“Siamo Danza” su Rai 1: la Giornata della Danza al Teatro Massimo di Palermo
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,
in occasione della Giornata Internazionale della Danza del 29 aprile 2026, è andato in scena “Siamo Danza”, trasmesso su Rai 1, con la direzione artistica di Eleonora Abbagnato. Il programma, prodotto da Rai Cultura in collaborazione con il Ministero della Cultura, il Ministero del Turismo, ENIT, la Città di Palermo, la Città Metropolitana di Palermo, la Fondazione Teatro Massimo e la SIAE, testimonia l’importanza culturale e simbolica dell’iniziativa.

La stessa Abbagnato si è confermata interprete di grande rilievo. In una fase della carriera in cui molti danzatori si ritirano dalle scene, ha scelto invece di affrontare il palcoscenico cimentandosi in diversi generi coreutici, tutti sostenuti da un livello tecnico e interpretativo di assoluto valore. La sua espressività, lungi dall’affievolirsi, appare nel tempo ulteriormente maturata, con una capacità scenica che oggi si distingue per profondità e consapevolezza.
Tra gli ospiti si distingue Paul Marque, étoile dell’Opéra de Paris, interprete di rara intensità. Alla precisione tecnica, già ampiamente riconosciuta, unisce una qualità del movimento naturale, quasi sospesa, capace di trasformare la difficoltà in pura linea espressiva, ma è soprattutto nel passo condiviso con Eleonora Abbagnato che si coglie la sua statura artistica, un dialogo coreografico costruito su equilibrio, ascolto e tensione emotiva, culminato in un bacio prolungato che ha sospeso il tempo scenico, trasformandosi in un’immagine potente e memorabile. Un momento di rara intensità, in cui tecnica e interpretazione si sono fuse in un linguaggio autenticamente teatrale. Anche al di fuori della scena, è sufficiente osservare i contenuti presenti sui suoi profili ufficiali per comprendere l’ampiezza delle sue capacità, collocate ai vertici del panorama internazionale.
Di particolare rilievo la prova di Andrea Sarri che, a mio modesto avviso, liberato da sovrastrutture, ha finalmente potuto esprimere con pienezza la propria identità artistica. Proprio l’assenza di quei condizionamenti del repertorio che spesso irrigidiscono o uniformano l’interprete ha lasciato emergere una qualità espressiva più autentica, diretta, non filtrata. Ne è derivata una presenza scenica più libera e consapevole, capace di valorizzare un talento già noto ma che, in questa occasione, ha trovato una manifestazione particolarmente compiuta e incisiva. Il suo movimento è apparso più naturale, meno vincolato a codici, restituendo una cifra interpretativa personale e riconoscibile, segno di una maturazione artistica sempre in evoluzione.

Particolarmente interessante il passo a due tratto da Don Quixote nei ruoli di Kitri e Basilio. La sezione tecnica si è distinta per un’esecuzione di notevole difficoltà, il porteur, in controllo stabile dell’asse, solleva la ballerina sostenendola con una sola mano e, mantenendo equilibrio e precisione, si eleva egli stesso sulle mezze punte, ne risulta un virtuosismo impeccabile, fondato su forza, coordinazione e precisione esecutiva. Tuttavia, tale dominio tecnico tende a prevalere sulla costruzione interpretativa, lasciando in secondo piano la componente espressiva.
Spesso si è portati a credere che uno spettacolo interamente dedicato alla danza possa risultare monotono o poco accessibile per il pubblico, questa convinzione, alla luce di quanto visto, si dimostra infondata. La qualità e la varietà delle proposte coreutiche sono state più che sufficienti a mantenere viva l’attenzione, soddisfacendo sia un pubblico esigente sia chi si avvicina a questa forma d’arte, in questo senso gli inserti di altre espressioni artistiche, cantanti o momenti di intrattenimento, pur risultando gradevoli, non erano strettamente necessari, la danza, da sola, aveva già tutta la forza per sostenere l’intero impianto dello spettacolo.
Un plauso all’intero corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo, malgrado le note criticità di organico.
Permane invece una perplessità sulla gestione degli spazi, sebbene l’evento sia legato al Teatro Massimo, molte esibizioni si sono svolte presso il Teatro al Massimo, il cui palcoscenico più contenuto, a mio avviso, non ha sempre consentito agli interpreti di sviluppare pienamente le dinamiche coreografiche, una scelta discutibile rispetto al livello degli artisti coinvolti.

In questo senso, il momento in cui la Abbagnato ha danzato al Teatro Massimo insieme alla figlia e ai coreografi Sasha Riva e Simone Repele, con alcuni orchestrali sapientemente disposti nello spazio, ha rappresentato uno dei vertici della serata, la cornice della sala dorata, maestosamente bella, ha restituito pienamente la dimensione teatrale dell’evento, esaltandone la qualità complessiva.
Grazie per avermi seguito.
Vostro,
Gigi Vinci

