03/08/2026
Il duello nei codici penali italiani: presentazione del libro di Anita Frugiuele a Palazzo Oneto
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Il duello nei codici penali italiani: presentazione del libro di Anita Frugiuele a Palazzo Oneto

Mag 11, 2026

Articolo a cura di Gigi vinci

Cari lettori, siamo cresciuti con Angelica, protagonista di una celebre serie che ha incantato intere generazioni, affascinate da quel mondo di spade, onore e duelli, dove le dame venivano difese secondo codici ben precisi.

Domenica 10 maggio 2026 presso Palazzo Oneto di Sperlinga, antica dimora di Eufrosina Siragusa, la cosiddetta “dama tragica”, nell’ambito della Settimana delle Culture, è stato presentato il libro Il duello nei codici penali italiani pre e post unitari dell’autrice Anita Frugiuele.

Manlio Dovì, Anita Frugiuele e Lino Buscemi

L’evento è stato molto partecipato e ha visto la presenza della noblesse palermitana, insieme al celebre attore Manlio Dovì, il quale ha letto un brano di Trilussa dedicato proprio al tema del duello, regalando ai presenti un momento di grande godimento artistico.

La Duchessa Clara Monroy di Giampillieri di Settimana delle Culture

Dal dibattito è emerso un dato molto interessante, la legislazione contro i duelli è sempre esistita, sia nel periodo preunitario sia in quello postunitario, ed era anche particolarmente severa, prevedendo pene importanti. E allora perché i duelli continuarono a verificarsi fino al Novecento?

La risposta sembra risiedere nell’appartenenza a una determinata élite sociale, convinta che i propri codici d’onore e consuetudini fossero superiori alle leggi dello Stato. I personaggi più influenti godevano spesso di una sorta di impunità.

Forse alla base di tale convinzione ci stava una mentalità feudale tramandata di generazione in generazione, infatti, il feudatario grazie al mero e misto imperio, esercitava poteri molto ampi, amministrava la giustizia e governava il territorio quasi come un sovrano locale, tutto ciò contribuì a radicare nell’aristocrazia l’idea che, laddove comandava, poteva persino andare contro le leggi dello Stato senza subirne realmente le conseguenze.

Difendere il proprio onore significava continuare a far parte di quella cerchia esclusiva, essere disonorati, invece, equivaleva a una vera e propria esclusione sociale. Per molti, dunque, l’onore valeva più della vita stessa.

Un paragone può essere fatto con il mondo dei samurai giapponesi, alcuni preferivano togliersi la vita piuttosto che vivere nel disonore, attraverso il celebre harakiri.

Oggi il duello non è affatto scomparso, ha semplicemente cambiato forma. Si combatte sui social network, tra “leoni da tastiera”, attraverso diffide, accuse reciproche, denunce e procedimenti per diffamazione. Il confronto pubblico continua anche in televisione e nei media.

La natura umana, in fondo, sembra non essere cambiata, spesso si preferisce ancora lo scontro diretto al rispetto delle regole e dei tempi della giustizia. Forse perché la legge richiede pazienza, forse perché la giustizia appare lenta? Vostro Gigi Vinci.