29/09/2026
Quando la natura diventa arte
Le Carnet Mondain Rubriche

Quando la natura diventa arte

Set 28, 2026

Articolo a cura di Gigi Vinci

Cari lettori, all’Orto Botanico di Palermo, nel padiglione centrale, è stata inaugurata una mostra che ha un titolo bellissimo e impegnativo: Urpflanze, la pianta originaria immaginata da Goethe.

Ma più che soffermarmi sul significato filosofico di questa parola, vorrei raccontare quello che ho visto.

E quello che ho visto mi è piaciuto molto.

La mostra mette insieme due artiste, Paola Marzotto e Nicola Costantino, che lavorano in maniera completamente diversa e che proprio per questo riescono a creare un dialogo particolarmente interessante.

Paola Marzotto fotografa la natura. Ma le sue fotografie hanno qualcosa di straniante: sembrano dipinti.

Piccoli rami, foglie, fiori, orchidee vengono isolati, ingranditi, accarezzati dalla luce e restituiti con una tale intensità di colore e di dettaglio da farci dubitare, per un momento, di trovarci davanti a una fotografia.

È la luce a fare gran parte del lavoro.

Una luce sapientemente governata, morbida ma allo stesso tempo capace di far emergere il soggetto dal fondo scuro. Una luce che, per certi versi, potremmo definire caravaggesca, non certo perché Marzotto voglia imitare Caravaggio, ma perché anche nelle sue immagini la luce diventa protagonista e fa apparire la forma dal buio.

E così una foglia non è più soltanto una foglia. Un’orchidea non è più soltanto un’orchidea. Diventa quasi un’immagine mentale, qualcosa che appartiene contemporaneamente alla natura e alla pittura.

Dall’altra parte troviamo Nicola Costantino, che compie un’operazione completamente diversa.

Lei non fotografa la natura: la plasma.

Lavora la ceramica, già pigmentata, e attraverso la manipolazione, le sfumature, le sovrapposizioni e le forme dà vita a fiori e organismi vegetali che sembrano appena usciti dalla terra. Anche qui la natura è il punto di partenza, ma il risultato è dichiaratamente artificiale, dunque profondamente artistico.

Ed è proprio questo confronto che trovo interessante: una artista cattura la natura attraverso la luce, l’altra la ricrea attraverso la materia.

Due procedimenti opposti che finiscono, sorprendentemente, per incontrarsi.

E forse è proprio qui che torna Goethe e torna la sua Urpflanze: non necessariamente come una pianta da cercare realmente, ma come un’idea, una forma originaria dalla quale la natura sembra poter generare infinite variazioni.

Il luogo non poteva essere più appropriato.

Quel padiglione dell’Orto Botanico, che appartiene alla storia stessa degli studi botanici palermitani, oggi ospita non più soltanto la classificazione e l’osservazione della natura, ma la sua reinterpretazione attraverso l’arte.

E c’è un altro aspetto che merita di essere raccontato: quello mondano.

L’inaugurazione è stata infatti molto partecipata e ha richiamato numerose personalità del mondo della cultura, dell’arte e della società palermitana. Un pubblico attento e curioso ha accompagnato le artiste in questo primo incontro con la città.

Paola Marzotto è stata nello stesso tempo artista e perfetta padrona di casa, accogliendo gli ospiti con grande affabilità e naturalezza, con quella disponibilità che rende una serata d’inaugurazione qualcosa di più di una semplice occasione mondana.

Alla fine, però, sono le opere a parlare.

E quelle di Marzotto e Costantino parlano una lingua sorprendentemente comune, pur partendo da materiali e strumenti lontanissimi, la luce da una parte, la materia dall’altra; la fotografia e la ceramica; la natura osservata e la natura reinventata.

È questo, a mio avviso, il fascino di Urpflanze: davanti a quelle immagini e a quelle forme, per qualche istante, non ci interessa più sapere dove finisca la natura e dove cominci l’arte.

Ci basta guardare.

Cari lettori, a voi il piacere di scoprirla.

Vostro, Gigi Vinci