12/05/2026
Il giardino dei ciliegi ovvero il luogo privilegiato dei nostri ricordi più belli.
Cinema&Teatro

Il giardino dei ciliegi ovvero il luogo privilegiato dei nostri ricordi più belli.

Apr 30, 2026

Mercoledì giorno 29 maggio 2926 al Teatro Perracchio di Ragusa, sedici studenti degli istituti Vico, Gagliardi e Umberto I , con la regia del prof Orazio Condorelli, hanno rappresentato agli altri studenti, alle famiglie e ai cittadini interessati uno spettacolo liberamente tratto dall’ultimo testo teatrale del grande autore russo Anton Cechov “Il giardino dei ciliegi “.
L’originalità del lavoro consiste nel far interpretare la parte dei protagonisti a tutti i componenti del laboratorio, alternando i dialoghi, oltre che nella lingua italiana, anche in lingua inglese, spagnolo, francese e tedesco. Certamente questo ha comportato una preparazione particolarmente impegnativa e scrupolosa che non ha mancato di dare i suoi frutti. Inoltre il testo, partendo da quello originario, è stato riscritto e adattato per valorizzarne le parti che possono trovare un riscontro nella realtà attuale, offrendo spunti di riflessione su significative tematiche sociali e culturali.

Personaggio principale è Ljubov’ Andreevna , la proprietaria del giardino, che, a causa di ingenti debiti, è costretta a metterlo in vendita. A seguito di interessi di speculazione, i ciliegi verranno abbattuti e al loro posto verranno costruite delle abitazioni.
La commedia fu rappresentata per la prima volta il 17 gennaio 1904 al Teatro d’Arte di Mosca sotto la direzione di Kostantin Sergeevič Stanislavskij e di Vladimir Nemirovič-Dančenko. Sei mesi dopo Čechov morì di tubercolosi. Čechov concepì quest’opera come una commedia poiché contiene alcuni elementi di farsa. Tuttavia il regista Stanislavski la diresse come se si trattasse di una tragedia. Dopo questa produzione iniziale, i registi hanno dovuto attenersi alla duplice natura dell’opera.
L’opera narra le vicende di questa aristocratica russa e della sua famiglia al ritorno nella loro proprietà (che comprende anche una grande coltivazione di amareni, appunto il giardino dei ciliegi), in seguito messa all’asta per riuscire a pagare l’ipoteca. Principalmente la storia ruota intorno alle varie possibilità messe in campo per cercare di conservare la tenuta, ma la famiglia non si adopera bene in questo senso e alla fine è costretta a lasciare la proprietà; la scena finale mostra la famiglia che se ne va, mentre il rumore degli alberi abbattuti fa da inquietante sottofondo. L’opera contiene il tema della futilità culturale (sia la futilità dell’aristocrazia per mantenere la relativa condizione, sia la futilità della borghesia nel valorizzare i significati nel materialismo appena scoperto). Riflette inoltre le forze culturali che interagiscono in quel periodo storico, incluse le dinamiche socio-economiche del lavoro in Russia alla fine del XIX secolo e la nascita della borghesia dopo l’abolizione del sistema feudale nel 1861 che aveva portato alla conseguente decadenza dell’aristocrazia.
Dopo la prima realizzazione al Teatro d’Arte di Mosca, l’opera è stata tradotta in molte lingue e diffusa in tutto il mondo, diventando un classico della letteratura drammatica. Fuori dall’ambito russo, alcuni dei più famosi registi hanno realizzato quest’opera, ciascuno interpretandola in maniera diversa. Tra questi figurano Charles Laughton, Peter Brook, Eva Le Gallienne, Jean-Louis Barrault, e gli italiani Luchino Visconti e Giorgio Strehler.

Uno dei temi principali del dramma è l’effetto che i cambiamenti sociali hanno sulle persone. L’emancipazione dei servi del 19 febbraio 1861, attuata dallo zar Alessandro II, permise agli ex servi della gleba di guadagnare un certo benessere ed uno status sociale, mentre alcuni aristocratici subirono un notevole impoverimento, incapaci di amministrare le loro proprietà senza l’aiuto, praticamente gratuito, della servitù. Gli effetti di questa riforma erano ancora molto sentiti al tempo di Čechov, sebbene fossero passati ben quarant’anni.
Čechov aveva concepito questa opera come una commedia, in alcune sue lettere la definiva addirittura una farsa.
L’incapacità di affrontare realmente il problema della proprietà, sentito molto da Ljuba, ma condivisa anche dagli altri membri della famiglia, incapacità che porterà alla perdita di tutto, può essere letta come una critica a tutte quelle persone che non vollero adattarsi alla nuova Russia. Il rifiuto di Ljuba di accettare la verità sul suo passato, sia nella vita che nell’amore, la rende uno dei personaggi teatrali più interessanti e strutturati della drammaturgia moderna e contemporanea. Ljuba è una donna che sacrifica tutto ciò che possiede, il suo passato, la sua gioventù, i suoi averi e perfino la propria famiglia, per amore.
Gli alberi di ciliegio sono spesso usati come simbolo di tristezza e di rimpianto per la fine di determinate situazioni e per il tempo che scorre implacabile travolgendo tutto.

Ovviamente il lungo testo originale, articolato in ben 4 atti, sarebbe stato difficile da realizzare in un contesto scolastico, pertanto si è preferito operata una scelta simbolica nella ricerca dei luoghi del cuore, dei desideri, dei bisogni, degli autori della letteratura che hanno avuto un significato nella formazione degli studenti i quali, in una sorta di magica e intima vicinanza, hanno dato spazio a una marcata gestualità accompagnata dal suono di una musica ritmata ed esaltante che li ha resi legati dalla riflessione e dal convincimento che ogni lingua può esprimere intensamente le emozioni più intime. Interessante anche l’abbattimento della quarta parete e il collegamento fisico con il pubblico presente attraverso un cordoncino di plastica e dei palloni fluttuanti da un punto all’altro del teatro. Rimbalzando, qu4sti oggetti creavano una connessione leggera e interattiva con gli spettatori che si sono sentiti pienamente coinvolti dalle movenze, dalle parole, dalla grazia e dalla profondità dei messaggi veicolati, oltre che dalla gioiosa innocenza recitativa degli adolescenti.
Davvero una splendida iniziativa che abitua i ragazzi ad essere e a sentirsi tutti protagonisti, a sapersi esprimere e valorizzare a tutto tondo nella dimensione teatrale che si fa vita, lieta e triste, ironica e filosofica, ma sempre critica e formativa, come forse nessun’altra arte al mondo.