Lampedusa scrive a Papa Leone XIV: invito al Santuario di Porto Salvo
SU MARIA CON TE LA LETTERA DEI LAMPEDUSANI A LEONE XIV IN VISTA DELLA SUA VISITA IL PROSSIMO 4 LUGLIO: «SANTITÀ, LA ASPETTIAMO DAVANTI ALLA MADONNA DI PORTO SALVO. QUESTO SANTUARIO È UN MIRACOLO VIVENTE DI FRATELLANZA»
«Questo non un è un semplice tempio di pietra, ma un miracolo vivente di fratellanza. In un mondo che troppo spesso usa il nome di Dio per tracciare confini, questo piccolo santuario è da secoli la prova che il cielo è uno solo. La sua presenza, Santo Padre, tra queste mura semplici e cariche di storia, sarebbe un balsamo per le ferite del nostro tempo». Così un comitato di lampedusani si rivolge a Leone XIV in una lettera indirizzatagli in vista della sua visita sull’isola siciliana il prossimo 4 luglio. Lo rivela sul numero in edicola Maria con te, il settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, la comunità di Lampedusa ha invitato Leone XIV a visitare la “casa” della Madonna di Porto Salvo, Patrona dell’isola che accoglie il più alto numero di migranti in Europa. A 13 anni dallo storico incontro con papa Francesco, Lampedusa si prepara ad accogliere Prevost, con tutta l’attenzione (del cuore e della mente) al dramma di migliaia di richiedenti asilo, che arrivano qui sulle carrette del mare, e al sempre più crescente numero di morti o scomparsi nel Mediterraneo, spesso dimenticati, con gli occhi rivolti a Maria Solacium Migrantium (Conforto dei migranti), titolo introdotto nelle Litanie lauretane proprio da Bergoglio. Quel 9 luglio 2013, il predecessore di Prevost lanciò un grido d’allarme davanti agli occhi dei potenti e a questo simulacro della Vergine e invocò Maria per tutti coloro che persero la vita durante le traversate. Solo qualche mese dopo, il 3 ottobre, al largo dell’isola dei Conigli, morirono 368 migranti in quella che fu una delle più gravi tragedie del Mare nostrum. Il programma della visita di Leone XIV è in fase di realizzazione, ma i devoti e i fedeli dell’isola sperano che il Pontefice possa varcare i cancelli del tempio mariano: «Qui», si legge ancora nella lettera, «i corsari barbareschi e i marinai cristiani, nemici in mare aperto, deponevano le armi e le ostilità. Era una zona franca dello spirito, dove la sacralità della vita prevaleva sul dogma. L’isola era allora disabitata, ma il santuario fungeva da “dispensa della misericordia”. All’interno della grotta si trovavano provviste di biscotti, olio, vino e vestiti, lasciati dai naviganti come ex voto. Chiunque naufragasse o approdasse per necessità poteva attingere a questi beni, con l’unico patto d’onore di restituire o rimpiazzare quanto preso una volta tornato in salvo. Era un sistema di welfare spirituale e materiale che non faceva distinzioni di razza o religione». Per questo, spiega la comunità a conclusione della missiva, «la Madonna di Porto Salvo non è solo una statua, ma il simbolo di un’umanità che si riconosce fragile di fronte all’abisso. In questo luogo, la devozione mariana si è spogliata dei fasti per farsi rifugio. Visitare Porto Salvo, Santo Padre, per noi significa benedire un luogo dove il dialogo interreligioso non è nato nei libri, ma nel soccorso reciproco. Lampedusa offre la testimonianza di una fede che accoglie e non esclude. La aspettiamo per mostrare al mondo che il porto della salvezza ha sempre le porte aperte».



