02/08/2026
Festa della Mamma: il libro di Pellerucci da regalare per un dono ricco di emozioni
News

Festa della Mamma: il libro di Pellerucci da regalare per un dono ricco di emozioni

Mag 9, 2026

A cura di Ilaria Solazzo

Sauro Pellerucci, tra narrativa sociale e memoria storica: esce “Il bosco e la ghiandaia”

Il romanzo è pubblicato da SìEdizioni, conta 445 pagine ed è in circolazione dal 15 marzo 2022.

È un intreccio ampio, stratificato e fortemente radicato nella memoria storica del Novecento quello al centro de “Il bosco e la ghiandaia”, il romanzo di Sauro Pellerucci, imprenditore e autore italiano di successo.

L’opera si distingue per una narrazione corale che attraversa generazioni e famiglie, restituendo un affresco sociale in cui le vicende personali si intrecciano con le ferite della storia, in particolare quelle legate ai conflitti mondiali del secolo scorso.

Una saga familiare tra guerra, identità e rinascita

Al centro del romanzo si sviluppa un mosaico di personaggi femminili che incarnano la trasformazione dell’identità e della condizione della donna: dall’infanzia alla maturità, tra fragilità, resilienza e consapevolezza. Bambine con talenti in formazione si contrappongono a giovani donne segnate da esperienze traumatiche che ne compromettono la dimensione emotiva.

Le vicende di Anita, Rocco e della loro famiglia attraversano l’orrore della Seconda Guerra Mondiale, che spezza equilibri e relazioni, lasciando conseguenze profonde sulle generazioni successive. Tra queste, la figura di Italia rappresenta un punto di svolta narrativo, segnato da derive morali e psicologiche che influenzano in modo determinante i destini dei personaggi.

Amori, traumi e nuove configurazioni familiari

Il romanzo si sviluppa ulteriormente attraverso intrecci affettivi complessi, dove relazioni irregolari, dipendenze emotive e legami spezzati ridisegnano continuamente le dinamiche familiari. Emma e Sonia emergono come nucleo centrale di una nuova stabilità fragile, costruita tra difficoltà e scelte non convenzionali, fino alla nascita della piccola Martina.

Parallelamente, la dimensione maschile evolve attraverso figure segnate da traumi familiari e percorsi di ricostruzione personale, come nel caso di Giorgio, appassionato di storia e archeologia, il cui incontro con Martina diventa occasione di riscatto e riconciliazione con il passato.

Archeologia della memoria e riscrittura del presente

Uno degli elementi distintivi del romanzo è il legame tra narrazione e archeologia, intesa non solo in senso materiale ma anche simbolico: scavare nel passato diventa un modo per ricostruire identità e relazioni nel presente. Le esplorazioni nei siti archeologici si trasformano così in metafora della ricerca interiore e collettiva.

Il ritorno di figure del passato e la rigenerazione dei legami familiari chiudono il romanzo in una prospettiva aperta, dove la memoria diventa strumento di trasformazione e possibilità di rinascita.

L’autore e il suo percorso

Sauro Pellerucci è imprenditore e presidente del Consiglio di Amministrazione di Pagine Sì! S.p.A. Nato a Narni nel 1967, ha sviluppato parallelamente all’attività manageriale una produzione letteraria incentrata su temi sociali, etici e relazionali.

Tra le sue pubblicazioni figurano ad esempio: “L’uomo invisibile” (2021), “La mossa del Re” (2022), “La terra dei numeri pari” (2023) e “Il mondo delle persone per bene” (2024), oltre a numerosi altri titoli che riflettono un interesse costante per la responsabilità sociale e le dinamiche umane.

Nel 2015 ha inoltre promosso il premio “Io Sono Una Persona Perbene”, dedicato a valorizzare gesti di altruismo e impegno civile spesso poco visibili nel dibattito pubblico.

Un’opera tra impegno e narrazione

Con “Il bosco e la ghiandaia”, Pellerucci propone, da anni, un romanzo che unisce dimensione narrativa e riflessione sociale, costruendo un percorso che attraversa dolore, trasformazione e possibilità di riscatto. Un’opera che si inserisce coerentemente nel suo percorso autoriale, segnato dall’attenzione per la persona e per le dinamiche della comunità.

Sauro Pellerucci e sul romanzo “Il bosco e la ghiandaia”

Dott. Pellerucci, “Il bosco e la ghiandaia” è un’opera molto ampia e stratificata. Come nasce l’idea di questo romanzo?
L’idea nasce dall’esigenza di raccontare il peso della memoria. Volevo mettere in scena come le scelte delle generazioni precedenti continuino a vivere nei comportamenti e nelle emozioni di quelle successive. Il romanzo è, in fondo, un dialogo continuo tra passato e presente.

Nel libro emerge con forza il tema della femminilità. Perché questa scelta?
Perché la femminilità, nelle sue molteplici forme, rappresenta una chiave fondamentale per leggere la resilienza umana. Le mie protagoniste non sono idealizzate: sono fragili, complesse, a volte contraddittorie, ma sempre portatrici di trasformazione.

La storia attraversa eventi drammatici del Novecento. Quanto pesa la Storia con la “S” maiuscola nella sua narrazione?
È determinante. La guerra, le fratture sociali, le ricostruzioni post-belliche non sono sfondo, ma forze attive che modellano i destini dei personaggi. Non si può comprendere l’individuo senza il contesto storico in cui vive.

Il romanzo intreccia anche molte dinamiche familiari complesse. È una scelta consapevole?
Assolutamente sì. La famiglia è il primo luogo in cui si formano identità e ferite. Nel libro ho voluto mostrare come l’amore e il trauma possano convivere nello stesso spazio relazionale.

Quanto è importante la figura di Giorgio e il suo legame con l’archeologia?
È centrale perché rappresenta la ricerca del senso. L’archeologia, per lui e per il romanzo, è una metafora: scavare nel terreno significa scavare dentro sé stessi e nella memoria collettiva.

Nel libro emergono anche temi molto attuali come le fragilità emotive e le dipendenze affettive. Era un intento preciso?
Sì, perché anche se la storia si sviluppa su più epoche, le dinamiche interiori sono universali e senza tempo. Le fragilità relazionali sono un tema profondamente contemporaneo.

Lei è anche imprenditore. In che modo questa esperienza influenza la sua scrittura?
L’esperienza imprenditoriale mi ha insegnato a osservare le persone, le dinamiche sociali e i cambiamenti culturali. Questo osservatorio mi aiuta a costruire personaggi più realistici e complessi.

Il romanzo sembra suggerire una possibilità di rinascita nonostante tutto. È una sua visione personale?
Sì. Credo che anche nei momenti più difficili esista sempre una possibilità di ricostruzione. Non è un ottimismo ingenuo, ma una fiducia nella capacità umana di rigenerarsi.

La narrazione lascia spazio anche a un senso di sospensione e destino. È voluto?
Certo. La vita non è mai completamente controllabile. Il caso, le scelte e gli eventi esterni si intrecciano continuamente, e la letteratura deve rispettare questa complessità.

Se dovesse riassumere “Il bosco e la ghiandaia” in una sola idea guida, quale sceglierebbe?
Direi: la memoria come radice invisibile del presente. Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che siamo stati e di ciò che abbiamo ereditato.

Sta già lavorando a un nuovo progetto letterario?
Sì, sto esplorando nuove storie che continuano a interrogare il rapporto tra individuo, società e responsabilità personale. La scrittura per me è un percorso continuo, non un punto di arrivo.

In un panorama letterario spesso frammentato, “Il bosco e la ghiandaia” si impone come un romanzo capace di unire memoria, emozione e riflessione sociale in un’unica grande narrazione corale. Le sue pagine attraversano generazioni, ferite e rinascite, restituendo al lettore una storia intensa che parla di legami familiari, di amore nelle sue forme più complesse e della continua ricerca di un senso nel fluire della vita.

È proprio questa profondità umana a rendere il libro un dono particolarmente significativo. In occasione della Festa della Mamma 2026, regalarlo significa offrire non solo una storia da leggere, ma un viaggio emotivo dentro il valore della cura, della resilienza e della forza femminile che attraversa ogni pagina del romanzo.

Un pensiero elegante, ricco di significato, capace di andare oltre l’oggetto materiale per diventare esperienza condivisa. “Il bosco e la ghiandaia” è un regalo che parla al cuore, alla memoria e alle relazioni più autentiche: un modo per dire “ti penso” attraverso la forza della letteratura.