Memoria rimossa
I siciliani spesso dimenticano la storia che hanno vissuto negli ultimi cinquant’anni, ma la cosa più grave è quella che dimenticano perfino quello che succede ai giorni nostri.
Dimenticano tutto, ad esempio del male che ha fatto la mafia, di quello che ha fatto e continua a fare la politica e delle ingiustizie che subisce tutti i giorni.
Noi siciliani soffriamo della sindrome (non so se esiste) della “rimozione selettiva”.
Forse per pigrizia, siamo portati a riassumere la storia a semplificarla e spesso a ogni passaggio, dei racconti che ci facciamo, continuiamo a riassumere riducendo la realtà ai minimi termini, rendendoli insignificanti, insomma il vero tradimento della realtà.
La mafia diventa un fatto di costume, spesso ci rassegnano ripetendoci che c’é sempre stata e le cose andranno sempre nello stesso modo, questo è il freno che ci impedisce di progredire e molti si ostinano a non andare a votare giustificandosi con un: “tanto sono tutti gli stessi e le cose non cambieranno mai”.
La politica, comunque, è l’esercizio della democrazia, peccato che è popolata di politicanti affaristi senza scrupoli che agiscono per il loro tornaconto senza rispetto di quanti amministrano.
E poi c’é la giustizia, che per i cittadini è un fatto astratto, una cosa che non ci riguarda fin quando non siamo coinvolti direttamente, perché ci accade qualcosa che ci fa confrontare con questa realtà.
Per non affrontare questi tre grandi temi spesso noi siciliani ci rifuggiamo nel far finta di niente, magari perché ci fa comodo così? Perché non ci impegna e non ci obbliga a stare da una parte o da un’altra.
Oggi, anche se non dovrebbe essere così, dopo aver abbattuto la prima Repubblica, che distingueva tutti dagli “amici dei politici” ci stiamo incamminando di nuovo nel sentiero degli “amici che contano” e siamo alla ricerca di nuova privilegi amicali con i potenti, perché questo ci consente, avanzando le nostre minime richieste, di averle soddisfatte, come: i marciapiedi sotto casa rotti; l’anello di cemento attorno all’albero che ha sconfinato sulla strada che ci fa posteggiare la macchina in modo sbilenco; la buca di fronte casa nostra che, la notte non ci fa dormire per il rumore dei cerchioni che sbattono sul bordo del fosso e magari altre piccole cose.
Questo ci fa dimenticare dei nostri diritti e ci fa mettere davanti a tutto questo piccolo tornaconto personale di soddisfazione. Sempre più oggi la democrazia in politica è diventata un accessorio quasi superfluo, perché conoscere il “politicante” di turno, è meglio di chiedere il rispetto delle regole, e tutto va riportato al favore personale non al bene di tutti. Questo comunque, purtroppo, costringe l’elettore a rimanere ostaggio del politicante perché ci obbliga a ricambiare il favore votando l’amico della buca ricoperta in strada o del rifacimento dei marciapiedi sotto casa. Spesso in virtù di questo non ci poniamo il problema se questo politico a cui ci siamo rivolti è all’altezza di fare politica per la comunità oppure è proteso a fare favori personali solo perché così facendo gli si fidelizzano gli elettori.
Allora il “povero” siciliano si rifugia ancora una volta nel dimenticatoio, continuando a fare il riassunto della storia, non inforcando gli occhiali della storia ma indossando solo quelli odierni. Purtroppo, per molti, la storia ha bisogno di essere guardata con gli occhiali del periodo in cui si è svolta.
Spesso, se ci pensiamo bene, la rimozione della storia è un meccanismo, che per diverse motivazioni, è una sorta di difesa. Una difesa per non soffrire, una difesa per non pensare che in questo progresso facciamo fatica a scrollarci di dosso il vecchio retrogrado tessuto sociale, del io non vedo, io non sento, io non parlo delle tre scimmiette.
Un mio vecchio docente di storia diceva spesso: “Il sonno della memoria genera i mostri…”. Allora se questo sonno genera mostri che facciamo? Dimentichiamo tutti quei siciliani onesti che sono morti per proteggere la nostra Democrazia e lo stato italiano?
Purtroppo stiamo diventando “gente” senza memoria, perché rimuovendo la nostra storia è scandaloso non ricordare fatti e misfatti vissuti in questi ultimi quarant’anni che sono avvenuti in Sicilia e fuori: dagli attentati di Palermo e quelli di Firenze e Roma.
Scusate, stavo facendo anch’io una rimozione, non ricordando:
- l’attentato a Falcone dove ci furono cinque morti;
- l’attentato a Borsellino dove le vittime furono sei;
- l’autobomba dei Georgofili a Firenze dove ci furono cinque morti e quarant’otto feriti;
- l’attentato a San Giovanni in Laterano con venti feriti e ingenti danni;
- l’attentato a San Giorgio in Velabro con gravi danni alla struttura.
Purtroppo spesso, e questo chi più chi meno lo facciamo tutti, dimentichiamo con la scusa di dare le cose per scontato.
Un mio amico che fa lo psichiatra dice spesso: “La rimozione è la madre e la più nota delle forme di difesa psichiatriche”.
Sarà per questo che rimuoviamo?
Oppure è altro?



