24/08/2026
Aristotele: il primo Professore  della Storia del Pensiero
Rubriche Sentieri tra Logos e Parole

Aristotele: il primo Professore della Storia del Pensiero

Gen 15, 2026

Articolo a cura di Vittorio Salmeri

“ Il mastro di color che sanno”

( inferno,IV, 31) )

Alla fine del IV sec. a.C. , mentre Alessandro Magno si trovava impegnato a unificare il mondo antico, dai Balcani all’Egitto, Aristotele conduceva a termine una grande opera di sintesi filosofica del pensiero greco: sembra proprio che con lui la filosofia abbia raggiunto la maggiore età.

Aristotele, a differenza di Platone, afferma che la vera realtà è la sostanza di tutti gli individui e che le “ essenze” di tutte le cose esistono solo nel nostra mente, allo stato universale, e non in un mondo a parte, in un luogo “ sopra-terrestre”; afferma che la vera felicità è nel perfetto funzionamento della ragione, esercitando la virtù del “giusto mezzo” e che l’arte non è corruzione ma purificazione delle nostre emozioni. Aristotele pone le basi della Logica, della Biologia, della Psicologia, della Filosofia naturale, della Metafisica, dell’Etica e della Politica; per questa ragione, è stato definito “ la massima esperienza della Grecia, giunta all’apogeo della sua grandezza intellettuale”.

Aristotele, figlio di Nicomaco e di Festis, nacque nel 384 a.C, a Stagira, colonia della Macedonia, a circa 300 Km, a nord di Atene.

A 17 anni si iscrisse alla scuola di Platone e la frequentò per vent’anni. Quando Platone morì, il filosofo, destinato a diventare il suo eterno contraltare, aveva già trentasette anni ed era ancora poco noto.

Ma già, quindici anni dopo, i giovani ateniesi si dividevano in platonici e aristotelici, e da allora sarà sempre così sino a quando, agli inizi dell’Ottocento, il poeta e filosofo Samuel Coleridge dirà che ogni uomo nasce platonico o aristotelico.

Nel 342 Filippo di Macedonia lo invitò alla propria corte per l’istruzione del figlio tredicenne Alessandro.

Dal 335 al 323 dimorò ad Atene, dove fondò il Liceo, dal greco “ lycos”, lupo, vicino al tempio di Apollo Liceo, il protettore del gregge dagli assalti del lupo, la sua scuola fu chiamata “ peripatetica” , dal greco peripatein, che significa passeggiare, perché si insegnava, passeggiando; la scuola era specializzata nella matematica e nella filosofia speculativa.

Dopo la morte di Alessandro, avvenuta nel 323, Aristotele, a causa dei suoi difficili rapporti con la politica, fu accusato di empietà da Demofilo, un militare greco del tempo, per cui dovette fuggire a Calcicide, in Eubea, per evitare che si commettesse un altro delitto contro la filosofia, dopo quello di Socrate.

Morì nel 322, lasciando i libri e la scuola a Teofrasto. Aristotele è stato definito “il primo professore della storia del pensiero”, il termine “professore”, in greco didascalos, non significava educatore generico, maestro di vita, formatore di carattere, quello che i Greci chiamavano paidagogòs, ma detentore di una scienza rigorosa e organica, che si può apprendere soltanto con uno studio specifico e sistematico.

Con un termine più vicino a noi, Aristotele fu il primo filosofo nozionista, convinto, cioè, che senza nozioni precise e circostanziali anche i massimi problemi della vita rischiano di trasformarsi in chiacchiere inconcludenti.

Le opere di Aristotele scritte nel periodo del suo tirocinio alla scuola di Platone non ci sono pervenute, di esse possediamo solo alcuni frammenti, attraverso i quali è possibile comunque ricostruire abbastanza chiaramente la sua progressiva emancipazione dalla scuola di Platone; si tratta di opere scritte nella forma del dialogo a imitazione del maestro. Queste opere furono dette Essoteriche, cioè “ destinate al pubblico”.e le più importanti sono : l‘eudemo, il Protrettico Sulla filosofia.

Il complesso del pensiero aristotelico, però, ci è noto grazie al corpus dei suoi scritti esoterici, quelle “ destinate agli alunni”, che sono suddivise in ordine sistematico, a seconda degli argomenti e non in ordine cronologico.

Degli scritti di logica, indicati col titolo complessivo di Organon, i più antichi sono i Topici in otto libri; seguono, I Secondi Analitici, i Primi Analitici e il De interpretazione.

Delle opere di fisica , le prime tre sono forse le prime opere esoteriche scritte da Aristotele: la Fisica in otto libri, il De coelo in quattro libri e il De generatione et corruptione in due libri.

La maggior opera di psicologia è il De Anima, in tre libri, appartenente al periodo più antico. Più recenti sono invece gli otto libri dei Parva naturalia, i quattro libri dei Metereologicae, le opere di biologia, la Historia animalium in 10 libri, il De partibus animalium in 4 libri, il De incessu animalium, il De motu animalium il De generatione animalium.

Più complessa è la cronologia dei 14 libri della Metafisica, che non furono ordinati da Aristotele, ma da editori successivi; Andronico li chiamò così, perché nell’ordine li aveva collocati dopo i trattati di Fisica, metà in greco significa “dopo”; Aristotele li aveva chiamati “ Trattati di Filosofia prima”.

Le opere etiche comprendono, in ordine cronologico, prima l’Etica eudemia, poi la Grande etica, poi l’Etica Nicomachea. Infine, gli otto libri della Politica, la Poetica e la Retorica.

Tutte queste opere costituiscono la grande “enciclopledia “del sapere antico; lo stile, a differenza di quello di Platone, è concentrato, tecnico, scientifico; molti termini, creati da Aristotele, sono ancora usati, sino ai nostri giorni.

La distinzione in opere essoteriche e opere esoteriche è indicativa del fatto che per Aristotele la filosofia è una scienza difficile, che va studiata rigorosamente e sistematicamente e che quindi non è insegnabile a tutti: questo, già, contrappone nettamente il maggior allievo di Platone allo spirito con cui il maestro scriveva i suoi celebri dialoghi.

Negli scritti di Aristotele nulla è lasciato al caso: tutto è disposto organicamente in un’ideale di piramide del sapere, al culmine della quale stanno le conoscenze più difficili.

Per Aristotele la sapienza non è fatta per i profani, neppure per i dilettanti dello studio, ma solo per i professionisti; il compito del filosofo, è, dunque, duplice: innanzitutto riuscire a vedere anche le cose più evidenti nella loro effettiva realtà, superando l’abbagliamento di ciò che può apparire ovvio e quotidiano, in secondo luogo fornire agli altri uomini degli occhiali tali da superare questo abbagliamento.

Per ulteriori approfondimenti si consiglia “ Il Racconto della Filosofia di Vittorio Salmeri”

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