11/06/2026
Silent Landing: Carola de Risi e l’astronauta come metafora sociale secondo Massimiliano Reggiani
Arte

Silent Landing: Carola de Risi e l’astronauta come metafora sociale secondo Massimiliano Reggiani

Dic 20, 2025

NAPOLI – C’è un momento, nell’esperienza dell’arte, in cui lo sguardo è chiamato a rallentare. Silent Landing si colloca esattamente in questo spazio di sospensione, come un percorso che invita ad avvicinarsi, a osservare con attenzione, a seguire un viaggio fatto di tappe interiori più che di approdi visibili.

Nelle didascalie che accompagnano le opere, curate dalla stessa artista Carola de Risi, il progetto viene descritto come un attraversamento dei “sentieri invisibili dell’esistenza”, un susseguirsi di atterraggi silenziosi su pianeti emotivi diversi, simbolo delle molte strade che la vita ci pone davanti. È una narrazione che affida al segno astratto, alla figura dell’astronauta e alla progressione delle opere il compito di raccontare un’evoluzione personale e universale insieme.

Su questo impianto poetico e dichiarativo si innesta lo sguardo critico del dott. Massimiliano Reggiani, che accompagna il visitatore in una lettura più profonda del progetto, restituendo senso e struttura a un percorso che, pur muovendosi nel silenzio, è carico di significati.

 “ Carola de Risi è una giovane e graffiante artista che ha avuto Napoli, nella sua ridondante e caotica vitalità, per culla e formazione. Della città partenopea ha preferito mantenere solamente alcuni minimalisti accenni cromatici mantenendo però il piacere – tutto intellettuale – di guardare al quotidiano con atavica filosofia. Dobbiamo quindi considerare questa fulminea mostra allestita nel proprio atelier come il frutto di un lungo pensare, che tanto racconta della società d’oggi. Carola de Risi, da narratrice del vissuto, si trasforma rapidamente in una frizzante sociologa che ci intrattiene, tralasciando le parole, con accattivanti composizioni di materia, segni e geometria.

 È d’obbligo, prima di tutto, ascoltare la voce dell’Artista, il suo abito razionale. “Silent Landing” – ci racconta – è il viaggio di progressiva autoconsapevolezza di un immaginario astronauta che lievita leggero, curioso e al contempo spaventato, in un piccolo teatrino spaziale. Non occorre sforzo fisico, né carburante per i propulsori, non c’è disciplina ferrea né selezione ma solo libertà onirica di movimento e di pensiero. Come in un gioco di bimbi qui è facile muoversi nello spazio siderale. L’astronauta atterra, esplora, riparte, vola e cambia pianeta immerso nel libero flusso delle proprie emozioni.

 Secondo Carola de Risi, che segue con affetto ed empatia il lungo viaggio dell’omino stellare, le tappe del percorso di conoscenza della vita si possono schematizzare in una serie di scene simboliche. Queste riempiono lo sguardo dell’astronauta riflettendosi sulla visiera del casco dell’ingenua e candida tuta spaziale. L’astronauta s’avvia, lanciato verso un cosmo sconosciuto, partendo – ancora dentro l’astronave – da una gaia e liberatoria danza di ballerine. Disteso sul Pianeta dei sogni sotto un cielo di galassie si osserva libero e curioso, in uno spazio di potenziali possibilità. Poi atterra nel mondo del silenzio e capisce che è la propria melodia, la voce della bellezza interiore e non la muta mancanza di suono a svelare la propria identità.

Scivola surfando nel Pianeta dell’amore, in equilibrio dinamico tra i marosi delle passioni e si accoccola dolcemente sulla nuvola nel Pianeta dei desideri, comprendendo l’importanza della sensibilità, che non progetta e pianifica bensì attende, incontra ed accoglie. Sempre nelle plaghe dell’amore si sofferma ammirato davanti alla tenerezza di una coppia d’amanti che affrontano l’incerto futuro protetti e trasportati da una leggera, fragilissima e perciò preziosa, barchetta di carta. Col cuore gonfio di emozione l’omino spaziale conclude il proprio viaggio galattico nel Pianeta dei ricordi: immagina che pescare sia una semplice attesa, aspettando che un pesce venga ad abboccare. Allo stesso modo le memorie passate salgono a galla solo se, con pazienza, ci predisponiamo a farle riaffiorare. L’astronauta, adesso, è pronto per la vita: può tornare coi piedi per terra e affrontare il mondo reale.

 C’è tanta dolcezza e poesia in questo viaggio singolare. Carola de Risi si racconta così e queste sono le parole, poi c’è l’arte che svela altri piani, più profondi, intensi, contemporanei e drammatici. Sarebbe bello, potremmo chiosare, se davvero il passaggio verso la maturità fosse così romantico per come lo abbiamo voluto – insieme all’Artista – immaginare.

 Sottolineavo, in principio, che di Napoli restano i colori: dal verde maiolicato di tante cupole del meridione italiano alle ocre e alle terre dell’intonaco ammalorato e vivo nelle case più vecchie; sono muri intrisi di parole e di racconti, di nenie e di odori: dai profumi di cucina alla biancheria sciorinata al vento del mare. I blu profondi e quelli più velati che lasciano trasparire un bianco luminoso sono sguardi sul Tirreno, cupo e misterioso. C’è un’indubbia capacità nella resa aniconica di un luogo affaccendato e complesso, al contempo naturale e antropizzato.

 Poi, di contro, vi è il segno, la linea marcata che cessa d’essere diario personale: si trasforma in esperienza e puntuale analisi delle dinamiche umane. Le strade reali s’intrecciano e si aggrovigliano, mantengono le cicatrici dell’urbanista, le mutilazioni della guerra, il continuo rigenerarsi della povera gente. In queste linee, invece, si parla ancora della vita ma sono strade di periferia, volutamente monotone, incapaci di un centro, di un arabesco, di una cornice. Se questo è il mondo del vissuto il ragionamento logico è impietoso: una gabbia fatta di percorsi obbligati, una prigione senza sbarre che spegne ogni velleità emotiva.

 Infine abbiamo l’astronauta con la propria tutina spaziale di teatrale fantasia, chiuso nell’involucro e concentrato sul ragionamento individuale su cui riflette, rimugina, sospira, s’allieta, pensando di trovare in sé una soluzione. In ogni dipinto l’astronauta resta immutato nel gradino appena raggiunto: si cristallizza e cessa d’essere individuo per diventare modulo, elemento ripetibile. Cresciuto sì ma deprivato di ogni identità. Nel mito l’eroe simbolo trascendeva sé stesso rinnovandosi per diventare figura esemplare. Qui è semplicemente uno scolaro promosso, una matricola nella grande università della vita, che cresce e si moltiplica per gruppi diventando semplicemente un numero.

 La domanda a questo punto sorge spontanea: “Silent Landing” è l’autoritratto di Carola de Risi?  Personalmente credo di no. È il ritratto, asciutto e ragionato, di una nuova società: prospera, infinitamente sola, irrimediabilmente massificata. L’Artista la conosce, la riconosce e – raccontandola – mostra di averla pienamente superata. Può essere il diario di un viaggio che, in questo caso specifico, ha dato sete di riscatto e vigore narrativo al pennello di una pittrice talentuosa e dalla mano felice”.

Massimiliano Reggiani

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