Letizia Meuti: storie di integrazione, amore per le radici e sogni da pubblicare
Articolista, blogger, scrittrice dallo scorso anno registrata come autrice di opere letterarie (OLAF) presso la S.I.A.E. e autrice di due libri: “Un cinese napoletano” e “Tutta la vita”. Oggi con noi de L’Epoca Culturale c’è Letizia Meuti con la quale abbiamo fatto un viaggio tra Napoli e Pisa accompagnati da un cinese e da Sofia e i suoi amici. Cosa ci fa un cinese a Napoli nel periodo della pandemia? E quale sarà la storia di Sofia nelle sere d’estate pisane?
Un percorso fatto insieme all’autrice durante il quale ci siamo fatti raccontare anche un po’ di lei e della sua passione per la scrittura.
- Letizia e la scrittura, quando è scoccato il colpo di fulmine?
“Ho iniziato a scrivere nel 2012, come articolista freelance, per alcune testate giornalistiche online.
Da lì poi è stato un divenire: sono arrivati i blog, poi il giornale e alla fine i libri”.
- Dalle redazioni giornalistiche ad autrice di romanzi: il “passaggio di consegne” è stato complicato o naturale?
“Ma sicuramente il ‘modus operandi’ è diverso per le due cose. Lo scrivere per i giornali, però, mi ha dato le basi per poter poi affrontare la scrittura dei romanzi. Mi ha insegnato l’essenzialità: dire molto con poco, arrivare dritto al punto senza perdere precisione o sensibilità, per esempio. La scrittura giornalistica ti obbliga ad ascoltare davvero, a cogliere l’essenza di una storia dentro i fatti, ma anche tra le righe, nei dettagli che spesso sembrano secondari e invece rivelano tutto. Mi ha allenato a osservare, a mettermi nei panni degli altri, a restituire realtà complesse con una lingua che sia chiara ma non povera, evocativa ma non artificiosa. Credo che il mio stile narrativo nasca proprio da questo: uno sguardo che vuole essere onesto, e una scrittura che cerca sempre la verità emotiva, senza mai dimenticare la responsabilità del racconto”.
- “Un cinese napoletano” la tua prima opera editoriale, ce ne parli?
“E’ un romanzo di narrativa contemporanea. Un centinaio di pagine, in cui descrivo il periodo della pandemia Covid, nel nostro paese, più precisamente a Napoli, infatti la storia si svolge soprattutto in questa bellissima città, piena di tradizioni e cultura. E’ un mix fantasioso e curioso di integrazione, solidarietà, amore per le proprie origini di appartenenza, musica e cinema”.
Quanto è importante, specie dopo la pandemia da Covid 19, l’integrazione e l’accoglienza di culture, tradizioni e religioni diverse?
“Beh, dopo il Covid qualcosa è cambiato. La distanza a cui siamo stati costretti in quel periodo, ha portato a degli esiti, successivamente. Penso che ancora oggi, ci dobbiamo riabituare alla vita pre pandemia”.
- A un lettore intenzionato ad acquistare il libro, che Napoli viene fuori dagli occhi di un cinese?
“Credo che il messaggio che arrivi è quello che le diversità non sono poi così tanto difficili da abbattere.
Nonostante lo scontro tra Oriente e Occidente, che descrivo nel libro, gli usi e costumi diversi, ecc…
Una cosa che mi è rimasta nel descrivere certe situazioni, è quella delle similitudini trovate in queste vite all’apparenza molto differenti e distanti tra loro. Alla fine Napoli, non è tanto lontana dalla Cina sotto certi punti di vista, come pure da tante altre città del mondo, naturalmente”.
- “Tutta la vita”, uscito a marzo di quest’anno, è il sequel del precedente: perché dopo Napoli hai scelto proprio Pisa?
“Perchè la Toscana è un altro mio grande amore e Pisa soprattutto, nonostante trovo che sia un po’ sottovalutata come città, ha delle usanze molto antiche che andrebbero riscoperte, come ad esempio il famoso Palio di Bientina o San Valentino descritto nel mio romanzo, oltre ai bellissimi posti che la regione ci regala, fatta di colline immerse nel verde che arrivano fino al mare e la sua lunga storia immersa tra arte e tradizioni enogastronomiche”.
- In questo nuovo libro si parla di giovani; come sono e cosa vogliono i ragazzi del 2025?
“Il problema dei giovani e del lavoro, c’è sempre stato, anche quando ero giovane io. I tempi sono cambiati, come corso naturale degli eventi, i bisogni sono diversi. Oggi credo ci sia una ricerca più attenta, puntata più su un forte individualismo, e di conseguenza cambia proprio l’approccio al mondo lavorativo, oltre ad esserci anche, uno sguardo più attento all’ offerta. Adesso si parla molto più facilmente di ambiente lavorativo e situazioni lavorative tossiche che in passato, e credo sia un bene perchè il tutto porta a una evoluzione”.
- Secondo te, davvero questa nuova generazione legge poco oppure è un falso mito?
“Secondo me, i ragazzi leggono quello che piace a loro ed è giusto che sia così. A volte la scelta delle letture, determina non solo i nostri gusti ma anche un po’ quello che siamo, quello che ci definisce come persona”.
- Quali i messaggi dietro ai tuoi due romanzi?
“Alcuni dicono che dietro i miei libri ci sono messaggi politici, può darsi, ma d’altro canto io ho solo descritto quello che mi e ci circonda del mondo contemporaneo e alla fine la politica tratta proprio di questo: l’attività che riguarda la gestione degli affari pubblici e la vita associata all’ interno della comunità. Ai posteri l’ardua sentenza”.
- Hai nel cassetto altri progetti editoriali ai quali far vedere la luce a breve?
“Spero di far uscire un altro romanzo entro il prossimo anno, sono alla ricerca di una casa editrice”.



