Di argilla e d’infinito: Virna Chessari e l’arte di trasformare il dolore in poesia
Articolo a cura di Giovanna Sciacchitano
Virna Chessari, nota scrittrice siciliana, con la sua raccolta poetica bilingue “Di Argilla e Infinito”, pubblicata da edizioni Danaus, ci insegna a guardare la bellezza e a farne memoria cui attingere nei momenti difficili e dolorosi della vita. Proprio per questo la raccolta, che accoglie ben quarantasette liriche, è arricchita da dodici immagini del mondo animale e vegetale in bianco e nero; saranno le emozioni dei suoi versi a dare ad esse il giusto colore, così come l’individualità del singolo lettore sente. Le emozioni forti, intense fanno capolino tra le parole della Chessari e ricamano tele di accadimenti reali o solamente desiderati e mai realizzati. Scrive la nostra poetessa:
“Non è una grande storia/ la mia/ solo versi ed emozioni/ e ombre travestite di dolcezza/… E se la poesia non ti fa paura/ temerla dovresti/ Perché ti dice chi sei/ e ti libera” (da Ripicca).
Così procede Virna Chessari tra i versi che la definiscono e la contengono, l’autrice, infatti, vive la poesia come possibilità per venire a contatto con il suo mondo interiore. Comprendere sé stessa fino in fondo e nei cambiamenti che, inevitabilmente, la vita attiva è conditio sine qua non perché la poesia della Chessari possa esistere, scrive l’autrice “Siamo granelli di poesia che compongono un verso” (da Neuroni a specchio)”.
Nella raccolta il lettore partecipa con vivo interesse e complice solidarietà al racconto del vissuto dell’autrice, da quello più pragmatico a quello più intenso, emotivo, intuitivo. I motivi della silloge “Di Argilla e Infinito” sono le tematiche universali che la stessa condizione umana impone: il dolore, la solitudine sperimentata nel vissuto tragico di una perdita, la memoria di un passato che non c’è più, la ricerca di senso della propria vita, ma anche l’amore nelle sue infinite possibilità:
E io ti vedo! / Perché, adesso, sono aria, / e ti sbuffo sul collo quel che ti piace:/ il fresco fumoso di montagna, / l’odore di menta, limoni e melanzana, / il rosso pomodoro del tuo grande balcone/…Senza più un corpo, / ora posso amarti. / Quanto voglio. / Ma tu non lo saprai.” (da Vento)
I versi di Virna Chessari evocano, pertanto, emozioni profonde e procedendo nella lettura si rintraccia all’improvviso un proprio ritmo interiore, che si affianca a quello della poetessa e permette di cogliere l’essenza dei suoi versi e di interpretare la scelta lessicale dell’autrice nel descrivere un paesaggio, un’emozione complessa o un oggetto. Ecco allora che “un’asciutta gronda gelata lungo la quale dolori e paure scivolano via” diventa possibilità per alleviare la sofferenza. Un poetare della Chessari che ci riporta alla tecnica poetica del “correlativo oggettivo” di Thomas Stearns Eliot, per cui un sentire interiore, un’emozione forte provata giunge al lettore attraverso la descrizione dell’oggetto che l’ha determina e che l’ha evocata. L’emozione non viene descritta ma, suscitata in chi legge i versi:
“…E ne vorrei ancora di fagioli, spremute, fegato, fumo, / riso e cucchiaiate di miele/… le mie arance e il mio tè non profumano più/… Mi manca la tua voce di madre” (da Chimica)
Virna Chessari ci regala bellezza e lo fa con l’eleganza del suo stile, con una poesia che parte dal reale per rintracciare autentici momenti di dolore o di malinconia, ma anche momenti in cui la vitalità torna a pulsare nelle sue vene e a sciogliere come neve al sole ogni tristezza per dare spazio alla speranza:
“E ho ripreso a sorridere, / come non mi succedeva da un po’. / Come fanno i bambini/ che ridono e si abbandonano/… e neanche il dolore sembra più vero. / Ma sotto la neve profonde sono ancora le buche.” (da Gelata).
Mi piace definire alcuni aspetti della poesia di Virna Chessari con le parole che Massimo Recalcati usa nel suo saggio La luce delle stelle morte: “Dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza. È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione”. E credo che la bella, intensa e geniale creatività di questa poetessa affondi le proprie radici, per l’appunto, nella capacità di trasfigurare le esperienze negative e dolorose della vita in opportunità di crescita e di profonda consapevolezza.
L’Autrice
Virna Chessari insegna lettere al liceo ed è autrice di raccolte poetiche e opere narrative. Ha esordito con The Ulysses Butterfly – La Farfalla di Ulisse (2020), a cui sono seguiti, tra gli altri, il romanzo I Finsword (2022), il libro per ragazzi Il Favolfiore (2022) e Cieli di Primavera (2024), dedicato ad Alda Merini. Collabora con riviste, giornali e radio, portando avanti una ricerca letteraria che unisce poesia, memoria e immaginazione.
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