chi osserva continui a cercare, a interrogare l’immagine, a sentire che qualcosa può ancora manifestarsi?
L’opera ECLISSI è stata quella che mi ha permesso maggiormente di raccontare due momenti che non possono avvenire contemporaneamente, ossia l’eclissi solare e quella lunare. In questo lavoro si può notare una maggiore intensificazione della luminosità dei toni che, da un lato, tendono ad abbagliare e, dall’altro, a rendere il momento magico
- Tra le opere di MOON, Luna di mezzogiorno richiama un’apparizione che possiamo incontrare nella realtà e che tuttavia rischiamo di trascurare, abituati ad associare la Luna alla notte. Già il titolo invita a riconsiderare un’immagine familiare. Che cosa l’ha attratta di questa presenza diurna? Le interessa anche interrogare quella forma di disattenzione per cui smettiamo di vedere ciò che siamo convinti di conoscere?
In quest’opera ho voluto portare all’attenzione del fruitore ciò che si posa quotidianamente sotto il suo sguardo che molto spesso risulta poco attento, ponendo l’accento sulla meraviglia che la natura ci regala ogni giorno; l’intento è spingerlo a cogliere i messaggi, rassicurandolo sul fatto che sono a portata di mano senza che ce ne rendiamo conto. Osservando la scena che si presenta davanti a noi, l’invito è quello di elevare lo sguardo per cogliere i momenti che ci circondano.
- Sul suo sito accoglie i visitatori con un invito di Stephen Hawking: «Per quanto difficile possa essere la vita c’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi.». È una frase che, accostata al suo lavoro, sembra proporre anche un esercizio di attenzione. Se un visitatore, uscendo da MOON, alzasse gli occhi sul cielo di Palermo, che cosa vorrebbe fosse cambiato nel suo modo di guardarlo? Quanto può la pittura restituirci quella disponibilità allo stupore che rischiamo di perdere nella velocità della vita quotidiana?
L’auspicio è che l’osservatore, presenziando alla mostra, possa essere catturato da qualche tono in particolare e riscoprirlo poi nel cielo reale che tutti noi ogni giorno guardiamo. Il mio scopo, infatti, è quello di rendere immediata l’immagine e imprimerla nella mente di chi la guarda; pertanto, non sarà una semplice mostra sulla Luna, ma un percorso di apprendimento il cui fulcro è l’osservazione. La mente sarà spinta a indagare gli spazi sconfinati grazie all’intenzionale assenza di riferimenti all’orizzonte.



