18/04/2026
Il “pupu cu l’ova”: storia e tradizione della Pasqua siciliana secondo la ricetta di Mariella Puleo
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Il “pupu cu l’ova”: storia e tradizione della Pasqua siciliana secondo la ricetta di Mariella Puleo

Apr 4, 2026

La Pasqua, in Sicilia, ha il profumo dei dolci preparati lentamente mentre la primavera entra dalle finestre socchiuse. È una festa che non arriva all’improvviso, ma si costruisce giorno dopo giorno, nei piccoli rituali che attraversano le generazioni. Tra questi, ce n’è uno che più di altri racconta la semplicità e la bellezza delle tradizioni di casa: quello di intrecciare un impasto e custodire al suo interno un uovo

È da qui che nasce il pupu cu l’ova, uno dei simboli più autentici della Pasqua siciliana.

Le origini di un dolce che racconta la Pasqua

Il pupu cu l’ova è uno di quei dolci che non appartengono a un solo luogo, ma a una memoria diffusa, che cambia nome e forma attraversando la Sicilia.

A Palermo è pupu cu l’ova, nel Catanese diventa cuddura, nel Messinese cuddureddi, mentre nel Ragusano prende il nome di panaredda o palummedda. Nomi diversi per un gesto antico, che resta sempre lo stesso: intrecciare un impasto semplice e racchiudere al suo interno un uovo, simbolo universale di vita.

Le radici di questo dolce affondano molto lontano, fino all’antica Grecia. Il termine cuddura, ancora oggi utilizzato in molte zone dell’isola, deriva infatti dal greco kollüra, una focaccia offerta alle divinità. Già allora il pane, nella sua forma più semplice, diventava veicolo di significati simbolici e rituali.

Con il tempo, questo gesto si è intrecciato con la tradizione cristiana. L’uovo, emblema di rinascita e fertilità, è diventato il simbolo perfetto della Pasqua e della Resurrezione. Durante la Quaresima, periodo di rinuncia, il consumo delle uova era vietato: nelle case si accumulavano, per poi essere decorate e utilizzate proprio nei giorni pasquali, trasformandosi in dono e augurio.

Nascono così i pupi cu l’ova: pani o biscotti modellati nelle forme più diverse: colombe, cestini, campane, figure umane ,che custodiscono al loro interno un uovo sodo, spesso colorato. Da qui il nome “pupi”, perché molte di queste preparazioni richiamavano piccole figure antropomorfe.

Un tempo, in alcune zone della Sicilia, le giovani donne li preparavano per donarli ai fidanzati nel giorno di Pasqua, spesso modellandoli a forma di cuore e arricchendoli con più uova, secondo un codice silenzioso di affetto e importanza. Ai bambini, invece, venivano regalati come dono festivo, molto prima che arrivassero le uova di cioccolato.

Nato come dolce povero il pupu cu l’ova conserva ancora oggi la sua natura autentica. Non è un prodotto da pasticceria, ma un gesto domestico, tramandato di mano in mano, dove ogni forma racconta una storia, ogni intreccio porta con sé un ricordo.

Dal rito alla tavola: il pupu cu l’ova secondo Mariella

Ed è proprio in questo intreccio di gesti antichi e significati tramandati che la tradizione continua a vivere, ancora oggi, nelle cucine di casa. Perché il pupu cu l’ova non è soltanto un dolce da preparare: è un gesto che si rinnova, una memoria che prende forma tra le mani, un modo silenzioso per raccontare affetto.

È da qui che nasce anche l’interpretazione della nostra Mariella Puleo.

Con la stessa cura di chi ha imparato osservando, e con quel rispetto per le cose semplici che non hanno bisogno di essere cambiate, Mariella riprende questa tradizione e la riporta nella sua dimensione più autentica: quella domestica, fatta di tempi lenti, di impasti lavorati con pazienza, di forme che prendono vita una dopo l’altra. Il suo pupu cu l’ova conserva tutto questo: la semplicità degli ingredienti, il valore simbolico dell’uovo, la bellezza delle forme create a mano. Ma soprattutto conserva ciò che davvero conta ,perché, in fondo, questo dolce è sempre stato questo: un augurio.

E allora, attraverso questa ricetta, diventa anche il nostro modo insieme di arrivare nelle case dei nostri lettori: un piccolo gesto, come quelli di una volta, per augurare a tutti una Pasqua serena, luminosa e piena di vita.

Pupi cu l’ova  Ingredienti

400 g farina 00

100 g farina di rimacino

150 g sugna

150 g zucchero

1 tuorlo (conserva l’albume)

5 g lievito per dolci

5 g ammoniaca per dolci

Latte o acqua q.b.

Scorza grattugiata di ½ limone

Uova sode (½ uovo per ogni pupo)

Procedimento

               1.           Fai rassodare le uova, falle raffreddare e tagliale a metà.

               2.           In una ciotola unisci farina 00, rimacino, zucchero, lievito e ammoniaca.

               3.           Aggiungi la sugna, il tuorlo e la scorza di limone.

               4.           Impasta aggiungendo poco alla volta latte o acqua fino a ottenere un composto morbido e lavorabile.

               5.           Forma i pupi (bamboline, cestini, colombe…).

               6.           Inserisci mezzo uovo sodo al centro di ogni pupo.

               7.           Bloccalo con striscioline di impasto a croce.

               8.           Sistema su teglia con carta forno.

               9.           Cuoci a 180° per circa 20-25 minuti.

Meringa per decorare

Albume

Zucchero a velo q.b.

3 gocce di limone

Monta leggermente l’albume con il limone e aggiungi zucchero a velo fino a ottenere una glassa bianca e densa.

Decora i pupi freddi e completa con zuccherini colorati.

Buona Pasqua!