28/07/2026
La Corte dei Savoia: cerimoniale, etichetta e tradizioni di un mondo scomparso
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La Corte dei Savoia: cerimoniale, etichetta e tradizioni di un mondo scomparso

Lug 18, 2026

Articolo a cura di Gigi Vinci

Carissimi, la lettura del libro “La Regina di Maggio” di Emanuele Filiberto di Savoia, dedicato alla figura della regina Maria José e agli ultimi giorni della monarchia italiana, mi ha offerto lo spunto per tornare a parlare di un mondo oggi quasi dimenticato: quello della Corte dei Savoia.

Il volume racconta gli ultimi giorni della monarchia, tuttavia mi ha spinto a riprendere in mano regolamenti, documenti e menù della Real Casa per raccontare alcune curiosità sul cerimoniale e sulle consuetudini che scandivano la vita quotidiana della famiglia reale. Si tratta di aspetti poco conosciuti, soprattutto dalle generazioni nate dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

L’udienza con la regina

Essere ricevuti dalla regina significava attenersi a un preciso protocollo. L’ospite veniva introdotto dalla dama di corte e, una volta entrato nella sala, eseguiva tre inchini: il primo sulla soglia, il secondo al centro della sala e il terzo davanti alla sovrana.

La regina porgeva la mano, che veniva accolta senza guanti e baciata in segno di ossequio. Era sempre la sovrana a rivolgere per prima la parola e l’ospite si limitava a rispondere, senza azzardare domande. Ci si rivolgeva a lei con l’appellativo di “Vostra Maestà”.

Conclusa l’udienza, era la regina stessa a congedare il visitatore.

Lo stesso cerimoniale si osservava anche per le udienze con il Re.

La tavola della Real Casa

Anche i pasti erano regolati da un’etichetta ben precisa.

Quando non vi erano ospiti, la famiglia reale pranzava alle 11.30 e cenava alle 19.30.

L’ingresso nella sala da pranzo avveniva in corteo, apriva la regina, accompagnata da un gentiluomo d’onore insignito del Collare dell’Annunziata; seguivano le principesse reali e, per ultimo, il re.

Ogni commensale aveva davanti a sé saliera e macinino del pepe, ma la differenza di rango era evidente anche a tavola. I membri della Famiglia Reale sedevano su sedie diverse da quelle degli altri invitati, utilizzavano posate in vermeil, anziche’ in argento, ed erano serviti direttamente da un ispettore in frack. Gli altri commensali, invece, venivano serviti dalla servitù.

Se la regina era assente, il posto di fronte al re rimaneva comunque. Osservando i menù della Real Casa si nota una caratteristica ricorrente, quasi tutti i Menu iniziavano con un consommé, il raffinato brodo chiarificato della tradizione francese.

Era una consuetudine dell’alta cucina dell’epoca, tanto da essere considerato l’inizio naturale di un convivio di rappresentanza.

La stessa usanza compare anche ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel celebre pranzo con don Calogero Sedara il principe ritenne opportuno rinunciare al tradizionale, in questo caso si parla di potage, definita nel romanzo brodaglia, per passare direttamente al famoso timballo di maccheroni. Un’eccezione che conferma quanto queste portate francesi fossero abitualmente presenti all’inizio dei grandi inviti ufficiali, ma in quella circostanza i convitati non erano avvezzi.

Le dame della Regina e delle Principesse Reali

Anche l’abbigliamento delle dame era disciplinato da un preciso regolamento.

Le dame di Corte e di Palazzo della Regina nelle cerimonie vestivano di bianco ed indossavano un manto in velluto blu Savoia, fissato alle spalle, con ricami d’oro e fodera in raso giallo oro, detto anche “oro vecchio”. Dalle spalle scendevano quattro cordoni d’oro, due per lato, terminanti con fiocchi dello stesso metallo.

Le dame delle Principesse Reali portavano un manto identico nel taglio e nelle dimensioni, anch’esso in velluto blu Savoia, ma con ricami, cordoni e fiocchi d’argento e fodera in raso grigio-argento.

Per tutte le dame il manto aveva le stesse misure: uno strascico lungo 1,50 metri e largo circa 90 centimetri.

In particolari circostanze, e soltanto quando la Regina lo disponeva, le dame indossavano anche le cosiddette “barbe”, strisce di merletto fissate ai capelli e lasciate ricadere sulle spalle.

Il privilegio del bianco

Fra le consuetudini più note vi era il cosiddetto privilegio del bianco.

Le sovrane di alcune monarchie cattoliche potevano essere ricevute dal Santo Padre indossando un abito bianco, anziché il tradizionale abito nero. Si trattava di un privilegio riservato a determinate Case Reali cattoliche, una tradizione che ancora oggi continua a essere osservata da alcune di esse.

Vostro Gigi Vinci