DA CENTOCELLE ALLA FINLANDIA,UN BUSINESS MAN
L’epopea di Marco Lembo non è la classica parabola del self-made man che scala vette immacolate per restare a guardare il mondo dall’alto. È, al contrario, il diario di bordo di un uomo che ha imparato a navigare nel fango, tra le crepe del cemento di Centocelle e il gelo silenzioso della Finlandia, scoprendo che la vera statura di un individuo non si misura dai traguardi raggiunti, ma dalla qualità delle sue cicatrici.

In una recente intervista live, ad Autori in Live, Lembo è apparso lontano dall’immagine del business-man, la sua presenza è stata un’esplosione di carisma ed empatia, tratti che però hanno lasciato spesso il passo a una vena profondamente romantica e a una commozione autentica. È stato un momento di nuda verità, in cui l’autore, con la sua voce a tratti emozionata, ha confermato che il suo libro, “Se non è vita questa”, non è un piedistallo, ma un confessionale.
Il racconto parte dalla periferia romana degli anni Settanta, un luogo che Lembo descrive come un codice morale non scritto, dove la sopravvivenza era l’unica laurea riconosciuta. Da lì, il salto nel buio verso una Londra punk e indifferente, vissuta tra turni estenuanti come lavapiatti e la fame vera, quella che ti morde lo stomaco e ti costringe a reinventarti ogni mattina.
La forza di questa narrazione risiede nella sua spietata onestà: Lembo non nasconde gli errori, gli eccessi, le solitudini abissali e i fallimenti che hanno preceduto i suoi grandi successi imprenditoriali. Anche quando il successo arriva con il Businessman of the Year in Finlandia, i brevetti nel settore alimentare e le collaborazioni ministeriali, l’autore lo osserva con lo sguardo critico di chi sa che il trionfo può essere la forma più subdola di isolamento.
La sua è una storia di continue “mute della pelle”. Ha saputo trasformare l’esperienza della strada in competenza manageriale, portando l’innovazione della pasta fresca vegana e senza glutine nei mercati asiatici, ma ha avuto il coraggio di ammettere quando la velocità del successo ha iniziato a consumare la sua dimensione umana.
Nell’intervista, questo dualismo è emerso con forza: da un lato l’uomo d’azione capace di cambiare le regole del lavoro in Scandinavia, dall’altro l’anima inquieta che ancora si commuove parlando della distanza dagli affetti o della bellezza malinconica di un tramonto spagnolo. È la cronaca di un uomo che ha perso tutto per poi ricostruirsi in modo ancora più eclatante, non per accumulare titoli, ma per ritrovare se stesso.
Oggi Lembo vive una “decelerazione” consapevole, lontano dalla frenesia che lo ha reso un’icona del business. Il suo memoir si è già imposto come un cult generazionale proprio perché non offre ricette magiche per la vittoria, ma celebra la bellezza del ricominciare da zero.
È un libro crudo e ironico, ma intriso di quel romanticismo testardo di chi, nonostante i morsi della vita e i cambiamenti improvvisi di rotta, non ha mai smesso di cercare un senso profondo dietro ogni caduta.
Marco Lembo ci insegna che la dignità non sta nel non cadere mai, ma nel saper stare in piedi quando tutto va storto, mantenendo intatta la capacità di emozionarsi davanti al rumore del mare.
Adesso vive a Malaga e sta li baciato dal mare e con la voglia ancora di raccontarsi, dare un valore a stelline a questo libro cinque non basterebbe.



