“Volevo solo cucinare” di Mattia Manetti non è un libro di ricette, ma il racconto di una vita
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“Volevo solo cucinare” non è un libro di ricette, ma il racconto di una vita attraversata dal fuoco, dai profumi e dalle cicatrici che solo una cucina sa lasciare. Mattia Manetti nasce con una passione che non si può imparare: il cibo lo chiama, gli parla, si lascia ascoltare. Lui lo capisce, lo rispetta, lo ama. Ogni piatto che crea è un gesto di dedizione totale, un atto d’amore che nasce da un dialogo silenzioso tra mani e materia. Ma questa passione, così luminosa, porta con sé anche ombre profonde: la fatica, la solitudine, le ferite dell’anima e del corpo che chi ha vissuto dietro le quinte dei ristoranti stellati conosce fin troppo bene.Nel suo libro, scritto durante il primo lockdown del 2020, Mattia si racconta con una sincerità che sorprende. Il tempo non scorre in linea retta: si muove avanti e indietro, come un servizio che non finisce mai, richiamato dalla forza dei ricordi. Ci sono amori, sogni, amicizie grandi, dolori che bruciano, avventure in giro per il mondo.

La storia inizia nel 1989, con un episodio che segna la sua adolescenza, e si chiude con un consiglio che è quasi un monito per chi oggi vuole entrare in cucina: “La cucina è passione, non è un piano B. Piuttosto andate in miniera.”
Oggi Mattia vive nella campagna friulana, immerso in una quiete che profuma di terra e di casa. Si prende cura della proprietà di famiglia, del suo grande amore a quattro zampe Dafne e dei gatti Minina e Masha. La cucina rimane un faro: tiene corsi per adulti e bambini, anche online, e offre consulenze a chi desidera un menù sano, leggero ed equilibrato. Ma la sua vita ha trovato un’altra dimensione, altrettanto intensa: dopo un training specialistico, è diventato Clown di corsia. Il suo nome d’arte è Barrasone, una parola sarda che significa cespuglio spinoso, ruvido, disordinato. Un soprannome che gli calza a pennello, perché racconta la sua autenticità, la sua capacità di portare luce anche dove la sofferenza è di casa. Con l’Associazione Viviamo In Positivo, Mattia offre sorrisi nei luoghi dove il dolore sembra avere il sopravvento. Il cibo, però, rimane sempre lì, al centro del suo cuore. È la sua origine, la sua verità, la sua strada. Una vita complicata, intensa, vissuta senza filtri. Una vita che, nonostante tutto, torna sempre alla stessa frase, semplice e disarmante: volevo solo cucinare. Cucinare per Mattia è un ritrovarsi , descrive tutto compresa come bolle l’acqua ,un libro che sprigiona emozioni e ti fa commuovere quasi a volergli dare un abbraccio. Non leggo Mattia come autore ma come amico ,cinque stelle per lo scritto e chissà una stella per la sua cucina.



