Gli artisti e la protesta sociale nel tempo, fra Italia ed Europa.

Fin dall’antichità il tema della protesta sociale è stato un argomento che ha affascinato gli artisti portandoli ad esprimere attraverso le loro opere il loro dissenso nei confronti del tempo in cui essi vissero. Se nell’antichità l’arte di protesta, pur essendo presente, scaturiva da un atto individuale, nella modernità diventa un fenomeno collettivo, capace di mobilitare le masse. L’arte e la letteratura conservano infatti la memoria storica delle ingiustizie, e rimangono lo strumento più potente per scuotere le coscienze e dar voce agli umili e ai diseredati.
In questo nostro breve excursus volto a rintracciare le forme in cui la protesta è divenuta nel tempo dissenso civile e sociale, è impossibile non partire da un autore tra i più importanti della letteratura italiana, ovvero Dante Alighieri. Nella Divina Commedia, l’opposizione di Dante alle ingiustizie politiche del tempo, non ha ancora un carattere “sociale” in senso moderno, ma è già una feroce protesta civile e morale contro la corruzione delle istituzioni del suo tempo, che furono la Chiesa e l’impero. Nel famoso canto VI del Purgatorio, egli lancia un grido disperato contro l’Italia del suo tempo, dilaniata dalle guerre fratricide e dall’assenza di una guida politica. “Ahi serva Italia di dolore ostello/nave senza nocchiere in gran tempesta/ non donna di province ma bordello!” È questo invero il grande canto politico della cantica, incentrato sul contrasto tra l’amore per la propria terra e il disordine morale e politico in cui versavano l’Italia e Firenze nel Trecento.

Con l’avvento della Rivoluzione industriale e la nascita della classe operaia, molti artisti sentono il bisogno di denunciare le ingiustizie sociali, la povertà e lo sfruttamento. Soprattutto a metà Ottocento, in Francia, laddove si afferma il Realismo, l’obiettivo non è più commuovere con il dramma, ma mostrare le cose esattamente come sono per costringere la borghesia a vedere ciò che preferirebbe ignorare. Nel suo celebre dipinto Gli spaccapietre, Gustave Courbet, rappresenta il lavoro nella sua forma più ripetitiva. Un vecchio e un ragazzo spaccano pietre per il fondo stradale. I loro volti sono nascosti: non sono ritratti di individui, ma i simboli di una condanna generazionale alla povertà. I vestiti sono rammendati, gli strumenti pesanti, il cibo povero. Un’altra opera assai famosa di Courbet che si può considerare come un’allegoria reale della sua vita artistica e politica, è L’atelier del pittore. A sinistra del dipinto, viene rappresentato il mondo della vita quotidiana, del popolo, della miseria e della sofferenza; a destra è presente il mondo dell’arte e dell’intelletto. Al centro della tela c’è Courbet stesso mentre dipinge un paesaggio della sua terra, affiancato da un bambino che rappresenta l’innocenza senza pregiudizi e da una modella nuda, che rappresenta la Verità non idealizzata.
Alla fine dell’Ottocento, Emile Zola, in Francia, portò la letteratura ad un livello di realismo crudo ed estremo con il Naturalismo. Il suo capolavoro, Germinal, è il romanzo definitivo sulla lotta di classe. Zola, racconta lo sciopero disperato dei minatori nel nord della Francia, descrivendo la fame e la degradazione fisica, ma anche la nascita di una coscienza politica collettiva tra i lavoratori della miniera. Anche gli altri romanzi contengono un forte messaggio di denuncia sociale. Ne L’ammazzatoio (L’assommoir), lo scrittore descrive la miseria e l’abiezione che caratterizza la vita degli operai parigini. È la storia della lavandaia Gervaise, che dopo essere stata abbandonata dal suo amante da cui ha avuto due figli, si sposa con un operaio che lavora lo zinco di nome Coupeau. A seguito di avverse e drammatiche circostanze, Gervaise cade nella degradazione dell’alcol e della prostituzione e una volta morto il marito, si riduce a vivere in un sottoscala.


La reazione sociale e politica di Zola, non è presente solo nei suoi romanzi. Il momento più acceso della sua denuncia sociale arrivò nel 1898 quando egli difese il capitano ebreo Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di alto tradimento a causa dell’antisemitismo radicato nelle istituzioni francesi. Per questa sua difesa appassionata di Dreyfus che gli valse il carcere e l’esilio, lo scrittore divenne per sempre il simbolo dell’intellettuale che mette a rischio la propria vita e reputazione in nome della giustizia sociale e della verità.
Per quanto riguarda il tema della protesta sociale, il Novecento è stato definito il “secolo delle masse”, il secolo in cui il dissenso ha assunto dimensioni e forme senza precedenti, diventando il fattore principale dei cambiamenti politici, civili e culturali in tutto il mondo. Per George Orwell, la protesta sociale, non è mai stata qualcosa di astratto, ma il risultato di un’esperienza vissuta e di una profonda convinzione etica. In La fattoria degli animali (1945), l’opposizione in ambito sociale e politico, si esprime nella forma di una satira politica che ricalca le vicende della Rivoluzione russa e della successiva involuzione stalinista e mette in evidenza come il dissenso possa essere manipolato per instaurare una nuova forma di tirannia. Il romanzo si apre con la protesta dei lavoratori (gli animali) contro il proprietario della fattoria, il signor Jones che li sfrutta e li affama. Quando questi viene cacciato via, la guida della fattoria viene presa dai maiali, gli animali più intelligenti, in particolare Napoleon e Palla di Neve. Tra i due leader nasce tuttavia presto una lotta per il potere che degenera in un vero desiderio di supremazia. Col passare del tempo anche i maiali diventano brutali come gli uomini. Il libro in verità rappresenta una potente critica al totalitarismo e al modo in cui le rivoluzioni possono degenerare in tirannie quando il potere viene concentrato nelle mani di pochi e le masse perdono la capacità di esercitare uno spirito critico.

Una delle più grandi e universali manifestazioni di protesta sociale e civile del Novecento è stata l’opera Guernica del pittore Pablo Picasso. Nata come risposta immediata al bombardamento della città basca di Guernica durante la Guerra Civile Spagnola per mano dell’aviazione nazista e fascista, l’opera si è trasformata in un simbolo eterno contro ogni forma di guerra, sopraffazione e violenza sui civili. Con questo dipinto, Picasso mette in evidenza il dolore, la devastazione e l’innocenza di donne, bambini, animali, trasformando un evento bellico specifico in un atto di accusa universale. Guernica non è pertanto un’espressione di “arte per l’arte”, ma un’assunzione di responsabilità storica e un’eterna protesta contro chi usa la forza per distruggere le vite altrui.
Anche la figura dell’artista di strada è nel corso del Novecento, espressione di una forma di protesta culturale e sociale. Questi artisti, infatti, trasformano l’arte da bene elitario a bene comune, utilizzando l’arte come strumento di denuncia, sia politica che legata alla rivendicazione dei diritti umani. Occupando una piazza o un angolo di strada, l’artista esprime una protesta silenziosa ma costante contro la privatizzazione e il controllo dei luoghi comuni da parte delle istituzioni. Gli artisti spesso danno voce ai senzatetto, i migranti, gli emarginati. Attraverso la loro opere, questi soggetti diventano visibili e suscitano l’attenzione di un pubblico che solitamente evita lo sguardo.

La Street Art (come estensione dell’arte di strada), è diventata un veicolo di protesta globale, dove ogni opera rappresenta un commento critico su temi come la guerra, il capitalismo, il problema ambientale. La Street art, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, è un’arte figurativa che tende a comunicare con il grande pubblico attraverso Poster o Murales, con i quali gli artisti trasformano intere facciate di edifici. Un artista molto originale in tal senso è stato Keith Haring che ha lasciato dietro di sé una vasta eredità di opere che vanno dai disegni nelle stazioni della metropolitana di New York fino a monumentali murales sparsi in tutto il mondo. A Pisa è presente un famoso murale di Keith Haring realizzato nel 1989, intitolato Tuttomondo. Esso è divenuto un simbolo di pace e armonia, incastonato nella parete esterna del convento della chiesa di Sant’Antonio Abate. Ogni figura presente nell’opera rappresenta un aspetto diverso della pace come la figura con le forbici che rappresentano la solidarietà contro il male, la donna con il bambino in braccio che simboleggia la maternità; infine, gli uomini-scimmia che richiamano il legame con la natura. Uno dei murales più famosi di Haring, intitolato Crack is Wack, è quello realizzato con un muro di contenimento ad Harlem, New York. È nato come risposta personale alla crisi della droga che stava devastando la città in quegli anni.
Al termine del nostro excursus finalizzato a mettere in evidenza come gli artisti nel corso del tempo hanno espresso le loro contestazioni in ambito sociale e politico, è opportuno sottolineare che questo tema, nell’arte contemporanea, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Gli artisti oggi, vanno soprattutto alla ricerca di una maggiore autenticità in un mondo sempre più caratterizzato dai flussi digitali e dall’incertezza geopolitica. Molti oggi lavorano intorno a progetti concreti di politica, creando dibattiti di confronto o letture condivise in modo che lo spettatore diventi soggetto attivo e non passivo del cambiamento.



