15/06/2026
Interviste

Ogni bambino ha una storia : conversazione con Fuad Aziz

Giu 19, 2025

Fuad Aziz è un artista, scrittore e illustratore di origini curde, nato a Erbil, nel Kurdistan iracheno, e da molti anni residente in Italia. Con la sua arte e i suoi libri ha saputo unire mondi diversi, trasformando esperienze di migrazione, memoria e identità in storie profonde e accessibili anche ai più piccoli. Le sue opere, spesso illustrate con uno stile essenziale ma ricco di significato, parlano di accoglienza, diversità culturale, dialogo e pace.
Attraverso il potere delle immagini e delle parole, Fuad accompagna bambini e adulti in un viaggio fatto di empatia e ascolto, dove ogni storia diventa un’occasione per riconoscersi nell’altro.

Lo abbiamo incontrato per parlare del suo lavoro, dei suoi libri e del messaggio che cerca di trasmettere attraverso le sue narrazioni.

  • Ciao Fuad, i tuoi libri sono molto amati dai bambini ma anche dagli adulti. Come è nata la tua passione per la narrazione illustrata?


Ciao, Ilaria! La passione è nata dalla mia esperienza personale. Sono cresciuto in Kurdistan, in una cultura dove le storie si trasmettevano oralmente, spesso intorno al fuoco o davanti a un tè caldo. Poi, quando mi sono trasferito in Italia, ho sentito il bisogno di raccontare quelle storie, ma anche di costruire un ponte tra il mio mondo d’origine e quello nuovo. I libri illustrati mi sono sembrati il mezzo più naturale per farlo, soprattutto parlando ai bambini.

  • Nei tuoi libri tornano spesso temi come la migrazione, l’accoglienza, la memoria. È una scelta consapevole?


Sì, molto. Ho vissuto in prima persona l’esperienza della migrazione, della distanza, del ricominciare. Nei miei libri, come Il tappeto delle storie o La casa dei ricordi, cerco di raccontare tutto questo in modo semplice ma profondo. Voglio che i bambini capiscano che dietro ogni volto c’è una storia, un viaggio, una speranza.

  • Come scegli le storie che racconti? Sono tradizioni del tuo popolo o frutto della tua fantasia?


Spesso nascono da entrambe le fonti. Alcune sono leggende curde che rielaboro, altre nascono da emozioni personali o incontri reali. Per esempio, una volta ho incontrato un bambino in un centro di accoglienza: bastava guardarlo per capire quante cose aveva già vissuto. Da lì è nata una storia.

  • L’elemento visivo nei tuoi libri è molto forte. Quanto conta per te l’illustrazione?

È fondamentale. I bambini leggono prima con gli occhi, poi con le parole. L’immagine deve parlare, emozionare, aprire uno spazio immaginario. Uso colori e forme semplici ma ricche di significato. L’illustrazione è un linguaggio, e quando è sincero arriva dritto al cuore.

  • Cosa speri che resti nei bambini dopo aver letto un tuo libro?


Vorrei che si sentissero più ricchi dentro. Che imparassero a guardare gli altri con occhi diversi, più curiosi, più aperti. La diversità è un tesoro, non una barriera. E poi vorrei che mantenessero vivo l’ascolto: le storie ci aiutano a capirci e a costruire pace.

  • Hai nuovi progetti in corso?


Sì! Sto lavorando a un nuovo albo illustrato, ispirato a una leggenda curda che parla della luna e del deserto. E porto avanti anche laboratori nelle scuole, dove lavoro con i bambini sul tema dell’identità e della memoria, usando l’arte come strumento di espressione.

  • La poesia e l’arte nei tuoi libri non sono mai soltanto decorazione. Cosa rappresentano per te?


Per me la poesia, come l’arte, non è qualcosa da aggiungere alle storie, ma è dentro le storie. È un modo di guardare il mondo. Non serve solo a dare un messaggio, ma a toccare qualcosa di più profondo. I bambini lo capiscono: loro sentono la bellezza anche quando è nascosta in una frase semplice o in un disegno silenzioso.

  • Hai detto che l’arte è un bisogno per tutti. In che senso?


Credo che l’arte sia come l’acqua: non è un lusso, è necessaria. Ricchi, poveri, giovani, anziani… tutti abbiamo bisogno di esprimere qualcosa, di sentirci visti. L’arte ci permette di farlo, anche senza parole. È una strada per raccontare chi siamo, e per capire gli altri.

  • Perché secondo te l’arte può aiutarci a scoprire la bellezza?


Perché ci fa rallentare. Ci fa osservare con più attenzione. Quando disegno o scrivo, io stesso scopro cose nuove, anche su di me. La bellezza non è solo nelle cose perfette, ma anche nei segni imperfetti, nei gesti semplici. L’arte e la poesia ci insegnano a guardare con il cuore.

Grazie, Fuad. Le tue parole e il tuo lavoro sono davvero preziosi.

Grazie a te. E ricordiamoci sempre: ogni bambino ha una storia da raccontare. Bisogna solo avere il tempo e la voglia di ascoltarla.

Ascoltare Fuad Aziz è come aprire una finestra su un mondo in cui la parola “diversità” non divide, ma arricchisce. Le sue storie, apparentemente semplici, custodiscono il peso lieve della memoria, il coraggio del cambiamento, il desiderio umano di appartenere e al tempo stesso di restare se stessi.

In un’epoca in cui i muri sembrano alzarsi più facilmente dei ponti, i suoi libri ci ricordano che ogni essere umano porta dentro un racconto, spesso invisibile, fatto di distanze percorse, radici lontane, sogni in cammino. E che raccontare non è solo un gesto creativo, ma un atto di resistenza, di pace e di riconoscimento reciproco.

Fuad ci insegna che per costruire un futuro più umano non servono grandi discorsi, ma occhi capaci di vedere e orecchie disposte ad ascoltare — soprattutto le voci piccole, quelle dei bambini, che spesso sanno dire la verità con la forza semplice della poesia.

L’Intervista è stata curata da Ilaria Solazzo