12/05/2026
Aquae”: interrogare la pittura figurativa. La lettura di Massimiliano Reggiani su Ilaria Caputo
Arte

Aquae”: interrogare la pittura figurativa. La lettura di Massimiliano Reggiani su Ilaria Caputo

Mag 5, 2026

L’artista palermitana Ilaria Caputo si interroga sul significato della pittura figurativa oggi, in un tempo dove la fotografia prevale come tecnica per raccontare la realtà. Nella mostra “Aquae” tre sezioni – Generazioni, Fantasie, Sostituzioni – ci spiegano perché non dobbiamo smarrire questo patrimonio culturale. È una straordinaria riflessione sulla società, la comunicazione e il ruolo dei creativi nella realtà contemporanea, quella che lo studioso polacco Zygmunt Bauman definì nel 2000 modernità liquida (Liquid Modernity Published by John Wiley & Sons). La mostra è “Aquae”: il corpo infinito e trasparente del mare campeggia in ogni opera e dà titolo all’intero evento. Nella prima parte “Generazioni” si evidenzia la capacità evocativa e simbolica del dipinto, che depura la realtà da ogni elemento transitorio. L’Artista guarda al mare attraverso la tradizione pittorica, il ragionamento e la logica. Lo trasforma in elemento di relazione, gli assegna il ruolo di personaggio principale, ne fa una presenza necessaria perché tutto deve confrontarsi con questo gigante che non è luogo bensì materia: semplicemente acqua, appunto.

Ilaria Caputo non scrive il diario delle proprie vacanze, delle passeggiate solitarie sulla battigia salsa e ventosa, né racconta con i pennelli un flusso di ricordi. Usa il mare, metafora della modernità liquida, per dipingere il riflesso della società in cui viviamo e se l’acqua rappresenta la moltitudine l’Artista ne diventerà il sacerdote, ma non del bello bensì del significato attraverso il bello. L’onda è una metafora, l’oggetto di scena diventa un’allegoria: non più una similitudine ma un senso nuovo e diverso da quel che comunemente appare; un senso che deve essere portato alla luce, interpretato, compreso e poi svelato. Già si nota la grande intuizione che pone Ilaria Caputo nel novero dei creativi maturi, capaci di consegnare una chiave di lettura non solo della propria opera ma della realtà collettiva. Ciò che per l’artista è metafora per il pubblico è normalità. Le strade si sdoppiano: l’artista diventato libero pensatore non cerca più di comunicare ma studia l’oggetto del proprio dipingere – la società ovvero l’acqua – e rappresenta la propria relazione con la stessa. Questi ragionamenti ci aprono orizzonti nuovi, icastici e solo in apparenza semplici.

Quasi sempre l’arte contemporanea manca di committenza e quindi – a differenza del passato – non ha nulla da trasmettere conto terzi, ma carica l’esecutore di un fardello spropositato: trovare una ragione, una giustificazione al proprio dipingere, plasmare, scolpire o scrivere. Da questa strada moderna, perché non diventi un vicolo cieco, si aprono due possibili vie: o si rincorre la maggioranza cercando di appagarne il gusto; oppure la si rifugge riflettendo sulle dinamiche e sui valori, sui significati e sulle ipocrisie delle relazioni che legano le parti. Ilaria Caputo, ovviamente, ha scelto quest’ultima opzione accettando il rischio intrinseco dell’incomprensione.

“Generazioni” approfondisce il binomio Allarme / Certezza. L’Artista vede, anzi prevede, un significato diverso dall’ordinario; la massa insiste sulla prospettiva rassicurante, che tacita ogni domanda e permette sonni senza tensioni. Per Ilaria Caputo una barriera di cemento armato non isola ma afferma la fragilità di ogni separazione; un vaso che cade liberando il contenuto gli apre nuove possibilità; un uovo abbandonato non è fuori dal proprio nido ma si trasforma in uovo cosmico, un nuovo universo che sostituirà l’attuale. Alfa e omega non sono più certezze ma simboli tracciati sui granelli di un arenile in continuo movimento; il tempo non separa ma mescola e sovverte; la creatività non ha progetto ma libero impulso senza ragione; ogni autotutela può improvvisamente crollare liberando energia; dal gesto volontario non si genera una logica ma molteplici e indipendenti nuclei germinativi. Sono allegorie che sussurrano alle orecchie più attente: ogni preconcetto è una maschera, la certezza è solo il teatro quotidiano da cui si vuol essere rassicurati. I valori guida sono pie illusioni: l’artista lo grida continuamente ma gli osservatori sembrano irrimediabilmente sordi e ottenebrati.

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