10/03/2026
Il teatro è andato a cinema
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Il teatro è andato a cinema

Feb 26, 2026

Articolo a Cura di Giovanni Burgio

Sì, il teatro si è trasferito sul grande schermo. Le interpretazioni sofferte e contrite tipiche degli attori teatrali ora si possono vedere nelle multisale supertecnologiche. Parliamo, in particolare, dei protagonisti di due ottimi film nordeuropei ancora in programmazione: Sentimental value e Hamnet.

Le buie e cupe atmosfere che di solito fanno da sfondo agli scenari teatrali, costituiscono gran parte dei momenti di questi due lungometraggi che è riduttivo chiamare film. Infatti, si tratta in realtà di opere artistiche create e concepite da due grandi registi che affrontano alcuni problemi centrali delle società umane: il rapporto genitori – figli, la realizzazione personale, il senso della vita, in Sentimental value; il mistero della nascita e della morte, la maternità, la paternità, il magico ed arcano nascosto nella natura, in Hamnet.

Sono i lunghi minuti d’intensa e dolorosa recitazione degli attori che ci fanno dire che si tratta di teatro visto al cinema. In ambienti e scene oscuri, i ravvicinatissimi primi piani dei volti, degli occhi e della bocca esprimono al meglio i vari sentimenti umani: rabbia, tristezza, sofferenza, gioia. Parliamo, cioè, di una precisa scelta tecnica di ripresa che trasferisce nel grande schermo la tipica mimica teatrale.

Questo intreccio tra teatro e cinema è perfetto ed evidente nel norvegese Sentimental value. Infatti il film racconta di un padre, regista di cinema, che s’incontra e scontra con la figlia, attrice di teatro, perché vuole che quest’ultima interpreti il suo film. E durante la proiezione del film che noi vediamo in sala, sia in alcune scene all’inizio sia in altre alla fine, capita che ci si chieda “Quello che stiamo vedendo è la sceneggiatura scritta del regista di Sentimental value, Joachim Trier, o è il copione scritto dal padre per la figlia, la bravissima Renate Reinsve?”. C’è quindi una sorprendente e straordinaria sovrapposizione tra le due rappresentazioni cinematografiche, quella che noi vediamo nella multisala e quella creata dall’anziano padre nel suo copione. Un risultato reso possibile soprattutto dalla magnifica interpretazione dell’attrice norvegese.

In Hamnet, nel nome del figlio, si vede invece la delicata e gentile mano femminile della regista cinese Chloè Zhao. Il momento in cui la bambina appena appena uscita dal grembo materno sembra morta, e poi invece inizia a respirare, è straordinariamente emozionante e commovente. E lo stesso accade nell’ultima sequenza del film, quando durante la messa in scena dell’opera teatrale “Amleto” le lacrime degli attori e del pubblico si mischiano, fino a toccarsi fisicamente (e si potrebbe aggiungere che quelle lacrime viste sullo schermo ricadono copiosamente anche sugli spettatori in sala). Commozione che raggiunge i più alti livelli grazie alla recitazione eccezionale dell’irlandese Jessie Buckley, nonché dell’altrettanto ottimo Paul Mescal, anche lui irlandese.

Gli splendidi e bravissimi protagonisti di questi film, le mani esperte e le visioni originali dei due registi, i lunghi e accurati primi piani dei volti degli attori, ci fanno senz’altro dire che in queste due opere cinematografiche si può vedere un riuscito e intenso teatro.