Quando il Caos diventa arte: La Stranezza
“La stranezza” è uno di quei film messo in onda da Prime Video, ambientata nella Sicilia del 1920. Guardandolo, ho avuto la sensazione di assistere non tanto alla storia di Pirandello, quanto al momento fragile in cui un artista si lascia attraversare dal mondo.
Toni Servillo interpreta un Pirandello inquieto, quasi vulnerabile. Non è il monumento letterario che spesso immaginiamo, ma un uomo che torna nella sua Sicilia e si ritrova circondato da ricordi, silenzi, riti funebri e volti che sembrano usciti da un’altra epoca. La morte della sua balia lo costringe a fermarsi, a osservare, a lasciarsi toccare da ciò che accade intorno a lui. È un Pirandello che ascolta più di quanto parli, e questa sua attenzione silenziosa diventa il vero motore del film.
Poi arrivano loro: Ficarra e Picone, nei panni di due becchini che nel tempo libero provano a fare teatro. Sono buffi, disordinati, pieni di entusiasmo e di limiti. La loro compagnia amatoriale è un piccolo universo di imperfezioni: prove che non funzionano, attori improvvisati, scenografie che cadono a pezzi. Eppure, proprio in quel disordine, c’è una vitalità che contagia, Pirandello li osserva con un misto di stupore e divertimento, come se in quelle goffaggini riconoscesse una verità che il teatro “serio” non riesce più a catturare.
Il film suggerisce che da quell’incontro nasca la scintilla dei Sei personaggi in cerca d’autore. Non pretende di essere fedele alla storia, e infatti non lo è: preferisce essere fedele allo spirito della creazione. Ci ricorda che le idee non arrivano mai in modo lineare. A volte nascono da un inciampo, da una risata, da un funerale, da un dialogo ascoltato per caso. Nascono da una stranezza, appunto.
La Sicilia che fa da sfondo non è un semplice scenario, é un luogo sospeso, pieno di contraddizioni, dove il sacro e il grottesco convivono senza scontrarsi. È una terra che sembra fatta apposta per un autore come Pirandello, che ha sempre cercato di raccontare l’ambiguità dell’esistenza. Nel film, questa Sicilia diventa uno specchio: riflette la confusione, la malinconia e la bellezza che attraversano il protagonista.
Alla fine, La stranezza lascia una sensazione precisa: che la creatività sia un atto di ascolto. Che le idee non vadano cercate lontano, ma riconosciute quando bussano, anche se arrivano travestite da due becchini pasticcioni. È un film che parla di teatro, ma soprattutto parla della vita, con le sue imperfezioni che a volte diventano rivelazioni.
Se devo dare un giudizio personale ho dovuto iniziare il film due volte per capire l’intreccio ma poi mi sono immersa e quasi risucchiata come se fossi io stessa parte del film.



